Cesab Rispondere alle provocazioni aziendali!
Bologna -
Alcuni episodi meritano di essere portati all’attenzione dei lavoratori in Cesab.Il primo: con "magnanimità" la direzione aziendale, che solitamente se ne infischia di questioni ben più importanti riguardanti la salute e le condizioni di lavoro, ha disposto la proiezione delle partite della nazionale di calcio ai mondiali, decidendo unilateralmente che ciò sarebbe avvenuto a scapito del diritto di usufruire della mensa. Alcuni delegati operai, venuti a conoscenza in maniera non ufficiale dell’iniziativa, hanno chiarito di fronte all’azienda che non ci poteva essere nessun accordo senza l’assicurazione di questo diritto, visto che poi non tutti necessariamente dovevano essere interessati a vedere la partita.
La risposta dell’azienda è stata data in un messaggio di posta elettronica del direttore del personale indirizzato ai suoi capi servizio, poi intercettato dalla Rsu, che disponeva la proiezione in una sala degli uffici, limitandola ai soli impiegati. Per quanto riguardava gli operai il loro scopo, a questo punto, era quello di garantire la produzione delle linee di montaggio. Per esprimerci in termini calcistici la direzione aziendale ha così segnato un clamoroso autogol, nel tentativo sempre più marcato di comprare consenso e di arrivare ad una gestione individuale e diretta dei lavoratori.
Il secondo, ben più grave, riguarda il gran caldo di queste ultime settimane che ha reso insostenibili le condizioni di lavoro in particolare nel reparto verniciatura, un vero e proprio forno in cui i lavoratori con tute e mascherine fanno fatica persino a respirare. Dopo diverse segnalazioni lasciate cadere nel vuoto (a proposito di quanto stia a cuore alla direzione aziendale la salute delle maestranze) i lavoratori di questo reparto hanno proposto un cambiamento d’orario per lavorare quando il caldo si fa meno sentire e una riduzione secca della giornata lavorativa, almeno finché non fosse stato risolto il problema dell’impianto di condizionamento. La direzione aziendale come ogni anno vuole scaricare sui lavoratori le conseguenze delle proprie riorganizzazioni del lavoro e degli investimenti, che in alcuni casi si dimostrano errati.
Ad una prima proposta dell’azienda di anticipare l’orario per il reparto dalle 6 alle 15 (nessuna riduzione della giornata) i lavoratori hanno risposto incrociando le braccia. La seconda proposta aziendale, vista la reazione del reparto, è stata di fare un orario dalle 6 alle 13 senza pausa mensa, recuperando la riduzione d’orario a partire da settembre con 20 ore di flessibilità al mese. Di fatto questo crea un precedente estremamente pericoloso e a fronte di un problema d’investimenti aziendali si risponde, per l’ennesima volta, scaricando sui lavoratori tutti i costi grazie alla flessibilità. Nonostante il parere contrario di alcuni delegati operai, disposti allo scontro per non concedere questo ulteriore strumento in mano alla direzione, la Rsu, prigioniera della logica concertativa che i lavoratori debbano farsi carico delle compatibilità aziendali e di quelle di mercato, si è detta disponibile ad accettare una mediazione che riduca a 10 le ore di flessibilità di recupero. Un eventuale accordo di questo tipo, probabile considerate le pressioni, rappresenterebbe un pericoloso precedente a favore della pretesa aziendale che in ogni caso i lavoratori debbano pagare l’arbitrio padronale in materia di investimenti, tanto più che provocatoriamente è stato fatto presente che piuttosto che investire in impianti di condizionamento, considerato troppo oneroso, l’azienda avrebbe portato avanti una robotizzazione, peraltro in futuro nemmeno esclisa, con la conseguente ricollocazione di chi lavora nel reparto verniciatura. Una minaccia nemmeno tanto velata.
Ancora una volta la debolezza invita all’aggressione. Non possiamo accettare, soprattutto in questo momento di lotte più generali nella difesa dei nostri diritti, di avere due politiche nel sindacato, ancor più in Cgil, una a livello nazionale e una a livello aziendale, perché questo crea confusione fra i lavoratori e riduce l’impatto che essi e i rappresentanti di questi devono avere sui padroni. Una svolta nella politica della Rsu e del sindacato si rende quindi necessaria.
Giampietro Montanari, delegato Fiom-Cgil Cesab