FalceMartello n° 153 * 20-12-2001

No alla scuola dei padroni!

La Moratti ha ripreso l’opera di distruzione dell’istruzione pubblica dal punto esatto in cui il centrosinistra si era fermato. Il cosiddetto progetto "Bertagna" di riordino dei cicli prosegue e peggiora quello già presentato dal centro-sinistra. In tutte le Regioni i finanziamenti alle scuole private fanno passi avanti da gigante. I lavoratori della scuola vengono attaccati frontalmente con un ulteriore taglio dei posti di lavoro.

Tutti questi progetti sono accomunati da un’unica finalità: rendere l’istruzione asservita alle esigenze imprenditoriali. Il nostro avversario, quindi, non è soltanto la Moratti.

di Dario Salvetti

Il nostro avversario sono gli interessi confindustriali e padronali che si muovono dietro ogni singola proposta del governo Berlusconi.

Difendiamo il diritto allo studio!

Diritto allo studio, per noi, non è un termine astratto. Vuol dire garantire a tutti indipendentemente dalle proprie condizioni economiche la possibilità di studiare. Il diritto allo studio può essere garantito soltanto con la totale gratuità dell’istruzione. Questo non implica soltanto la gratuità dell’iscrizione a scuola, con l’abolizione delle tasse e delle rette d’iscrizione. Vuol dire anche libri di testo e mezzi di trasporto gratuiti, con la presenza di borse di studio per le famiglie meno abbienti. Per applicare tutto questo sarebbero necessari massicci finanziamenti all’istruzione pubblica. I Governi degli ultimi dieci anni si sono mossi in direzione esattamente opposta. Nel ‘90 si destinava il 4% del Prodotto interno lordo (Pil- la ricchezza prodotta nel paese) all’istruzione. Oggi questa cifra è scesa al 3%. Il primo atto in materia d’istruzione del Governo Berlusconi è stato tagliare ulteriormente i fondi statali alla scuola di 5mila miliardi. Questi soldi verranno destinati naturalmente all’aumento delle spese militari.

La ministra Moratti cerca di farci credere che gli studenti abbiano poca voglia di studiare e che da qua nascano tutti i problemi. I suoi progetti sono farciti di demagogia in cui si afferma di voler premiare i "meritevoli". In una società divisa in classi dove tutti partono da condizioni economiche diverse, la selezione scolastica non è una selezione di merito, ma di classe. La realtà è una sola: in una scuola dai costi esorbitanti, dalla qualità scadente, senza alcuna forma di sostegno didattico diventa impensabile andare avanti negli studi per chi abbia una situazione familiare disagiata.

Difendiamo la scuola pubblica perché è l’unica a poter garantire a tutti le possibilità di studiare indipendentemente dalle proprie condizioni economiche. Questo naturalmente a patto che riusciamo a fermare i progetti di privatizzazione della Moratti e lottiamo per una scuola pubblica gratuita e di qualità.

Unità studenti e docenti contro licenziamenti e precariato!

Con la nuova Finanziaria la determinazione del numero di docenti non avverrà in più in base al numero delle classi ma in base al numero degli alunni. Questo comporterà un taglio di 24mila posti di lavoro. Vengono poi istituiti i cosiddetti "periodi brevi" per le supplenze. In pratica se un’insegnante rimane assente per un periodo inferiore a 15 giorni, non viene sostituito da un supplente, ma da qualche collega. Questo aumenterà i carichi di lavoro sugli stessi insegnanti e si ripercuoterà direttamente sul nostro studio. Per 15 giorni potremmo trovarci l’insegnante di italiano che sostituisce quello di matematica.

I tagli al personale scolastico comporteranno un ulteriore sovraffollamento delle aule. Anche le classi sovraffollate sono una delle cause della selezione scolastica. In classi sovraffollate è impossibile per un docente seguire gli studenti. Si riduce semplicemente ad aumentare il numero delle verifiche e delle interrogazioni, diminuendo le ore di spiegazione. Questo va a discapito di chi non può avvalersi di ripetizioni private o di altre forme di recupero a pagamento.

E’ nostro interesse, quindi, lottare contro i tagli ai posti di lavoro nella scuola rivendicando un tetto massimo di 20 alunni per aula.

