FalceMartello n° 152 * Novembre 2001

Contro la Moratti

Sciopero generale dell’istruzione!

 

Il 31 ottobre sono scesi in piazza i docenti del Cobas. Il 12 novembre è stata la volta della Cgil-scuola, con l’adesione di 1 docente su 2 e la chiusura per sciopero di oltre 2000 istituti su un totale di 10mila. In entrambi i cortei è stata significativa la presenza quasi spontanea di studenti a fianco dei lavoratori. Ha scioperato anche il settore ricerca dell’università contro il dimezzamento del fondo per la ricerca pubblica da 300 a 160 miliardi. Nella stessa Finanziaria si apre ulteriormente la strada alla privatizzazione degli enti ricerca.

Gli attacchi nella Finanziaria

Col suo piglio manageriale la Moratti aveva presentato una proposta di Finanziaria a dir poco provocatoria. Venivano istituiti i cosiddetti "periodi brevi" di 30 giorni, in cui l’assenza di un docente non doveva essere rimpiazzata con una supplenza ma dagli stessi colleghi. In questo modo si aumentava il carico di lavoro sugli stessi docenti, con il paradosso di un’insegnante che doveva andare a coprire le ore di un’altra materia in caso di assenza del collega. In questo modo per 30 giorni gli studenti potevano trovarsi l’insegnante di matematica a far supplenza a quello di lettere. Il passo indietro della Moratti su questa questione è solo parziale: i periodi brevi rimangono anche se ridotti a 15 giorni. Tra l’altro le retribuzioni delle supplenze sotto i 15 giorni dovranno essere coperte con le risorse interne delle singole scuole. Le scuole con meno entrate dalle tasse scolastiche o non collegate ai privati rischiano letteralmente il tracollo.

Nella Finanziaria è contenuto un pesante attacco al personale Ata, lavoratori della scuola non docenti. Subiscono un taglio di 18.000 posti. Il sovraffollamento degli istituti e delle aule dovrebbe spingere ad un aumento del personale e non il contrario. Questi posti di lavoro tagliati, in realtà, non spariranno totalmente ma verranno esternalizzati a cooperative che appalteranno il lavoro dei bidelli a precari con condizioni sindacali e lavorative indegne. Inoltre la determinazione degli organici d’ora in poi potrebbe non avvenire più in base al numero delle classi, ma in base al numero degli alunni. Questo nuovo metodo di calcolo comporterà un taglio di 24mila posti di lavoro e un ulteriore sovraffollamento delle aule.

Si ripropone, poi, la questione salariale. Non solo sono ben lontane le medie salariali dei docenti europei, ma non si prevede nemmeno un recupero dell’inflazione nei nuovi aumenti. Ovviamente i soldi risparmiati dalla scuola vengono indirizzati al Ministero della Difesa. Anche l’università subisce 900 miliardi di tagli nei prossimi tre anni. In regime di Autonomia scuole ed università saranno sempre più spinte ad alzare le tasse d’iscrizione o a legarsi a privati.

Presidi-manager, scuole private e padroni

Continuano i regali alle scuole private. Al di là della maturità dove viene istituita la commissione interna, eccetto il presidente, anche nei diplomifici privati, continua la politica del centro-destra sui buoni-scuola. In diverse regioni italiane sono realtà da tempo, come nel caso di Piemonte, Veneto e Lombardia. In Lombardia per avervi accesso è necessario pagare rette scolastiche oltre le 400mila lire. In pratica vi hanno accesso solo gli studenti delle scuole private. Sul primo anno di applicazione si calcola che oltre il 90% di questi soldi siano andati agli alunni delle scuole private. Non mancano nemmeno laute ricompense ai nuovi presidi-manager. I nostri cari presidi hanno ottenuto senza colpo ferire un aumento di circa 10 milioni annui netti più 500mila lire per contratto integrativo e anzianità. Avanza spedita anche la volontà da parte di Confindustria di mettere le mani su scuola ed università, attraverso un proliferare di sponsorizzazioni, reti e progetti con le scuole. Nell’ultimo incontro tra D’Amato, presidente della Confindustria, e la Moratti, Confindustria di è detta pronta ad "adottare" 1200 scuole. Al posto di "adottare" è necessario leggere "trasformare" 1200 istituti in succursali di formazione professionale agli ordini delle aziende.

