FalceMartello n° 156 * 24 Aprile 2002

Elezioni a Parma. Ora e sempre… centrosinistra!

E’ stato raggiunto a Parma l’accordo elettorale tra il Prc e le forze di centro-sinistra che sostengono la candidatura a sindaco di Albertina Soliani. Si tratta di una alleanza organica, che svela ancora una volta la sconfortante subalternità del nostro Partito alle logiche puramente elettorali ed opportuniste del centro-sinistra.

di Stefano Quaglia e Andrea Davolo

La dichiarazione (15 righe in tutto), firmata dagli esponenti della coalizione che ha entusiasmato i nostri dirigenti, iniziava così: "Le forze politiche e i movimenti di centro-sinistra condividono con Rifondazione Comu-nista, dopo averne valutato le proposte programmatiche, la necessità di un programma elettorale capace di individuare le risposte adeguate ad alcune necessità primarie dei cittadini". Insomma, ci vuole un programma. Mille grazie! Tanto è bastato, però, a convincere i suddetti dirigenti della bontà del futuro programma.

La consultazione dei direttivi di circolo ha visto prevalere la proposta di accordo con 36 voti contro 19. La sinistra del partito si è schierata contro con la sola eccezione dell’ex-segretario di federazione, Ludovico Cutaia. Ma chi è questa candidata così rivoluzionaria da dover essere sostenuta a tutti i costi? Si tratta di una ex democristiana, ora nella Margherita, ex sotto-segretario all’istruzione del governo Prodi al tempo della famigerata legge di parità scolastica, quella che concede soldi alle scuole private; una rappresentante quindi del centro borghese, che mai potrà farsi portavoce dei bisogni delle classi subalterne se non nei suoi discorsi pre-elettorali, e sempre e comunque con un atteggiamento solidaristico e caritatevole.

È una esponente del mondo cattolico in grado di garantire la tutela degli interessi delle gerarchie vaticane e del vasto ambito del cooperativismo cattolico. E infatti, la Soliani si propone di dare vita ad "un nuovo welfare municipale e comunitario [...] che valorizzi le reti di solidarietà, il volontariato, la cooperazione sociale, il Terzo settore". Questa dichiarazione va esattamente nella direzione contraria a quelle che sono le nostre rivendicazioni di salvaguardia del carattere pubblico ed universalistico dei servizi sociali: il Terzo settore, infatti, prospera sulla disoccupazione di massa e sulla legittimazione dei processi di precarizzazione del lavoro nei settori dai quali il pubblico si è ritirato.

La proposta che ha conquistato il Partito è stata quella del governo partecipato: "Sperimen-teremo tutte le forme possibili di bilancio partecipato. [...] Dialogo e concertazione con sindacati, imprese, soggetti sociali." Peccato che lo stesso "modello Porto Alegre" sia in crisi e mostri evidenti contraddizioni: il bilancio partecipato (che nella città brasiliana non supera l’8%), non è stato in grado di evitare il licenziamento di 75.000 lavoratori nel 1999 e i tagli all’istruzione che hanno portato in piazza gli insegnanti l’anno successivo. Inoltre, il parere della popolazione è solo consultivo. In Italia, nei comuni dove questo sistema è in sperimentazione, la quota partecipata (pari al 5%) del bilancio, verrebbe spesa per progetti indicati dalla cosiddetta "società civile". Quanto sia vaga e retorica questa espressione, lo vediamo leggendo un articolo apparso sull’ultimo almanacco di Carta (numero speciale supplemento al n. 24), dedicato all’argomento: "Perché associazioni di categoria e ordini professionali, [...] devono sedervi in numero maggiore dei rappresentanti del terzo settore? La formula di rappresentanza di un terzo per tutti (istituzioni, poteri economici, cittadinanza solidale) non dovrebbe essere imposta come garanzia di equità delle scelte? E Perché i rappresentanti della società civile sono scelti dal mondo politico [...]?" Vediamo quindi quale sarebbe il peso, nella migliore delle ipotesi, della "cittadinanza solidale" nella gestione delle risorse di un comune. Nel caso di Parma, essendo esangui le casse del Comune, abbiamo chiesto da dove si avrebbe intenzione di attingere le risorse finanziarie necessarie: tassando ulteriormente i lavoratori, procedendo nelle privatizzazioni dei servizi, oppure con misure che colpiscano i profitti e le speculazioni?

Non dubitiamo che questa seconda possibilità sia esclusa da una candidata a sindaco borghese che ha pubblicamente affermato che "gli imprenditori non sono un soggetto sociale con cui scontrarsi, ma cittadini da ascoltare e con cui cercare possibili soluzioni per la crescita della ricchezza e della qualità della vita". Come dire: concertiamo, concertiamo, concertiamo…

Per i lavoratori di Parma l’unico strumento per difendere ed ottenere diritti e far valere le proprie ragioni continua ad essere, come sempre, la lotta. Attraverso l’organizzazione e la mobilitazione si può avanzare un programma di classe per il governo della città: trasporti pubblici e gratuiti, case per tutti a prezzi popolari, blocco delle privatizzazioni e rimunicipalizzazione dei servizi pubblici, creazione di posti di lavoro alle dipendenze del comune.

Anche il voto a Rifondazione Comunista, il partito più organicamente legato alla classe lavoratrice, può essere un modo attraverso cui affermare gli interessi delle classi subalterne, mettere in crisi il centro borghese e la collaborazione di classe con esso. Ma a patto che si costruisca una vera partecipazione dal basso, che non sia quella di aderire passivamente all’iniziativa e alle prospettive politiche della maggioranza dirigente del Partito, ma che invece si ponga l’obiettivo di legare le mobilitazioni al Partito stesso, organizzandosi e portando in esso tutte le contraddizioni della lotta, con lo scopo di eliminare qualsiasi illusione circa la possibilità di spostare a sinistra l’asse dei governi e delle amministrazioni dell’Ulivo (ipotesi ovunque fallita), condizione indispensabile per il rilancio del Prc come Partito rivoluzionario dei lavoratori che si ripropone di trasformare la società.

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