FalceMartello n° 155 * Marzo 2002

Appalti FS: la lotta è solo rimandata

Nel mese di febbraio il movimento dei lavoratori degli appalti delle Ferrovie dello Stato è balzato sulle prime pagine dei giornali nazionali. Una settimana di lotte con presidi, occupazioni dei binari nelle stazioni, manifestazioni di centinaia di lavoratori con scioperi di solidarietà anche da parte dei ferrovieri. La loro rabbia di fronte alla prospettiva di perdere di punto in bianco tutti i diritti conquistati se non il posto di lavoro, espressa nella radicalità dello scontro particolarmente al sud, ha colpito l’attenzione dei lavoratori di tutto il paese, dimostrando che di fronte agli attacchi del governo si può lottare e strappare delle conquiste.

A questo proposito abbiamo intervistato Mauro Parmeggiani, delegato Filt-Cgil della Manuten-coop. Con una trentina di lavoratori svolge il proprio lavoro allo scalo ferroviario di Bologna San Donato.

A cura di Francesco Merli

FM: Per quali motivi siete scesi in mobilitazione?

MP: A livello nazionale le FS da molti anni hanno esternalizzato una serie di attività, tra cui le pulizie, dandole in appalto a numerose società. Gli appalti sono scaduti nel 2001 e l’avvento di Berlusconi al governo ha suggerito ai vertici di FS di stracciare ogni accordo e di indire nuove gare d’appalto con il criterio del massimo ribasso. Le modalità dell’appalto rompono anche con la promessa di garantire pari condizioni ai lavoratori che avessero dovuto cambiare società, stabilita da un accordo siglato con il ministro Salvi del precedente governo. In poche settimane ci siamo visti arrivare le lettere di licenziamento da parte delle aziende che hanno perso gli appalti e abbiamo scoperto che i subentranti avrebbero riassunto tutti o una parte di noi a condizioni estremamente peggiorate: part-time, azzeramento dell’anzianità ed altre amenità.

Le imprese appaltatrici, lungi dall’essere danneggiate dalla giostra degli appalti, ne hanno approfittato per scatenare un’offensiva contro le condizioni contrattuali dei lavoratori. Per fare un esempio ogni azienda del settore (Manutencoop, L’Operosa, Cooperativa Portabagagli, Mazzoni, ecc.) ha perso gli appalti nelle zone in cui operava e ne ha vinti altri in zone nuove che prima erano appaltate a "concorrenti". La competizione al ribasso imposta dalle FS è stata scaricata brutalmente sui lavoratori per cui le offerte delle società precedentemente in appalto sono state sempre scavalcate al ribasso da offerte di altri (già presenti, ma in altri luoghi) che le formulavano sulla base della conversione dei contratti di lavoro a part-time e di condizioni peggiori. Le aziende non ci hanno perso quasi nulla, compensando gli appalti persi con i nuovi, mentre i lavoratori pagano un prezzo altissimo. Lavoratori con famiglie a carico o mutui sulle spalle si sarebbero trovati di punto in bianco con un pesante taglio del salario, quando non in mezzo a una strada. Di colpo abbiamo capito che non ci restava che lottare, che nessuno avrebbe potuto difenderci se non agivamo noi in prima persona.

FM: Le imprese appaltatrici non prevedono nuove assunzioni. Come possono pensare di svolgere lo stesso servizio con i lavoratori che passano a part-time?

MP: Ce lo siamo chiesti anche noi. La risposta è che del livello di servizio non si è interessato nessuno. L’unica cosa che conta per loro è tagliare i costi. Già oggi facciamo in squadre di tre attività che nei capitolati d’appalto dovrebbero essere svolte da cinque lavoratori.

Il part-time a trenta ore diventerà con ogni probabilità un full-time di fatto, con la differenza che le aziende riducono il costo del lavoro e, ad ogni rinnovo degli appalti, possono rimescolare le carte come hanno fatto ora, a spese dei lavoratori.

FM: Che impatto ha avuto la vostra lotta sugli altri lavoratori delle ferrovie?

La nostra lotta è per difendere le nostre condizioni di lavoro, ma come hanno capito bene i ferrovieri noi siamo solo il primo fronte di un attacco che non lascerà fuori nessuno. Se vincono contro di noi si stabilisce un precedente facilmente applicabile a tutti gli appalti, a future esternalizzazioni anche al di fuori del nostro settore e a tutti i lavoratori in generale. Faccio l’esempio della ristorazione: se passasse questo comportamento padronale con noi, che fine farebbero i diritti dei lavoratori delle mense in appalto? Poco ci importa di lavorare per questa o quella società, vogliamo solo che i nostri diritti vengano garantiti, ma se ci sconfiggessero potrebbe passare perfino il principio che un’azienda possa licenziare i propri lavoratori ed assumerli con un’altra ragione sociale a condizioni peggiorative.

FM: Quali prospettive vedi per la vostra situazione?

MP: Il governo ha concesso una ulteriore proroga fino al sei maggio. Penso che non si aspettassero una reazione così forte da parte nostra e che la nostra mobilitazione li abbia messi in seria difficoltà. Credo che dovranno fare un passo indietro, ma se ciò non dovesse avvenire riprenderemo la lotta con maggiore forza.


Elenco numeri di FalceMartello - Home Page