Congresso Cgil
Cosa succede nella sinistra sindacale?
La Cgil si avvia al congresso nazionale. Secondo i primi dati, la sinistra di Cambiare rotta, ha ricevuto nei congressi di base un voto decisamente migliore rispetto a quello ottenuto da Alternativa sindacale nello scorso congresso. Sicuramente uno degli elementi importanti lo ha portato la Fiom, categoria dove due dei dirigenti nazionale più in vista: Zipponi per la Lombardia e Cremaschi per il Piemonte, che allo scorso congresso avevano sostenuto Cofferati, quest’anno si sono schierati con il documento della sinistra sindacale.
di Paolo Grassi
Ed è proprio in questa categoria che emergono i dati più interessanti. A livello nazionale il primo documento prende circa il 66% mentre il secondo intorno al 33%. È questa già un’importante novità, considerando che allo scorso congresso la sinistra prese un 10% in meno. A Brescia prende il 73%, a Milano il 47%, in Lombardia 45%. Anche in Emilia Romagna vediamo un netto miglioramento. A Bologna Cambiare rotta arriva al 26,5%, allo scorso congresso Alternativa sindacale aveva preso il 10%, mentre a Modena si è passati dal 9% al 17%. A livello regionale si arriva quasi al 20%.
La ripresa del movimento dei lavoratori e la crescente critica alla concertazione - soprattutto tra i giovani maggiormente colpiti da moderazione salariale, flessibilità e precarietà - sono riusciti ha trovare, almeno parzialmente, riscontro nelle assemblee di fabbrica superando gli ostacoli posti dai dirigenti di maggioranza. Ostacoli un po’ di tutti i tipi, dalle urne aperte con gli orari più incredibili al fatto che molti sono stati i congressi di base dove il secondo documento non è stato presentato a causa di un insufficiente numero di relatori a disposizione. Nei congressi della Fiom di Modena per esempio la sinistra sindacale è riuscita a coprire con propri esponenti solo il 50% delle fabbriche (anche a causa della gestione della maggioranza), e in queste il risultato è stato del 38%.
Con più forze, con un documento che affrontasse i temi in discussione con proposte e argomenti più audaci sicuramente il risultato sarebbe stato ancora migliore, visto che in molte delle fabbriche dove il congresso si è fatto è emersa una buona partecipazione e soprattutto una rabbia e una determinazione dei lavoratori che da tempo non si registrava a causa dello scontro sul contratto e le provocazioni del Governo Berlusconi sui licenziamenti.
La maggioranza chiama, la sinistra risponde
Il cosiddetto “nazionale” di Cambiare Rotta – dirigenti in attesa di conferma e primi firmatari del documento, ma la cui autorità non è mai stata oggetto di discussione e tanto meno di votazione tra i tutti gli aderenti alla sinistra Cgil – ha dato dovunque l’indicazione del congresso “unitario”, il che significa accontentarsi di qualche buona parola sulla guerra, sullo sciopero generale e sui social forum, e in cambio di queste mettere la sordina al dissenso frontale sulla concertazione.
Ci scrive in proposito Paolo Brini dal congresso Fiom di Modena: “Come delegati di Cambiare Rotta abbiamo unanimamente respinto l’offerta. Questo per due ragioni fonamentali: la prima è che siccome ci si è presentati agli iscriti con due documenti, non si può poi farne uno unico, altrimenti a cosa è servito il voto della base? Semplicemente come parata celebrativa?… Non per quello che ci riguarda! In secondo luogo, di promesse mai mantenute se ne sono viste anche troppe, perciò sui singoli temi futuri ci si misurerà man mano, fermo restando la visione diametralmente opposta in merito alla concertazione. Purtroppo abbiamo rilevato con tristezza che i vertici di Cambiare rotta erano in prima fila nel proporci di votare unitariamente”.
Risultato: non si contano i congressi conclusi con la votazione di un documento unitario che aveva come caposaldo un accordo tra i vertici per la spartizione di posti nelle segreterie e negli organismi dirigenti.
Purtroppo anche diversi compagni delegati del Coordinamento Rsu e di Rifondazione Comunista hanno rinunciato a giocare un ruolo coerente con quanto hanno sostenuto nelle assemblee di fabbrica dove avevano raccolto consensi significativi. Di fronte all’offerta del governo unitario hanno sostenuto la necessità di un riconoscimento della minoranza di funzionari o posti nei gruppi dirigenti.
