FalceMartello n° 157 * 30 Maggio 2002

Per battere il governo c’è una sola strada

Un nuovo sciopero generale!

Il governo Berlusconi continua imperterrito sulla sua strada; mentre procede verso l’approvazione della legge schiavista Bossi-Fini sull’immigrazione, è prevista a breve anche la riapertura della discussione parlamentare sulla delega sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Tutte le chiacchiere sul "dialogo sociale" sono solo uno specchietto per le allodole. Il dialogo che vuole il governo è in realtà solo una mascherata, una trattativa in cui il sindacato tratterebbe con una pistola puntata alla tempia. Recentemente Berlusconi ha dovuto anche prendere nota delle critiche (amichevoli) della Confindustria, che dopo aver rieletto il "falchetto" D’Amato con un numero di voti ancora superiore rispetto a quando venne insediato, critica il governo da destra per non aver proceduto con sufficiente rapidità allo smantellamento dei diritti fondamentali dei lavoratori. Intanto i padroni incassano la riforma del fisco, che riducendo le aliquote dell’imposta sui redditi alza le tasse per i redditi più bassi e regala miliardi a quelli più alti. I redditi più alti pagheranno il 33% anziché il 45%.

La situazione è quindi chiarissima. Lo sciopero del 16 aprile, per quanto imponente, non ha smosso il governo dal suo corso. L’alternativa è, o abbandonare il campo o preparare una nuova e più massiccia mobilitazione.

Dopo il 16 aprile il governo ha preso tempo. Crediamo che sia stato un grave errore da parte del sindacato e in primo luogo della Cgil l’aver accettato questa manovra. Passato lo sciopero generale, era necessario aprire una discussione a tutto campo nelle aziende e nel paese, per fare un bilancio della mobilitazione e discutere come proseguirla di fronte all’intransigenza del governo. Una piattaforma che non si limiti alla lotta difensiva sull’articolo 18, ma punti all’estensione dei diritti a tutti i lavoratori rimane l’esigenza numero uno per poter garantire la tenuta della mobilitazione e per creare le premesse per vincere la lotta e cacciare questo governo. Esten-sione dello statuto dei lavoratori a tutte le imprese, riduzione d’orario di lavoro, rottura della gabbia concertativa che da dieci anni fa arretrare i salari, lotta al precariato e per la trasformazione dei contratti "atipici" in contratti a tempo indeterminato, salario per i disoccupati, pieni diritti per i lavoratori immigrati a partire dal permesso di soggiorno: attorno a una piattaforma unificante che muova da questi punti si può creare un blocco ancora più ampio di quello che si è mobilitato il 23 marzo e nello sciopero generale. Anziché prestarsi al minuetto del governo, la Cgil deve andare nelle aziende a discutere su questi argomenti. È ora di capire che i lavoratori non sono una massa che può essere chiamata in piazza con uno schiocco delle dita per poi essere lasciata sola, spettatrice passiva di decisioni prese altrove. La lotta si può vincere solo con una piattaforma adeguata e con il pieno e attivo coinvolgimento dei lavoratori, a partire dai militanti sindacali e dai delegati.

Nonostante le apparenze, il governo è tutt’altro che invincibile. I risultati delle amministrative parlano chiaro. Per quanto si tratti di elezioni locali e parziali, la tendenza è comunque evidente:

1) Il governo arretra, e soprattutto arretra Forza Italia, che perde sia verso l’Unione di centro che verso la Lega; il partito del "capo" è in calo, e questi risultati si faranno certo sentire negli equilibri del governo inasprendo le differenze che già esistono. 2) C’è una ripresa della sinistra, in particolare al nord, che è direttamente legata alle mobilitazioni sindacali e al ruolo della Cgil. I principali beneficiari sono i Ds, il Prc viene toccato solo parzialmente da questa ondata, mentre la Margherita subisce una evidente sconfitta che solo la faccia di tolla di Rutelli può definire un successo. All’interno del centrosinistra è quindi stato un voto contro il centro e per la sinistra, cioè contro la linea "modernizzatrice" e di collaborazione di classe e per continuare con più convinzione l’opposizione al governo. Non solo Rutelli è sconfitto, ma anche D’Alema (che saggiamente se ne è andato in America a meditare su quanto sia difficile costruire una sinistra come piacerebbe a lui). Il risultato di Genova conferma come la cagnara del governo contro i "teppisti" del G8 non abbia fatto breccia neppure a livello elettorale.

Non c’è dubbio che i risultati elettorali esprimano in forma estremamente attenuata e distorta l’evoluzione della coscienza di massa verso una maggiore radicalizzazione.

I prossimi mesi, dunque, potrebbero essere decisivi. Un governo arrogante ma in realtà insicuro, una polarizzazione sociale e politica indubbia, un contesto interno e internazionale che è di crescente instabilità. Ormai in tutta Europa è chiaro come stia giungendo al termine la fase della pace sociale e della stabilità, le vittorie elettorali della destra non fanno che preparare nuove esplosioni sociali in un paese dopo l’altro. Il 20 giugno la Spagna vede convocato il primo sciopero generale unitario dal 1989 contro quel governo Aznar che veniva indicato come il modello capace di far concertare la destra e i sindacati.

A soli due mesi dal congresso nazionale del Prc si impone una riflessione attenta sul risultato elettorale e sulla nuova fase. Il Prc dimostra forti difficoltà, si produce un aumento dei voti a sinistra, ma solo una minima parte converge sul partito, mentre il grosso torna verso i Ds. Il voto costituisce un’ulteriore conferma della difficoltà del nostro partito nell’incidere sullo scontro sociale e politico in corso; si incide poco oggi a livello elettorale così come si è inciso poco nei mesi scorsi sul terreno sindacale e della mobilitazione di massa contro il governo.

La costruzione di una proposta alternativa comincia con la riconquista di una capacità di orientarsi ai luoghi di lavoro, alla base del sindacato. È necessario far crescere con un lavoro sistematico e paziente una piattaforma alternativa e costruire i canali per la partecipazione attiva e cosciente dei lavoratori e dei delegati a una battaglia nella quale i vertici della Cgil li vorrebbero invece solamente massa di manovra da mobilitare e smobilitare a loro piacimento.

28 maggio 2002


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