Milano: la ripresa della lotta universitaria
In diverse occasioni Confindustria ha spiegato di non aver bisogno di un numero maggiore di laureati. Nonostante in Italia solo il 3% della popolazione risulti laureata, dal punto di vista degli imprenditori esiste una "sovrapproduzione di laureati". Qualsiasi finanziamento pubblico all’università è visto quindi come un inutile spreco di risorse.
di Dario Salvetti
Confindustria necessita di una formazione professionale ed universitaria completamente piegata alle esigenze del mercato e delle imprese. Queste sono le ragioni alla base delle controriforme passate all’università negli ultimi 10 anni ed in particolare della riforma universitaria approvata dal centro-sinistra lasciata invariata dalla destra. L’arbitrio delle imprese, scaricare i costi dello studio sulle tasche delle famiglie, porre sempre maggiori ostacoli lungo il percorso di studio: questi sono i cardini della riforma.
Si tratta di ostacoli di ogni tipo con l’unico scopo di aumentare la selezione: ostacoli amministrativi (numeri chiusi, obbligo di frequenza attraverso i crediti), economici (riduzione delle borse di studio, aumento delle tasse) e didattici (riduzione degli appelli d’esame).
Come Collettivo Universitario Pantera della Statale di Milano, abbiamo cercato di collegare ogni singolo attacco alle condizioni di studio alla lotta generale contro la riforma.
A Milano lo scontento studentesco ha avuto un primo sussulto per i tagli delle borse di studio (passate da 4500 a 2250). Il casus belli, però, si è verificato attorno alla riduzione degli appelli d’esame. A Lettere e Filosofia gli studenti del primo anno hanno avuto una riduzione di appelli da 11 ad 8, mentre a Giurisprudenza i già miseri 7 appelli sono stati concentrati solo in alcuni mesi con l’introduzione del meccanismo del salto d’appello (se vieni bocciato ad un esame, non puoi ripresentarti a quello immediatamente successivo. In alcuni casi vuol dire attendere 4 mesi).
Non potevamo sapere quanto queste misure avessero effettivamente scatenato la rabbia degli studenti. Per questo abbiamo iniziato a far circolare una raccolta di firme dove si chiedeva il ripristino degli 11 appelli d’esame e l’abolizione del salto d’appello. Mentre raccoglievamo queste firme davamo un volantino dove spiegavamo i danni più generali provocati dalla riforma in modo che fosse chiaro che la nostra lotta partiva dagli appelli per volgersi contro l’intera riforma. In poco tempo abbiamo raccolto 1100 firme andando aula per aula, facendo brevi comunicati in cui si spiegavano le ragioni della petizione. Come risultato la Facoltà ha concesso un appello d’esame straordinario: la classica concessione dall’alto per sedare lo scontento dal basso. Non potevamo ovviamente accettare una misura straordinaria che avrebbe funzionato come "una tantum". Il passo successivo è stata la convocazione di uno sciopero universitario. Il metodo seguito è stata di nuovo la propaganda aula per aula, con brevi comunicati all’inizio delle lezioni spesso salutate dagli applausi.
Il 20 marzo si è svolto lo sciopero, con un presidio di un’ora ed un corteo che partendo dalla sede della Facoltà arrivasse fino all’Istituto per il diritto allo studio responsabile del taglio delle borse di studio. L’assemblea svoltasi durante il presidio si è concentrata sulla critica alla privatizzazione dell’università, con l’elezione di una delegazione per proseguire le trattative.
In seguito allo sciopero è stato ottenuto un appello straordinario a settembre anche per gli studenti di Giurisprudenza. Queste piccole concessioni potrebbero avere l’effetto di frenare momentaneamente la lotta visto che, dopo averli ottenuti, gli studenti si concentreranno sulla preparazione di questi appelli. Tuttavia la cosa più importante è stato ottenere anche parziali concessioni attraverso la mobilitazione. Questo insegnamento pratico, ora nella testa degli studenti, sarà fondamentale per il futuro. Non è un caso che gli studenti di destra di Comunione e Libera-zione e gli organismi accademici abbiano fatto di tutto per non far passare l’idea che la lotta avesse parzialmente vinto. Proprio durante la settimana dello sciopero i ciellini hanno promosso un questionario dove si chiedeva agli studenti di dire tutte le cose che non andavano. In seguito alle vittorie parziali ottenute con lo sciopero hanno appeso per tutta l’università dei cartelli con scritto: vittoria grazie al nostro questionario.
Gli attacchi delle facoltà intanto continuano. E’ stato revocato, infatti, il diritto dello studente a rifiutare il voto al termine dell’esame. E’ un modo per dire: avete voluto gli appelli, ora dovete avere il coraggio di venire lì ed accettare qualsiasi voto.
Ripartiremo con una nuova petizione su questa questione. Non per elemosinare concessioni ma per tastare ancora una volta l’ambiente tra gli studenti e valutare i futuri sviluppi da dare alla lotta. Il nostro è un percorso di transizione: partiamo dalle esigenze che gli studenti concepiscono come immediate per portare sempre più studenti alla lotta per un’università realmente pubblica e di massa, in ultima analisi per la lotta contro questo sistema.