Aci Global
La flessibilità non crea occupazione
I call center negli ultimi anni hanno composto il proprio organico con un’altissima percentuale di lavoratori a termine e interinali, quasi sempre superando la soglia dell’11% di assunzioni a tempo determinato prevista dalla legge.
In Aci Global da diverso tempo i lavoratori vivono nell’attesa di una data che preoccupa molti come un giorno fatidico. Praticamente non si parla di altro che della data di scadenza dei 60 contratti a termine di cui moltissimi sono interinali. La direzione del personale ha fatto sapere che non rinnoverà più di 30 collaborazioni e conseguentemente ha creato in azienda un clima di frustrazione e di angoscia: anche in questo caso i padroni condizionano l’esistenza di decine di famiglie. In Aci sono numerosi i lavoratori immigrati dal sud che si stanno chiedendo con apprensione se saranno costretti a lasciare l’appartamento che hanno trovato a Milano per ritornare sui loro passi. Prossimamente alla scadenza dei contratti si producono in Aci come in altri call center diverse situazioni odiose: i precari sanno che i loro superiori compilano una sorta di "pagellino" con il quale assegnano dei giudizi sulla loro operatività, addirittura sul comportamento disciplinare. A seconda dell’idoneità di un dipendente ad essere riconfermato può essergli assegnato un colore: verde se può essere assunto, rosso da licenziare. Un meccanismo umiliante per chi ha fornito la propria opera all’azienda.
Semplicemente, lo scopo di questo tipo di assunzioni è quello di indebolire la forza contrattuale dei dipendenti e la possibilità di sciopero, perché l’azienda può chiedere di produrre di più ai lavoratori temporanei in caso di astensione. Sfruttando il lavoro a scadenza si è portato avanti un aumento dei ritmi di lavoro, un aumento dei guadagni delle aziende ed una divisione tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, dunque condizioni diverse tra persone che lavorano le stesse ore e che svolgono le stesse mansioni, basti pensare che a un lavoratore a termine viene negato il premio di produzione! L’unico modo per porre fine allo sfruttamento è organizzarsi: solo l’unità tra lavoratori fissi e lavoratori precari per rivendicare l’abolizione del lavoro temporaneo e lottare contro il lavoro interinale permetterà a tutti indistintamente di difendere i propri diritti e il proprio posto di lavoro.
di Laura Bassanetti