2° Conferenza nazionale dei Giovani Comunisti
Un primo bilancio
Scriviamo alla vigilia dell’ultimo atto della Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti: l’assise nazionale del 4-7 luglio. Qualche Conferenza provinciale si sta tenendo in queste ultime ore, tuttavia è possibile abbozzare un primo bilancio a caldo.
Come sostenitori del quarto documento possiamo ritenerci soddisfatti. Partivamo dal 5%, alla fine raccoglieremo un consenso superiore al 7%. Non è che l’inizio.
La nostra sfida andava ben oltre una semplice crescita del 2%. C’è una certa differenza tra avere due membri nel Coordinamento Nazionale che sottoscrivono un documento e dimostrare nella pratica, nella discussione reale, l’esistenza e la legittimità delle nostre posizioni. Ci pare di aver superato questa prova.
di Dario Salvetti
Nella grande maggioranza delle federazioni abbiamo incontrato interesse per le nostre idee, ci sono giunte parole di apprezzamento anche da compagni che non condividevano le nostre posizioni. Siamo rimasti favorevolmente colpiti anche dal numero di operai che ci hanno votato.
Militanza e voto
In molte Conferenze c’è stato un confronto reale, franco e fraterno tra posizioni diverse. In altre le cose non sono andate così. In più di un caso i voti passivi hanno preso il sopravvento su quelli reali. In questi casi le Conferenze si trasformavano in parate elettorali in cui la sfida consisteva nel chi portava più persone all’ora giusta ed al momento giusto per il voto.
Questa pratica chiamata in gergo "cammellaggio" si è dimostrata diffusa anche nella nostra giovane organizzazione. Si tratta di una pratica risaputa, la cui esistenza è innegabile. Una pratica che spesso allontana e disgusta i militanti ma su cui tutti tacciono. Non vogliamo assolutamente associarci nè a tale pratica nè al silenzio assordante che la circonda.
Per fare solo alcuni esempi: nella conferenza di Reggio Calabria città erano presenti qualche decina di compagni al dibattito. Nel giro di cinque minuti, all’ora delle votazioni, la Federazione si è riempita di una calca di persone per la votazione. Tra questi anche qualche quarantenne (un compagno del ‘61 ad esempio) "regolarmente" tesserato ai Giovani Comunisti che pretendeva di votare, confondendosi nel gruppo. Alla fine i votanti sono stati 109.
Nella provincia di Cosenza è stato organizzato un pullman per portare i sostenitori di un documento a votare. Sempre a Cosenza, come a Messina, più di una tessera era irregolare.
A Pescara la votazione è stata tenuta aperta per tutto lo svolgimento della Conferenza, contrariamente a ciò che prevedeva il regolamento. In più di una realtà si è abusato del "voto per dichiarazione", il voto cioè espresso prima della fine del dibattito. In questi casi è stato di fatto reintrodotto il sistema di voto "ad urna aperta" che speravamo di aver definitivamente abbandonato con l’uscita dal partito dei cossuttiani. Non si tratta di un vezzo regolamentare o di puntigliosità burocratica. Il voto ad urna aperta trasformava le Conferenze ed i Congressi in seggi elettorali in cui per uno o due giorni gli iscritti passavano a depositare il proprio voto, senza partecipare al dibattito. I cossuttiani usavano questo metodo per annacquare il voto dei militanti con il voto degli iscritti passivi. Era questo il motivo per cui era stato abolito. Cosa ha da dire su tutto questo l’attuale maggioranza che pure si vanta della propria "rottura con lo stalinismo"?
Per giustificare questa pratica oggi vengono disseppellite le stesse argomentazioni che usavano i cossuttiani: "bisogna garantire che possano votare tutti, anche i turnisti ed i lavoratori precari". Sicuramente! Infatti il voto per dichiarazione doveva essere usato in questa Conferenza come norma eccezionale per quei lavoratori che non potevano partecipare all’interezza del dibattito.
