FalceMartello n°
162 * 10-01-2003
Nessuno “spezzatino”
nell’Azienda Trasporti
Milanese
La direttiva europea di
privatizzare il Trasporto Pubblico Locale (TPL) è stata introdotta in Italia
attraverso il famigerato decreto Burlando (1997), passando per le ormai rituali
fasi di decentramento (cioè il passaggio di responsabilità ed oneri dallo Stato
alle Regioni ed enti locali), liberalizzazione, privatizzazione (ossia
flessibilità e licenziamenti).
A differenza degli
altri presidenti di Regione, Formigoni in Lombardia ha deciso di anticipare di
un anno la data per la presentazione dei bandi di gara, prevista dal decreto per
il 31/12/03.
di Francesca Esposito
Per l’ATM gli effetti di
questa pesante ristrutturazione che si prevede di attuare, sono ormai sotto gli
occhi di gran parte dei suoi circa 8.550 dipendenti. La realtà è ben diversa da
quella che i vertici aziendali cercano di nascondere sia attraverso la copiosa
pubblicità disseminata per la città, sia attraverso i comunicati stampa su
presunte “grandi opere” da realizzare e sia con lo sbandieramento del bilancio
sociale ai suoi dipendenti .
Una buona parte del settore
operaio, dedito alla manutenzione delle vetture, è già stato ridimensionato
attraverso le esternalizzazioni, così come gran parte della vigilanza e del
settore mense. Molte delle vetture che vengono utilizzate (con esclusione del
centro città, che deve mantenere una certa “immagine”…), sono obsolete. Diversi
depositi, in cui spesso gli autisti sono costretti a passare la notte, per
essere puntuali il giorno dopo in servizio (pena sanzioni disciplinari!), sono
infestate dai topi. La continua carenza di organico e i bassi salari,
soprattutto nel caso del personale viaggiante, vede spesso i lavoratori ATM
costretti a farsi carico di un fisso di ore straordinarie, calcolate mediamente
in 1,5 milioni di ore annue, mentre dall’altra parte aumentano inverosimilmente
i casi di infortunio e il numero delle inidoneità alla mansione svolta.
Certo che si è arrivati al
pareggio di bilancio negli scorsi anni e all’utile quest’anno: succhiando il
sangue dei lavoratori!
Con questa complessa
situazione i vertici aziendali si apprestano ad identificare singoli reparti da
dichiarare improduttivi, cui far convogliare singoli dipendenti che magari
hanno “osato” protestare e, coltello in una mano e forchetta nell’altra,
sgrassare il più possibile l’azienda e gettare gli scarti ai pescecani,
attraverso le gare d’appalto. Ancora niente si sa della sorte destinata agli
attuali addetti di questi settori. Nulla per esempio vieterebbe alla nuova
società vincitrice della gara di rifarsi completamente a nuovo il guardaroba
del personale e gettare via quello vecchio, oppure di prevedere per loro una
trasformazione del contratto di lavoro, naturalmente a prezzo scontato,
prendere o lasciare.
Peccato però che l’oste si
offende non poco quando vien fatto il conto in sua assenza! La risposta al
ricatto dell’assessore al Lavoro del Comune di Milano (Carlo Magri) “…posti di
lavoro alle stesse condizioni, qualunque sia l’azienda vincitrice: in cambio
chiedo la pace sociale” (Corsera
26/10/02), non ha sortito l’effetto sperato.
Lo sciopero del 16
dicembre di 24 ore è stato la risposta clamorosa che i lavoratori del TPL hanno
saputo dare a livello nazionale: la partecipazione è stata del 90% circa e mai
come questa volta i dati sindacali e quelli aziendali sono coincisi quasi del tutto
(l’ATM ha dichiarato l’85% di adesioni!). La manifestazione nazionale prevista
a Roma analogamente ha visto sfilare in corteo circa 35mila lavoratori,
nonostante non ci sia stata un’adeguata informazione verso la base.
La massiccia risposta dei
lavoratori del TPL viene data anche ai continui cedimenti dei vertici sindacali
e delle RSU, nostalgici di quella concertazione che tante manovre ha concesso
ai fautori delle logiche del mercato. Già da circa tre anni, per esempio, in
ATM numerosi sono stati i blocchi del traffico, basti pensare agli oltre 20
scioperi effettuati nel 2000, 4 nel 2001 (contro gli oltre 10 proclamati!), per
finire al 2002 che ha visto su oltre 10 scioperi effettuati, ben 4 riferirsi al
rinnovo del contratto.
Ora è necessario avanzare
una serie di rivendicazioni che non trovino più tentennamenti, né ulteriori
trattative al ribasso . Serve dire allora un “NO” deciso alla liberalizzazione
del TPL, e rivendicare l’assunzione a
tempo indeterminato di tutti i contratti precari, le 35 ore a parità di
salario, aumenti salariali significativi e tutta una serie di richieste volte a
migliorare la qualità del lavoro e garantire una dignitosa esistenza a tutti i
lavoratori.
E’ ora di riprendersi
tutte le conquiste e i diritti che sono stati concessi e restituiti a vertici
aziendali e proprietà. I lavoratori dell’ATM dicono basta ai continui ricatti e
alla svendita del loro sudore!
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