FalceMartello n°
162 * 10-01-2003
Contratto nazionale dei
metalmeccanici
Un primo bilancio del
referendum sulla piattaforma della Fiom
Mentre scriviamo non si
è ancora chiuso il referendum sulla piattaforma proposta dalla Fiom ai
lavoratori metalmeccanici. Le votazioni sono state prorogate fino al 10 gennaio
per consultare tutti i lavoratori impegnati in prima linea nelle lotte in
difesa del posto di lavoro, a partire dalla Fiat e l’indotto dell’auto.
Comunque, dai primi
dati disponibili si possono già trarre
alcune conclusioni che,
se confermate dai risultati definitivi, ci permettono di intravedere il quadro
entro il quale si svilupperà la vertenza.
di Davide Bacchelli
Due anni fa la piattaforma
unitaria Fim-Fiom-Uilm per il rinnovo del biennio economico 2001-2002 fu
approvata dal 78% dei votanti, pari a 397.721 lavoratori, appena un quarto dei
metalmeccanici. Allora spiegammo questo dato con il fatto che le richieste
salariali avanzate per il solo recupero dell’inflazione non corrispondevano
alle esigenze dei lavoratori; che il sostegno dato dai dirigenti della Fiom in
nome dell’unità sindacale di vertice era un alibi estremamente debole anche per
giustificare il piccolo passo indietro rispetto alle proposte uscite
dall’assemblea nazionale dei delegati RSU Fiom; e che comunque Federmeccanica
sarebbe andata al muro contro muro, anche sulla base del prevedibile scarso
consenso dei lavoratori alla piattaforma: il risultato è stato un accordo
separato fatto sulla testa e contro le tasche dei lavoratori.
La Fiom nei comunicati
ufficiali parla di una partecipazione al voto di oltre 400 mila lavoratori,
mentre i suoi dirigenti più cauti dicono oltre 350mila. Il primo obiettivo
dichiarato dell’organizzazione è il superamento di quota 363 mila, il numero
delle firme raccolte nell’estate 2001 per il referendum contro l’accordo
separato tra Federmeccanica e Fim-Uilm. Lo scopo è verificare se la piattaforma
proposta è all’altezza della fiducia e dell’autorità concesse alla Fiom dalla
maggioranza dei metalmeccanici in una fase di mobilitazioni che però non ha
portato nessun risultato tangibile per i lavoratori.
E’ evidente che
raccogliere almeno 400mila consensi darebbe alla proposta della Fiom la dignità
di presentarsi come la piattaforma dei metalmeccanici, prima di tutto agli
occhi dei lavoratori, poi di fronte a Fim e Uilm e al quel settore di apparato
della Fiom che ancora fa leva sul valore dell’unità sindacale per tornare a
svolgere quel tranquillo ruolo di “controparte responsabile” dal quale è stato
strappato dall’esplodere del malessere che i lavoratori hanno accumulato negli
anni della concertazione.
E’ un risultato possibile:
nelle tre settimane in cui si sono svolte le assemblee di fabbrica – dal 18
novembre al 6 dicembre – la mobilitazione di delegati, funzionari e dirigenti
ha permesso - per stare all’unico dato a nostra disposizione relativo
all’Emilia Romagna - di tenere un numero di assemblee maggiore del 12,5% (2.057
contro 1.827) rispetto a due anni fa, ben oltre l’aumento dell’occupazione
nell’industria metalmeccanica del 6,5% (136.806 dipendenti contro 128.397). Inoltre,
considerando anche i dati del Veneto e di Brescia, è evidente che la scelta di
partecipare al referendum quando sono potenzialmente presenti anche le
piattaforme di Fim e Uilm, significa già schierarsi a sostegno della proposta
della Fiom che, infatti, raccoglie un favore non inferiore al 94% dei votanti,
oggi tra il 53% e il 62% degli aventi
diritto (nel 2000 la partecipazione fu maggiore, ma il consenso alla
piattaforma unitaria, lo ripetiamo, si fermò al 78% sebbene non esistesse
alcuna proposta alternativa con un sostegno diffuso).
L’altro elemento che sta
emergendo in maniera evidente è il prevalere dell’opzione di aumenti salariali
uguali per tutti rispetto agli aumenti riparametrati a secondo del livello
professionale: 70,4% contro 26,1% in Emilia Romagna; 76,3% contro 19,5% nel
Veneto; 86% contro 12% a Brescia. La piattaforma che così viene a definirsi si
differenzia nettamente nelle quantità e nella qualità delle richieste salariali
rispetto a quelle di Fim e
Uilm che non si spingono oltre i 92 euro riparametrati, contro i 135 euro
uguali per tutti scelti dai lavoratori sulla base della proposta della Fiom.
Il verdetto che sta’
uscendo dalle fabbriche apre allo scontro con Federmeccanica, che si appoggerà
alle posizioni arretrate di Fim e Uilm per arrivare ad un altro accordo
separato, cosa che angoscia chi in Fiom non riesce più a firmare accordi, a
prescindere dal contenuto.
Inevitabilmente il corso
della vertenza e la necessità dei lavoratori di tenere per fare prevalere i
propri interessi, faranno emergere l’esigenza di avere una piattaforma e dei
metodi di lotta più incisivi di quelli proposti dalla direzione della Fiom, un
salto di qualità possibile solo attraverso la partecipazione attiva dei
lavoratori stessi.
Questo è il compito che si
devono dare per primi i comunisti attivi nella Fiom, lavoratori e delegati,
creando i contatti ed il coordinamento necessari a contrastare le tendenze
concertative presenti ancora nel nostro sindacato, pronte a riemergere se la
conduzione ed il controllo della vertenza prevalentemente dall’alto, come
abbiamo visto finora anche nelle mobilitazioni alla Fiat, costando maggiormente
ai lavoratori che non ai padroni, creerà le condizioni per fare un passo
indietro sulla vertenza e per invocare il ritorno alla tranquilla unità di
vertice come unica condizione per rafforzare il sindacato e i lavoratori ed
evitare accordi separati.
Ma oggi i lavoratori sono
pronti ad ascoltare altri argomenti, e gli insuccessi di alcuni scioperi in
solidarietà alle lotte alla Fiat sono soprattutto dovuti alle proposte delle
direzioni sindacali non rispondenti in maniera credibile alle domande che
sempre più lavoratori avanzano sui metodi e gli obiettivi delle mobilitazioni. E’
la reazione contraddittoria alla necessità di lottare efficacemente per
soddisfare le proprie concrete esigenze.
La risposta va costruita
attraverso l’unione delle vertenze contrattuali di tutte le categorie e a tutti
i livelli con le lotte in difesa dei posti di lavoro, a partire dalla Fiat,
sulla base di una piattaforma generale sviluppata nei luoghi di lavoro, che
rigetti ogni compatibilità con le imposizioni dei padroni.
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