Milano - Appalti pulizie ferrovie: quando la lotta dura paga!
Nella notte tra il 24 e il 25 aprile è stata firmata la preintesa, poi ratificata a inizio maggio, sulla vertenza degli appalti delle pulizie. La vertenza si trascinava dalla metà del 2001, quando le Ferrovie dello Stato pubblicarono i bandi di gara che di fatto azzeravano il contratto di settore e rimettevano in discussione salari e livelli maturati negli anni di servizio. Le FS avevano lanciato una gara "al massimo ribasso" che aveva portato le imprese a preannunziare tagli molto pesanti. La terziarizzazione del servizio era stata impostata tutta su appalti la cui offerta doveva essere la più bassa possibile. Con ribassi fino al 40% i soldi non sarebbero bastati neanche per pagare i salari. Su circa 10mila lavoratori del settore si parlava di oltre 5mila esuberi, ma ben più intimidatorie erano le intenzioni delle aziende appaltatrici che avevano mandato la lettera di licenziamento preventiva a tutti i lavoratori. Su queste basi, prima da novembre a febbraio, e poi ad aprile abbiamo assistito a una lotta estremamente importante che ha costretto FS, ditte appaltatrici e governo a fare retromarcia sugli obiettivi iniziali.
a cura di Paolo Grassi
FM: Il 22 aprile é iniziata la mobilitazione estesa su tutto il territorio. Da Genova a Napoli, da Palermo a Milano i lavoratori tornavano a mobilitarsi con scioperi e occupazioni di binari. Ne parliamo con Giorgio e Nicola delegati Filt-Cgil del Gruppo Gorla, società appaltatrice di Milano. Potete spiegarci la dinamica degli ultimi avvenimenti
La proroga di febbraio, la seconda, la prima era stata il 21 dicembre, era il frutto di un’intensa mobilitazione a gennaio. Davanti all’intransigenza della controparte avevamo ragionato con i lavoratori di fermarci ad oltranza. Abbiamo convocato uno sciopero di 6 giorni alla fine di gennaio. Dopo quattro giorni la stazione era irriconoscibile davanti alla nostra determinazione a continuare i padroni hanno dovuto concedere una nuova proroga.
Queste continue proroghe erano viste con preoccupazione, perché eravamo ben coscienti che era un trucco per prendere tempo e stancarci. Ma nello stesso tempo rappresentavano una boccata d’ossigeno per quei lavoratori (molti) che avevano uscite economiche impellenti, la famiglia, il mutuo ecc.
Ad ogni proroga dovevamo pensare a come prepararci per la rottura successiva.
Il 10 aprile ci fu l’ultimo incontro nazionale tra il sindacato e la controparte, poi la rottura e la convocazione dello sciopero di 48 ore.
A quel punto abbiamo incominciato a ragionare su tutte le azioni possibili perché si arrivasse a una conclusione definitiva. Da qui l’idea anche di salire sul tetto della stazione Centrale, volevamo fare qualcosa di eclatante che ci permettesse di attirare ulteriore attenzione e spiegare meglio i motivi per cui stavamo lottando.
Cosa avete ottenuto?
Le imprese di pulizie si sono impegnate ad assumere tutti i lavoratori dei precedenti appalti, con gli stessi trattamenti economici e con l’applicazione del contratto di settore. In cambio, dopo questo passaggio, si verificherà "efficienza e qualità" del servizio offerto e per un massimo di un migliaio di lavoratori complessivi, potrà essere decisa la mobilità da un’azienda all’altra per esigenze produttive e l’incentivo al pensionamento per chi ha maturato i requisiti.
Come si è sviluppato il rapporto tra il sindacato e i lavoratori?
In questa vertenza il rapporto tra delegati e lavoratori ha dovuto fare un salto di qualità, nessuna delega in bianco, nessuna decisione sopra la testa dei lavoratori, noi prendavamo l’iniziativa e facevamo le proposte ma queste passavano attraverso una discussione con i lavoratori.
I lavoratori hanno dato nelle assemblee una forte spinta perché si facesse il possibile. La lotta era difficile perché a causa della legge 146/90, dovevamo aggirare una serie di ostacoli.
Nonostante ciò siamo riusciti a essere incisivi, in assemblea, dopo la proroga di dicembre, i lavoratori si erano convinti che scioperare e basta non era più sufficiente. Bisognava essere più audaci, uscire allo scoperto. Per essere più efficaci convocavamo le assemblee di quattro ore, discutevamo 10 minuti sull’obbiettivo della giornata e poi partivamo decidendo al momento l’obbiettivo.
Importante è stato anche il coinvolgimento dei lavoratori immigrati. Nonostante le mille difficoltà a causa della lingua e abitudini diverse siamo riusciti a stringere un forte legame. Un lavoratore che conosce l’arabo si occupa dei rapporti con loro, gli dà lezioni di italiano e traduce i volantini che facciamo. Su circa mille dipendenti gli immigrati sono più o meno il 40%, di questi molti sono iscritti al sindacato.
Quali prospettive per il futuro?
Una cosa che andrebbe fatta ora è rinnovare la rappresentanza sindacale. C’é sempre più bisogno di giovani. Hanno giocato un ruolo importante. Sono stati tra i più combattivi in questa lotta ma allo stato attuale il loro impegno si ferma agli scioperi.
Guardano al sindacato con interesse ma sono diffidenti e soprattutto critici. Il sindacato ha bisogno di giovani che sappiano portare queste critiche nell’organizzazione.
In questa lotta siamo riusciti a coinvolgere immigrati, giovani anche con contratti precari, siamo riusciti a spiegare che con l’unità e la determinazione si può lottare e vincere. Se i padroni hanno fallito questo affondo presto o tardi ci riproveranno, dobbiamo prepararci per il futuro.