FalceMartello n° 159 * 16 Settembre 2002

Berlusconi si può battere

Il governo Berlusconi può essere battuto e rovesciato da un movimento di massa. Chi non lo aveva capito (e cioè tutta la sinistra italiana quasi senza eccezioni) si arrenda all’evidenza. Se non era chiaro un anno fa, a Genova, se non era chiaro a gennaio, dopo i primi scioperi, se non era chiaro dopo la manifestazione della Cgil del 23 marzo e dopo lo sciopero generale, dovrebbe essere finalmente chiaro dopo la manifestazione dei "girotondi" del 14 settembre.

La manifestazione di Roma è rilevante non solo per la partecipazione di massa, ma perché andando in piazza (o tornandoci, considerato che una buona parte dei partecipanti aveva sicuramente preso parte alle precedenti mobilitazioni) centinaia di migliaia di persone hanno reso chiara la loro volontà di rovesciare il governo. Non solo, quindi, lo sdegno per gli affari privati del Cavaliere, non solo l’opposizione a questo o quell’aspetto della politica del suo governo, ma in primo luogo la volontà di liberarsi di quello che viene considerato, a ragione, come un governo che riassume in sé tutto il peggio che la classe dominante di questo paese è stata in grado di esprimere nella sua storia: dall’attacco antioperaio alla corruzione sfacciata, dal razzismo alla condiscendenza verso gli eredi del fascismo e della monarchia, al clericalismo reazionario, all’adesione ai preparativi di guerra in Irak, e si potrebbe continuare a lungo.

Il governo è preso in una morsa. Da un lato deve fronteggiare una mobilitazione di massa che è chiaramente in pieno sviluppo. Dall’altro deve onorare le promesse fatte al padronato italiano e al capitale internazionale. La Confindustria batte cassa e la crisi economica internazionale riduce o cancella gli spazi di manovra. Siamo con ogni evidenza in rotta di collisione. La discussione non è quindi su quali condizioni creare affinché nel 2006 il governo possa essere battuto alle elezioni.

La discussione è su come vincere lo scontro che è già cominciato e che nei prossimi mesi si scatenerà su tutti i terreni cruciali: finanziaria, articolo 18, immigrazione, scuola, guerra. Limitarsi a parlare di come espandere i movimenti (come oggi fa Bertinotti) senza discutere delle condizioni per la vittoria significa mettersi alla coda degli avvenimenti.

Quali sono i punti fondamentali di sostegno del governo Berlusconi? Il primo, lo abbiamo già indicato, è la spinta che gli viene dalla classe dominante. La borghesia ha fretta di veder proseguire con maggiore incisività l’attacco sociale. La costringono la crisi economica e i vincoli europei e non basta certo la modifica parziale all’articolo 18 (che peraltro non è ancora neanche diventata legge) per risolvere i propri problemi di competitività. Vogliono una vera e propria controrivoluzione, nelle aziende e nella società, e pretendono che sia questo governo ad applicarla al più presto.

In secondo luogo ci pare evidente che il governo si avvantaggia della assoluta incapacità dell’opposizione dell’Ulivo di delineare una strategia credibile per batterlo.

Sergio Cofferati è stato osannato in piazza S. Giovanni come lo era stato nelle piazze del 23 marzo e dello sciopero generale. È un riconoscimento esplicito del ruolo chiave della Cgil nella battaglia contro il governo e del fatto che la forza decisiva che può rovesciare il governo si trova nella classe operaia organizzata, non solo per motivi numerici, ma in primo luogo perché solo bloccando il paese e paralizzando la produzione si può ridurre il padronato a più miti consigli ed erodere le basi di consenso del governo, già chiaramente ridotte.

È qui il problema dei problemi: come conquistare, attraverso la mobilitazione e l’autorganizzazione nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e in tutti i settori che si sono mobilitati, una strategia vincente contro il governo.

È ormai oltre un anno che l’Italia vede con regolarità manifestazioni di massa, una dopo l’altra, e altre sono in preparazione. Manifestare, contarsi non basta più! È necessaria una piattaforma unificante e una strategia che colpisca governo e padroni nei punti deboli.

Al centro ci sono cinque questioni decisive:

- Una lotta offensiva (e non solo in difesa dell’articolo 18) sul terreno sindacale, sia su quello salariale (a partire dai contratti del pubblico impiego e dei metalmeccanici) che su quello dei diritti.