Una delle prime promesse della Moratti era stata quella di garantire sin da settembre la copertura di tutte le cattedre. Ancora una volta, invece, intere classi sono rimaste senza il docente di ruolo fino ad ottobre o novembre. La promessa della Moratti è pura demagogia, visto che si fa di tutto per aumentare il numero di docenti precari (sempre per cercare di risparmiare). Finché esisteranno insegnanti precari, esisteranno cattedre vacanti fino ad autunno inoltrato. Chiediamo l’assunzione immediata di tutti i docenti precari e l’assegnazione delle cattedre di ruolo sin da settembre.

Mentre vengono ulteriormente attaccati i diritti dei lavoratori della scuola, la ministra ha elargito regali ai presidi-manager e agli insegnanti di religione nominati direttamente dalla curia cattolica. I docenti italiani sono tra i meno pagati in tutta Europa. In compenso i nostri "cari" presidi-manager hanno appena ottenuto senza colpo ferire un aumento di 10 milioni annui. Prossimamente poi entreranno di ruolo i 15mila docenti di religione, scelti direttamente per nomina vescovile, che costeranno allo Stato oltre 1200 miliardi annui.

No al progetto Bertagna!

Dopo aver dato a bere ai propri studenti ciellini che il tanto contestato "riordino dei cicli" sarebbe stato accantonato dal Governo, la Moratti l’ha riproposto in grande stile addirittura peggiorandolo. Oggi il riordino dei cicli va sotto il nome di "progetto Bertagna". Sarà il fulcro della discussione degli antidemocratici Stati Generali convocati dalla Moratti. La Ministra ha bisogno di un’approvazione fasulla del progetto Bertagna; per questo si è procurata una platea compiacente con gli Stati Generali e manderà in onda questo falso plebiscito sui canali satellitari della Rai.

Eravamo già contrari al riordino dei cicli di Berlinguer. Ci opponiamo ancora di più a quello della Moratti, visto che è addirittura peggiorativo. Innanzitutto l’obbligo scolastico viene riportato a 14 anni dai 15 stabiliti in precedenza. La scuola nel suo complesso viene comunque accorciata visto che le superiori finiscono a 18 anni e non più a 19 come adesso. Naturalmente questo comporterà un ulteriore taglio di personale quantificabile in 50mila posti di lavoro. Vengono mantenute le elementari e le medie ma questa è una ben magra consolazione. Col progetto Bertagna viene reintrodotto, infatti, il doppio binario che esisteva negli anni ‘50 secondo cui uno studente che faceva gli istituti tecnico-professionali poi non poteva andare all’università. Noi chiediamo che l’obbligo scolastico venga alzato a diciotto anni e che il percorso scolastico sia lo stesso per tutti fino a quell’età. Tutta la controriforma punta a spedire il prima possibile gli studenti a lavorare. Addirittura si punta a trasformare lo stesso percorso scolastico in un tirocinio gratuito presso le aziende. Arrivati a 14 anni gli studenti dovranno scegliere fra tre possibilità: la formazione liceale (e quindi universitaria), la formazione professionale e il percorso alternato scuola-lavoro in cui per circa tre anni si alternano gli studi con prestazioni direttamente in azienda. I nostri cari imprenditori ci vogliono vedere flessibili e inquadrati sin dai 14 anni. In tutto questo ci si continua ad assicurare che la scelta non è senza ritorno, che in qualsiasi momento lo studente potrà passare da un binario all’altro.

Tutta la demagogia del Progetto Bertagna ruota attorno al fatto che "bisogna andare incontro da subito alle attitudini e alla libera scelta di ogni studente". La realtà è che non si tratterà di una scelta basata sulle libere vocazioni personali. Le famiglie che sanno di poter garantire economicamente il mantenimento del figlio per tutto il liceo e per tutta l’università, sceglieranno la formazione liceale. Le altre dovranno scegliere i percorsi di formazione professionale.

Per una scuola democratica!

La privatizzazione dell’istruzione pubblica non può che coincidere con un restringimento dei diritti democratici all’interno della scuola. Il voto di condotta sarà ripristinato come strumento coercitivo che la Ministra vuole tornare a dare ai presidi-manager per fronteggiare cortei, scioperi, autogestioni ed occupazioni. Non soltanto dobbiamo chiedere l’abolizione del voto di condotta, ma dobbiamo chiedere anche l’abolizione della stessa figura del preside-manager.

