FalceMartello n° 156 * 24 Aprile 2002

Noi contro la Moratti, voi contro Maroni,

tutti uniti contro Berlusconi

Il governo Berlusconi non ha tardato molto a far maturare i suoi frutti: settori della società sempre più ampi vengono coinvolti in una generale contestazione al suo operato. Fra questi sono presenti anche gli studenti: essi hanno costruito la loro lotta dapprima opponendosi alla riforma Bertagna dell’Istruzione Pubblica e quindi interessandosi anche ad altre tematiche sociali. Del resto la legge delega sulla scuola, presentata dal ministro Moratti, è solo una parte di un progetto politico complessivo che mira a creare le migliori condizioni per il massimo sfruttamento della manodopera giovanile (e non solo).

di Elisabetta Rossi

Per questo oggi il governo insiste su una istruzione costruita attorno ai programmi dettati dalle imprese e su un mercato del lavoro sempre più precario, dove chi non è abbastanza docile o funzionale all’azienda può essere licenziato senza giusta causa! Storicamente le destre si sono sempre fatte carico di tutelare gli interessi delle imprese in nome di una società edificata attorno all'imperativo del massimo profitto. Tale fine può essere ottenuto appunto garantendo l'immissione nel mondo del lavoro di giovani poco garantiti, con conoscenze il più possibile settoriali e limitate, non certo con una cultura estesa che può incentivare la formazione di un "pericoloso" spirito critico.

Ed è per rivendicare tale formazione critica che gli studenti friulani si sono mobilitati in questo ultimo anno, per impedire che sia garantito solo a pochi "eletti" l’accesso a una cultura che, libera dai condizionamenti ideologici che le destre hanno cercato di affermare con inaudita arroganza, dovrebbe essere patrimonio collettivo. A partire dal mese di dicembre le scuole udinesi sono diventate sede di vivaci discussioni sulla riforma Moratti. Nelle autogestioni, che hanno interessato quasi tutti gli istituti cittadini, è risultata particolarmente criticata la teoria del "doppio binario" che prevede, da una parte, la "formazione", con stage nelle aziende (praticamente gratuiti e senza tutele sindacali) e con tanta attività pratica finalizzata a formare bravi esecutori degli ordini del superiore di turno, e, dall’altra, l’"istruzione", finalizzata al miglioramento e approfondimento delle proprie conoscenze.

Dalle assemblee sono usciti malconci gli sfortunati assertori della validità di un sistema che porta i ragazzi già a partire dai 12 anni, e soprattutto nei due anni successivi di orientamento, a decidere quale dei due "binari" privilegiare e, quindi, in sostanza, se continuare gli studi nella prospettiva di accedere all’università o se puntare tutto sulla formazione tecnica per andare a lavorare il prima possibile.

Negli anni di orientamento, infatti, le proposte che la scuola offre agli studenti non sono uguali per tutti, ma diversificate in base al "portfolio" dello studente, una scheda dove sono certificate le capacità di ogni ragazzo in base alla quantità e al tipo di crediti accumulati. Ad ognuno viene offerto "il percorso giudicato più adatto", ma giudicato da chi? Dagli insegnanti che in 25 ore settimanali in un contesto di classi sovraffollate, dovranno affibbiare dei voti sul pagellino, o in base alle verifiche sistematiche (poste all’inizio di ogni biennio e alla fine dell’ultimo anno di medie e superiori), o in base al conto in banca che le famiglie possono mettere a disposizione per pagare corsi/"esperienze" extra-scolastiche organizzate da privati che si riflettono in un bel gruzzolo di crediti!?!

Alla fine del terzo anno della scuola media, i giochi sono ormai fatti e il futuro dello studente è già segnato: o percorsi triennali mirati ad ottenere una qualifica professionale che permette teoricamente di lavorare subito ed eventualmente di frequentare un anno aggiuntivo per specializzarsi in una particolare mansione, o percorsi triennali polivalenti che permettono di accedere a un ventaglio di specializzazioni più ampio, o percorsi quadriennali/quinquennali per conseguire il diploma tec-nico/liceale. Il futuro è segnato perché solo chi intraprenderà un corso di studi finalizzato al diploma potrà coltivare il "sogno" di frequentare l’università.