- Il rilancio, dopo quasi un decennio, di un movimento di massa nelle scuole e nelle università contro i processi di aziendalizzazione e privatizzazione e contro la riforma Moratti.

- La lotta contro la Bossi-Fini e per i diritti degli immigrati.

- La lotta contro la finanziaria, che si preannuncia come un misto di stangate e saccheggio del patrimonio pubblico.

- L’opposizione alla guerra contro l’Irak.

Su tutti questi punti, va detto chiaramente che né l’Ulivo, né i vertici della Cgil hanno messo in campo proposte all’altezza della situazione. Per anni, quando erano al governo, hanno seguito fedelmente la linea confindustriale e oggi non hanno certo tagliato il cordone ombelicale con quelle politiche (che, non dimentichiamolo, hanno spalancato la porta al ritorno di Berlusconi). Non ci riferiamo solo all’ineffabile Massimo D’Alema, né ai vari fantasmi che si aggiravano per piazza S. Giovanni (Fassino, Rutelli e compagnia). Anche la linea di Cofferati finora si è limitata fondamentalmente a giocare di rimessa sul governo, accettando di diluire la mobilitazione su tempi lunghi e trasformando così gli scioperi in semplici manifestazioni senza un vero effetto sulla produzione e sulla situazione sociale del paese.

È necessario conquistarci sul campo una strategia diversa; questo è il compito fondamentale per i comunisti oggi: non solo "esserci", fare massa, né tantomeno inventarsi percorsi "alternativi" a quelli del movimento di massa che già è in atto. Ma nelle mobilitazioni di massa lottare incessantemente per una piattaforma alternativa, che a nostro avviso dovrebbe comprendere:

- Estensione dello statuto dei lavoratori a tutti i lavoratori, lotta al precariato fino alla sua abolizione.

- Forte recupero di salari e pensioni, reintroduzione della scala mobile di fronte alla ripresa dell’inflazione.

- No alla Bossi-Fini e alla Turco-Napolitano, permesso di soggiorno per tutti gli immigrati, diritto al voto e accesso a tutti i diritti sociali.

- Contro la riforma Moratti, istruzione superiore e universitaria per tutti, pubblica, gratuita e di qualità.

- Di fronte alla crisi economica che si sviluppa, riduzione d’orario a parità di salario e esproprio senza indennizzo di tutte le aziende che licenziano, a partire dalla Fiat.

- Contro l’avvelenamento radiotelevisivo e della carta stampata (non solo berlusconiana!): esproprio dei grandi media radiotelevisivi ed editoriali; accesso ai mezzi di comunicazione di massa per tutti (partiti, sindacati, associazioni, ecc.) in base al proprio effettivo consenso.

- No alla guerra in Irak, no alla Nato, fuori le basi Usa dall’Italia.

A questa piattaforma devono corrispondere metodi di lotta adeguati. Non solo grandi raduni a Roma, quindi, ma una diffusione capillare della mobilitazione, scioperi locali, a scacchiera, una categoria dopo l’altra, senza rispettare le leggi antisciopero, concentrati nel tempo, convolgendo tutti i settori sociali nella lotta per portare veramente il governo alla paralisi.

Solo così potremo puntare non solo a rovesciare il governo, ma anche a liberarci da quelle politiche concertative e dalla collaborazione di classe che in tutta Europa hanno aperto la strada alle destre.

Le "grandi firme" della stampa borghese stanno cadendo nello sconforto: un governo arraffone e inefficiente (per i loro interessi) e un’opposizione di piazza che cresce sempre più. Così sul Corriere della sera il sig. Panebianco commentava la manifestazione del 14 settembre: "In cuor loro, però, gli oppositori intransigenti devono sapere che la ‘spallata’ non ci sarà, che il governo Berlusconi non cadrà. Devono sapere che un’opposizione radicalizzata, in un sistema bipolare, fa il gioco del governo in carica."

Alla faccia di tutti i Panebianco d’Italia (noti esperti di moti di piazza e di rovesciamenti di governi reazionari!) batteremo sul campo non solo questo governo, ma anche tutti coloro che vogliono usare il movimento contro il governo per appiopparci la stessa politica con una confezione diversa.

16 settembre 2002


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