Ma 17 votanti per dichiarazione a Caserta o 20 a Pescara sono un’eccezione?, usare la condizione di lavoratori precari di alcuni compagni per giustificare questo scempio è disgustante.
Informalità e silenzio di Liberazione
A questo si sommano tanti altri piccoli episodi: conferenze spostate all’ultimo momento, in casi rari spostate lo stesso giorno del loro svolgimento, assenza di lettere di convocazione, oppure il fatto che per alcune conferenze ci si scordasse di avvertire i presentatori dei documenti di opposizione. Nel caso di Rimini, Trento, Pisa e Tigullio siamo stati assenti non per scelta ma perché non avvertiti delle Confe-renze oppure per aver ricevuto informazioni sbagliate circa l’orario del loro svolgimento. L’informalità con cui sono state gestite alcune conferenze di fatto metteva in continua difficoltà i compagni dei documenti di minoranza nel poter inviare un compagno a presentare il documento. Mentre la maggioranza strilla contro "la militanza totale", in realtà questa gestione favorisce i pochi privilegiati che possono dedicarsi a tempo pieno alla politica.
Ma la ciliegina sulla torta è stato l’ampio silenzio che Liberazione ha dedicato alla Conferenza dei Giovani Comunisti. I documenti non sono stati stampati su Liberazione per motivi economici. Fin qua la favola regge. Ma anche scrivere articoli sulla Conferenza costava troppo? Come dobbiamo interpretare tutto questo? C’è qualcosa che fa paura nel nostro dibattito?
Su una cosa vogliamo essere assolutamente chiari, non attribuiamo le responsabilità di tutto questo ai compagni di base e nella maggioranza dei casi neanche ai coordinatori provinciali e di zona. La responsabilità ricade sulla gestione nazionale di questa Conferenza. Detto questo dobbiamo ringraziare tutti quei compagni della 1, della 2, della 3 che in tante federazioni si sono comportati in maniera ammirevole dandoci le informazioni, permettendoci di arrivare alle conferenze e in generale mettendosi a disposizione per garantire "la pari dignità" reale e non semplicemente formale secondo uno stile veramente comunista.
Questa organizzazione è fondamentalmente sana e lo ha dimostrato in questa conferenza. Continuiamo a pensare che il problema parta dalla testa.
I compiti futuri
Circa 3.500 iscritti hanno votato in questa conferenza. Anche ammettendo che sia questo il reale numero di militanti su cui possiamo contare, la nostra organizzazione rimane un’organizzazione con una forza non disprezzabile ma non ancora un’organizzazione di massa. Da qua è necessario ripartire.
La crisi dei Social Forum è ormai un fatto riconosciuto anche dai compagni della maggioranza. Al contrario in autunno il movimento generatosi sull’articolo 18 riprenderà quasi sicuramente con nuovo vigore. È inevitabile che questa situazione di fermento sociale favorirà da settembre la crescita di forti mobilitazioni studentesche contro la privatizzazione dell’istruzione. Tutte le condizioni sono date. È importante che i Giovani Comunisti si orientino coscientemente verso i luoghi di lavoro e di studio per offrire uno sbocco a queste mobilitazioni. Dobbiamo passare dai gesti isolati ed eclatanti a un paziente lavoro di radicamento con il proposito di influenzare i movimenti in una prospettiva anticapitalista.
Perché questo sia possibile, lo diciamo senza alcuna arroganza, è indispensabile alzare il livello generale di comprensione politica dell’intera organizzazione.
Il fatto che in alcune conferenze il dibattito sia stato praticamente inesistente, con un vuoto abissale dopo le relazioni è un campanello d’allarme che deve preoccupare e che obbliga i giovani comunisti a un serio lavoro di formazione politica. La politica del "saper fare", tanto decantata dai dirigenti, ha prodotto uno scadimento del livello politico e un impoverimento del dibattito.