La scuola, così come la società del resto, non ha bisogno di monarchi nominati dall’alto che controllino tutti senza poter essere controllati. La nostra proposta come Comitati in difesa della Scuola Pubblica è di abolire la figura del preside, per sostituirla con quella di un coordinatore scolastico eletto democraticamente tra i docenti dagli studenti e dai lavoratori della scuola.

Con la proposta di riforma degli organi collegiali le funzioni del Consiglio d’Istituto e i diritti democratici come quello di assemblea non saranno più garantiti automaticamente in ogni scuola.

Se un preside riuscisse a far passare, con una compiacenza di studenti e docenti di destra, un regolamento che riduce al minimo le funzioni del Consiglio d’Istituto ed elimina il diritto d’assemblea, quel regolamento varrebbe più di ogni legge nazionale. Ovviamente non possiamo semplicemente opporci alla riforma degli organi collegiali, senza criticare anche i vecchi organi collegiali, completamente svuotati di contenuto e significato. Dobbiamo chiedere un Consiglio d’Istituto paritetico (con uguale presenza di studenti e docenti), senza la presenza del preside e con il voto degli studenti che non sia solo consultivo ma anche decisionale.

Neanche una lira alle scuole private!

Lo scandalo dei finanziamenti alle scuole private continua. Tutta la destra, spinta dalla Chiesa, ha messo in campo una campagna demagogica sulla "libertà di scelta tra scuole pubbliche e private". Gli esempi di buoni-scuola regionali parlano da soli. Nel 2001 il presidente della Regione Lombardia Formigoni ha dato buoni scuola alle famiglie con un reddito massimo pro-capite di 60 milioni annui (240 milioni con una famiglia di 4 membri!) che mandassero i propri figli in scuole con una retta superiore alle 400.000 lire.

E’ evidente che nessuna scuola pubblica risponde a questi requisiti. Infatti il 98% dei buoni-scuola sono andati a studenti delle scuole private. Un altro regalo agli istituti privati arriva con la riforma delle commissioni d’esame di maturità.

Saranno interamente composte da membri interni tranne un presidente esterno. Della serie: viva i diplomifici a pagamento! Su questo terreno non ci sono mediazioni: dobbiamo chiedere il ritiro immediato della parità scolastica approvata dal centro-sinistra in passato e di ogni forma di finanziamento alle scuole private.

Confindustria ha dichiarato di aver bisogno solo di pochi laureati e di molti lavoratori dequalificati. Agli occhi dei padroni italiani, quindi, finanziare l’istruzione pubblica e dare a tutti la possibilità di studiare è solo un enorme spreco. Vogliono quindi una scuola totalmente asservita alle esigenze di un’impresa. In questo modo un’azienda potrebbe decidere di finanziare per qualche anno per poi chiuderlo quando il mercato non ne ha più bisogno. Tutte le controriforme della Moratti sono pensate per sottomettere l’istruzione alle necessità del mercato.

Solo l’unità coi lavoratori ci darà la vittoria

Quello che avviene in materia d’istruzione, quindi, è un vero e proprio scontro di classe. Da una parte gli imprenditori determinati ad ottenere una scuola dove studino solo i ricchi e dove la formazione professionale sia sottomessa alle esigenze delle imprese e del mercato. Dall’altra parte i lavoratori hanno tutto l’interesse ad ottenere una scuola pubblica gratuita e democratica per permettere ai propri figli di accedere ad un’istruzione di qualità. Come studenti abbiamo tutto l’interesse a schierarci in questo scontro di classe. Noi stiamo con i lavoratori e già da oggi dobbiamo promuovere lotte unitarie insieme a loro. Non solo perché l’unità fa la forza, ma anche per un altro motivo: i lavoratori attraverso l’arresto della produzione con lo sciopero possono colpire duramente i profitti degli stessi padroni.

In questo momento i lavoratori italiani si stanno mobilitando come noi contro le proposte del Governo Berlusconi. Una delle tante proposte del Governo Berlusconi è di introdurre la completa libertà di licenziamento, abolendo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Anche questa è una lotta che ci riguarda. Dobbiamo difendere il nostro presente (la scuola pubblica) ed il nostro futuro (i diritti dei lavoratori). La manifestazione di oggi, 20 dicembre, è quindi un ottimo inizio. Ma deve continuare con lo sciopero generale unitario di tutte le categorie dei lavoratori, degli studenti delle superiori e dell’università. Se è questa la prospettiva che appoggi, costruiscila con noi!

Aderisci al Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp).


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