Contro la messa al bando di Batasuna e la restrizione dei diritti democratici
Lunedì 26 Agosto il parlamento spagnolo ha votato la messa al bando di Batasuna con 295 voti favorevoli, 10 voti contrari e 219 astensioni. Grazie ad un’ordinanza del giudice reazionario, Baltasar Garzon tutte le sedi dell’organizzazione nazionalista basca sono state chiuse e con esse anche più di cento taverne, tradizionale luogo di incontro e dibattito per i nazionalisti.
di Jacopo Renda
Le chiusure delle sedi si sono svolte in un clima di grave tensione causando scontri tra i militanti di Batasuna che cercavano di difendere le sedi e la Ertzntza (la polizia basca).
Il clima sociale
Nelle settimane precedenti al voto sull’illegalizzazione di Batasuna, la stampa spagnola ha preparato il terreno con una campagna martellante "per difendere la democrazia" e "contro il terrorismo" che nei toni e nelle argomentazioni ricorda molto quella fatta dal Presidente degli stati Uniti Bush contro gli "Stati canaglia". Il Partito Popolare (PP), del presidente Aznar, ha tentato di creare un clima di polarizzazione assoluta attorno a questa questione, usando argomentazioni secondo le quali chiunque si opponesse alla messa al bando della formazione nazionalista si schierava automaticamente dalla parte del terrorismo.
Purtroppo però la campagna reazionaria orchestrata dalla destra si incontrava con il crescente isolamento di Batasuna, dovuto al clima di frustrazione che regna tra la popolazione, stanca dei continui attentati dell’Eta. Questo clima, reso evidente anche dal crollo elettorale di Batasuna, che nelle ultime elezioni basche ha perso 80mila voti, ha trovato una accelerazione dopo l’attentato dei primi di agosto, in cui hanno perso la vita un lavoratore ed una bambina. Ancora una volta si è dimostrato che la tattica del terrorismo individuale non permette nessun avanzamento per la lotta di classe e per la questione nazionale ma è solo un regalo per la reazione.
La strategia del Pp
In realtà l’illegalizzazione della formazione nazionalista basca è un tentativo da parte di Aznar di creare un precedente per colpire il movimento operaio in evidente ascesa negli ultimi mesi. Infatti, l’ordinanza del giudice Garzon è resa possibile dalla "Ley de partidos", applicabile a chiunque "non condanni la violenza". Questa legge, approvata il 4 Giugno, oggi viene usata contro Batasuna ma domani può essere utilizzata contro ogni formazione politica e sindacale che critichi radicalmente il governo. Negli ultimi mesi il consenso e la pace sociale che avevano caratterizzato il governo Aznar si sono sgretolate, prima sotto i colpi delle manifestazioni di massa organizzate dal Sindicato d’estudiantes e, poi, sotto i colpi del più grande sciopero generale visto in Spagna dalla fine degli anni ’80. Di fronte alla polarizzazione sociale, il governo di destra ha risposto nel modo più reazionario, prima con una brutale repressione il 20 Giugno in occasione dello sciopero generale, aggredendo i manifestanti e ordinando alla polizia di circondare la sede dell’UGT di Madrid e, poi, con una serie dei leggi reazionarie, come quella contro gli immigrati e come, appunto, la Ley de partidos.
L’obbiettivo della destra è preparare il terreno per un attacco a tutto il movimento operaio e cercare di utilizzare il tema del terrorismo per distogliere i lavoratori dai veri nemici, che sono il governo e la Confindustria spagnola. Ancora una volta la volontà reazionaria della destra trova nella tattica del terrorismo individuale un alleato per cercare di instaurare un clima di "unità nazionale", utile solo a fermare l’ascesa della lotta di classe.
La posizione della sinistra
In questo clima generale le organizzazioni della sinistra non sono minimamente in grado di dare alcuna risposta, né all’attacco della destra, né alla questione nazionale nel paese basco. Il Psoe ha votato la ley de partidos e la messa al bando di Batasuna (alla quale si sono opposti solo il partito borghese basco Pnv e alcuni deputati nazionalisti), mentre IU ha avuto addirittura il "coraggio" di astenersi.
I dirigenti della sinistra si sono uniti al coro non vedendo che le direttive del giudice Garzon non solo non migliorano la situazione basca, spingendo settori del radicalismo basco verso l’Eta, ma aiutano a creare un clima utile solo ai padroni, terrorizzati dall’impotenza dimostrata nelle migliaia di picchetti dalla classe operaia nell’ultimo sciopero.
Cosa fa Batasuna?
Purtroppo anche la reazione di Batasuna è stata parziale e incapace di leggere tutta la profondità del processo, di cui la messa fuori legge della formazione basca è solo la punta di un iceberg.
Appena saputo dell’ordinanza di chiusura delle sedi, Arnaldo Otegi (principale dirigente di Batasuna) ha fatto un appello al Pnv perché non usasse la polizia basca contro il movimento, appello ovviamente caduto nel vuoto. La borghesia basca, pur avendo votato contro la messa al bando, non ha nessuna intenzione di difendere la causa dell’autodeterminazione, ma utilizza la questione nazionale solo per perpetrare i suoi privilegi. L’appello al diritto internazionale, lanciato da Otegi e ripreso da Bertinotti, farebbe sorridere se non si trattasse di una situazione così grave e drammatica. Continuare ad appellarsi al diritto internazionale, costantemente violato dall’imperialismo, non porterà nessun beneficio alla causa basca.
Un’alternativa di classe
La realtà è che l’unica possibilità di sconfiggere la restrizione dei diritti democratici e la messa al bando di Batasuna è cambiare strada rispetto a quella seguita in passato.
Decenni di attentati dell’Eta non hanno minimamente fatto avanzare la causa basca, così come decenni di repressione non hanno sconfitto il terrorismo.
Oggi, con la mobilitazione del movimento operaio e dei giovani, la questione basca e la questione sociale possono trovare un terreno comune. Questo però si può fare solo sconfiggendo la logica settaria e ristretta del nazionalismo borghese. La divisione dei lavoratori, portata avanti anche in occasione dello sciopero generale dai sindacati nazionalisti, che hanno manifestato un giorno prima differenziandosi da UGT e CCOO, fa comodo solo ai padroni e a quell’Aznar che, con il pieno appoggio della "comunità internazionale", sta attaccando duramente i diritti dei giovani e dei lavoratori baschi e spagnoli.
La strada da percorrere è quella dell’unità del movimento operaio che unisca la difesa contro le restrizioni democratiche e gli attacchi ai diritti dei giovani e dei lavoratori, alla difesa del diritto all’autodeterminazione, passando all’offensiva e continuando la lotta iniziata il 20 Giugno, proclamando da subito un altro sciopero generale.