La battaglia di opposizione continua
Stando ai dati a nostra disposizione il nostro documento è stato il più votato nelle conferenze di Pavia, Crema, Lecco, Udine, Reggio Emilia e Parma, mentre in Versilia prendiamo gli stessi voti del secondo documento che assieme al nostro è il più votato. Sul piano regionale siamo il primo documento in Friuli.
Siamo invece la principale opposizione alla maggioranza nelle federazioni di Milano, Asti, Brianza, Varese, Verona, Trieste, Imola, Modena, Ravenna, Castelli, Caserta, Matera e Trapani.
Lì dove a vincere la conferenza è stato il terzo documento siamo il documento che prende più voti a Bologna (a pari merito con i compagni del primo documento) e a Vicenza.
Le conferenze in cui prendiamo voti sono 53 su 109 a livello nazionale e solo in 20 di queste c’era in precedenza una presenza di compagni della nostra area. Questo significa che in 33 federazioni abbiamo conquistato dei consensi nel corso del dibattito.
Nell’insieme quella che è stata la minoranza al V Congresso del Partito raccoglie in questa conferenza dei giovani un pò più di 600 voti (18% circa). Il risultato è superiore a quello del partito (12,77%). Quello che cambia è il rapporto tra noi e l’area di Ferrando. Mentre nel partito il rapporto sui delegati era di 7 a 1 a favore di Progetto Comunista, tra i Giovani comunisti questo rapporto è di 7 a 5.
Appena conclusa la Conferenza, ci sforzeremo di far fruttare questi sforzi portando avanti le proposte che hanno caratterizzato la nostra battaglia politica.
I Giovani Comunisti hanno dato una larga maggioranza ai compagni del primo documento, però l’esperienza e il lavoro comune (che ovviamente continueremo a garantire come abbiamo sempre fatto) metterà alla prova tutte le idee che si sono confrontate nella Conferenza.
Siamo convinti che la "linea della disobbedienza" si sgretolerà alla luce dei nuovi sviluppi sociali, per questa ragione riteniamo urgente organizzare i compagni del quarto documento per continuare la battaglia interna ai GC e per intervenire in quei movimenti che porteranno nuove masse giovanili sulla scena politica alla ricerca di un’alternativa realmente comunista e rivoluzionaria.
A questo proposito vogliamo chiarire fin da subito a tutti i compagni che decideranno di continuare la battaglia del quarto documento anche dopo la Conferenza che a differenza di quanto si è visto nelle altre aree del partito (da questo punto di vista la nostra esperienza in Progetto comunista è significativa) per noi costruire l’area significa solo aprire un processo di lavoro comune, di discussione e di confronto politico. Non abbiamo intenzione di imporre "discipline" a nessun compagno solo perchè ci ha dato un voto.
Il nostro obiettivo è un altro: costruire un ambito che ci permetta di continuare la battaglia iniziata in questa conferenza mantenendo una chiara distinzione di ruoli tra quella che è la tendenza che si organizza attorno a questa rivista e quella che è l’area del quarto documento nei Giovani Comunisti.
Saremo ben contenti di avere nuovi sostenitori alla rivista ma non proporremo delle "alchimie organizzative" per ottenere artificiosamente questo obiettivo.
L’unico strumento che utilizzeremo è quello politico della discussione come si conviene per una tendenza che si considera rivoluzionaria.
Ci cureremo di tener fuori dalle nostre file i carrieristi, i "portatori di voti" e gli avventurieri, mentre spalencheremo le porte a quei giovani lavoratori e studenti che sentono il bisogno di costruire una vera opposizione rivoluzionaria alla politica della maggioranza, fuori da ogni logica burocratica.
Il nostro compito è prepararci per la nuova fase che si sta aprendo, dove una minoranza per quanto piccola, se si mantiene ferma sulle idee del marxismo può crescere rapidamente guadagnando un’influenza decisiva tra le giovani generazioni nella prospettiva della trasformazione socialista.
1 luglio 2002