Il nostro No agli accordi unitari
Se una cosa ha dimostrato la battaglia della sinistra Cgil in questi anni, questa è che gli scontri negli organismi dirigenti senza una reale forza nella base non portano a nulla. Anzi spesso portano i compagni della sinistra su posizioni ancor più moderate. Il nostro lavoro deve essere nella base per costruire tra i lavoratori quella spina nel fianco al vertice che domani diventerà la vera alternativa alla politica della concertazione. Se non faremo così la maggioranza finirà, assumendo una fraseologia solo a parole di sinistra, per riassorbire la minoranza mantenendo ben stretta tra le sue mani la direzione delle lotte che inevitabilmente scoppieranno in futuro.
Il primo vero errore di questa sinistra sindacale è stato all’inizio quando, come era già successo nei congressi precedenti, il progetto e il documento che ne è scaturito è stato fatto senza principi e senza dare prospettive per il dopo congresso. Ognuno si è sentito libero di fare quello che più riteneva conveniente per la propria posizione.
Ciò che abbiamo sostenuto tra i lavoratori non può rimanere lettera morta, per questo come delegati della minoranza nelle votazione congressuale abbiamo dato voto contrario ai documenti finali. La dichiarazione di voto che pubblichiamo in questa pagina, fatta da alcuni compagni di Cambiare rotta al congresso della Fiom di Bologna crediamo possa aiutare a chiarire cosa intendiamo per unitarietà della Fiom, che non può significare la rinuncia alla battaglia per la costruzione di una Cgil democratica e combattiva.
Pensiamo sia importante portare avanti questa battaglia con coerenza fino all’assise nazionale e facciamo appello a tutti i delegati di Cambiare Rotta che condividono le nostre critiche a sostenerle.
Non abbiamo bisogno di una sinistra di apparato, ma una sinistra che sappia dal basso fornire una alternativa reale alle idee della maggioranza e possa, tramite un lavoro capillare nelle fabbriche, tra gli iscritti e i delegati, porre le basi per divenire maggioritaria nel futuro facendo cambiare davvero rotta al nostro sindacato.
Congresso Fiom Bologna - Dichiarazione di voto
Dichiarazione di voto contrario al documento conclusivo del 6° Congresso FIOM-CGIL di Bologna presentata dai seguenti delegati per il documento "Lavoro Società – Cambiare Rotta":
Bocale Paolo (Titan Italy SpA), Maviglia Orlando (Motori Minarelli), Montanari Gian Pietro (CESAB), Bacchelli Davide (IMA), Morini Mauro (Arcotronics)
Il Congresso provinciale della FIOM di Bologna non esaurisce la discussione tra chi sostiene la politica della concertazione e chi ne propone il superamento liberando le rivendicazioni su salario, garanzie e diritti dei lavoratori dalle compatibilità aziendali.
La relazione di apertura fa un bilancio insufficiente della politica sindacale condotta dalla FIOM dagli accordi del luglio ’93 ad oggi, e la discussione nei luoghi di lavoro aperta dal congresso ha espresso mandati precisi che il documento conclusivo snatura.
Il nostro voto contrario non è un voto contrario all’unitarietà della FIOM, ma questa va sempre ricercata in ogni singola battaglia sulla base degli obiettivi e con i metodi di lotta determinati dalle scelte democratiche dei lavoratori.
Su queste basi non mancherà mai la massima disponibilità ad un lavoro comune dove la sinistra della FIOM raccolta intorno al documento "Cambiare Rotta" dovrà darsi, a differenza del passato, l’obiettivo di proporre piattaforme ed obiettivi coerenti con le posizioni sostenute nei congressi di fabbrica.
Il documento finale rappresenta una cambiale in bianco che, pur contenendo elementi assolutamente condivisibili, soprattutto la costruzione dello sciopero generale di tutte le categorie contro l’offensiva di Confindustria e del governo che oggi ne rappresenta gli interessi - per la quale costruzione ci spenderemo a pieno come sempre in passato - non è altro che un elenco di buoni propositi che non rispondono al mandato ricevuto dalle lavoratrici e lavoratori iscritti alla FIOM che hanno dato il loro sostegno al documento "Cambiare Rotta".
Bologna, 11 dicembre 2001