Tali sono i contenuti della riforma contestati dagli studenti friulani: questi, organizzati attorno al Comitato in difesa della Scuola Pubblica (CSP) e ai collettivi che, in vari istituti hanno raccolto i ragazzi più agguerriti contro la Moratti, hanno ricevuto la simpatia anche degli altri soggetti della scuola, docenti e personale ATA, duramente colpiti negli organici dall’ultima finanziaria. Questo è stato il risultato dell’orientamento degli attivisti del CSP che, in occasione dei Contro Stati Generali della Scuola indetti dalla Cgil, hanno rivendicato esplicitamente un movimento studentesco non più isolato ma strettamente unito anche ai lavoratori della scuola (e non solo) in una lotta generale contro il governo Berlusconi. La dimostrazione di forza più importante del movimento si è misurata in piazza, dove, il 21 dicembre, 4.000 studenti hanno dato vita a un corteo coloratissimo e rumoroso: da anni non si vedevano tanti cartelloni e striscioni sfilare nelle vie, opera di ogni singola scuola impegnatasi nei giorni di autogestione. Neppure l’inizio delle vacanze natalizie ha contenuto l’entusiasmo degli studenti che, a centinaia, nei sit-in davanti al liceo Marinelli, hanno denunciato, megafono alla mano, i crimini della Moratti.

Questo governo ha scaldato gli animi non solo fra gli studenti, ma anche nel movimento sindacale: così, in Friuli, si sono create le condizioni per dar forma all’unione fra i reali protagonisti della lotta contro le destre. E il 25 gennaio, circa un centinaio di studenti si sono uniti alla manifestazione di Cgil-Cisl-Uil per lo sciopero regionale, chiedendo esplicitamente le dimissioni della Moratti e di tutto il governo Berlusconi. L’entusias-mo degli studenti contagiava i lavoratori che circondavano lo striscione per condividere slogan e parole d’ordine.

L’unione studenti-lavoratori si è confermata nella manifestazione a sostegno dei 450 lavoratori della Cartiera Burgo di Tolmezzo, a rischio di perdere il posto per la chiusura della fabbrica dovuta al grave inquinamento perdurante nonostante i numerosi finanziamenti (a perdere) dati dalla Regione all’azienda.

L’11 febbraio tutta Tolmezzo si è fermata, i negozi chiusi e le strade riempite di migliaia di manifestanti fra cui molti studenti. Il volantino del CSP che rivendicava "una Cartiera governata dalle competenze e dalla professionalità di quanti ci lavorano, e non dall’ingordigia dei profitti di quanti l’hanno diretta fino ad oggi", è stato appeso nella bacheca della fabbrica, accolto con entusiasmo dai lavoratori. Nel frattempo i vari collettivi si coordinavano con il CSP, nel Comitato contro la Moratti, nel quale tuttora si confrontano le varie linee politiche sul proseguimento della lotta, in un clima di massimo rispetto e autonomia delle rispettive posizioni: vengono sottolineati i punti di accordo quanto quelli di disaccordo
per costruire una reale unità nell’azione senza mortificare le idee delle diverse anime del movimento.

Così organizzati gli attivisti hanno promosso comizi volanti davanti alle scuole, in cui denunciare l’approvazione della legge delega sulla scuola, mentre si moltiplicavano i volantinaggi e la diffusione di volantoni contro tutto l’operato del governo, sul quale molti studenti ritenevano necessario pronunciarsi non limitando più la propria contestazione all’ambito dell’istruzione.

Dopo il 15 febbraio, quando un nutrito gruppo di studenti udinesi ha partecipato, a Trieste, alla manifestazione dei Cobas, la lotta è continuata il 23 marzo a Roma: al Circo Massimo, fra i 3milioni c’erano anche i nostri, un centinaio fra studenti medi e universitari, muniti di cartelloni e bandiere.

Contro le quattro deleghe del governo e contro la politica delle destre gli studenti ormai hanno preso gusto a scendere in piazza e il 16 aprile, data dello sciopero generale, si sono organizzati alla mattina con i sindacalisti della Cgil per volantinare nelle scuole e nei posti di lavoro, e il pomeriggio si sono precipitati nelle strade per urlare il loro dissenso. A Udine non si ricorda una manifestazione così grande: 20mila da tutta la regione si sono accalcati per le viuzze di una città francamente impreparata a tanta determinazione.

Con questa forza a disposizione il movimento operaio e studentesco non devono lasciarsi frenare dall’illusorio ricorso a rinnovate strategie concertative: solo uniti, portando avanti la lotta fino in fondo, potremo ottenere la cacciata del governo Berlusconi e la sconfitta sul campo del neoliberismo: questi sono gli obiettivi per i quali è necessario estendere la mobilitazione, vincendo il conservatorismo temporeggiatore dei vertici sindacali e la colpevole inerzia di tanta parte della sinistra. Scioperi sempre più articolati e dolorosi per i datori di lavoro, intensificazione delle forme più combattive di occupazione di strade e piazze, generalizzazione di presidi e picchetti di fronte ai luoghi in cui si concentrano le nuove forme del lavoro sfruttato: è attraverso questo allargamento del conflitto che possiamo generalizzare la contestazione, la quale non potrà non dotarsi di forme sempre più democratiche di autorganizzazione, finalmente adeguate ad esprimere la radicalità di un movimento nel quale studenti e lavoratori devono riconquistare il proprio protagonismo, irriducibile ai continui tentativi, più o meno efficaci, di circoscriverne le potenzialità.

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