La Moratti ha poi riproposto con ulteriori peggioramenti il riordino dei cicli scolastici già presentato da Berlinguer. Il peggioramento consiste nel fatto che già a 14 anni lo studente dovrà scegliere se affrontare un percorso di tipo liceale e poi universitario oppure se intraprendere subito un percorso di formazione professionale. Non soltanto si stabilisce, quindi, un percorso differente all’interno dell’obbligo di frequenza, ma si torna alla scuola degli anni ‘50 dove i figli dei ceti benestanti sceglievano il liceo e poi l’università, mentre quelli dei ceti meno abbienti erano costretti subito a scegliere la formazione professionale perdendo ogni possibilità di iscrizione universitaria. Tanto per cambiare il riordino comporterebbe un taglio di altri 30mila posti di lavoro.

Lo sciopero generale dell’istruzione

è l’unica soluzione

I lavoratori della scuola sembravano il settore più impantanato nella concertazione e con più illusioni nell’Autonomia Scolastica, vera e propria aziendalizzazione della scuola. Oggi tutte queste illusioni sono venute a cadere. In tutte le singole vertenze emerge chiara la consapevolezza di come tutti questi attacchi siano collegati al progetto di privatizzazione dell’istruzione. Il nuovo potere e l’alto reddito dei presidi-manager è una provocazione. La continua effusione di fondi alle scuole private rende provocatorio ogni taglio alla scuola pubblica. Gli aumenti alle spese militari fatti direttamente sulla pelle dei precari della scuola e dei bidelli contribuiscono a politicizzare rapidamente la stessa lotta sindacale. Tutti i settori scolastici si sentono sotto attacco: studenti, bidelli, docenti e ricercatori universitari. L’inizio delle sponsorizzazioni chiarisce la nocività dell’entrata dei privati nelle scuole. A questo si aggiunge l’ambiente nelle università: dopo le lotte alla Sapienza di Roma in primavera, continua una certa effervescenza in diversi atenei.

Di fronte a questo la divisione in diverse date dei cortei e la divisione tra le diverse sigle sindacali demoralizzano chi si pone il problema di imbastire una lotta seria per ribaltare i progetti di privatizzazione. Dopo il corteo della Cgil, Bernocchi, portavoce nazionale Cobas, ha sfidato Cgil-scuola a concordare una data unitaria per uno sciopero generale dell’istruzione per dicembre. La risposta del segretario nazionale della Cgil-scuola assomiglia più ad un no. Ma l’idea è corretta. Va perseguita: non deve essere lasciata lì come una provocazione. Il Cobas dovrebbe lanciare una data chiara di mobilitazione nazionale: proporla a tutte le strutture studentesche e universitarie. Una data su cui l’ambiente crescerebbe rapidamente e per cui ci sarebbe abbastanza tempo per prepararla in tutte le scuole e in tutti gli atenei con assemblee e votazioni della piattaforma di lotta. Le assemblee dovrebbero eleggere delegati per la trattativa nazionale, in modo che avvenga una trattativa democratica, combattiva e non al ribasso. Questo è oggi alla nostra portata, ma questa data deve essere lanciata non con la speranza che i confederali non aderiscano in modo da smascherarli, ma in modo da costringerli ad aderire aprendo contraddizioni tra la base di lavoratori onesti che appoggiano la Cgil. Una data del genere richiede anche una piattaforma unitaria su cui tutti i settori dell’istruzione pubblica troverebbero consenso:

-raddoppiare la percentuale del Pil (Prodotto Interno Lordo) dedicato a scuola ed università.

-aumento di 500mila lire mensili per i lavoratori dell’istruzione.

-ritiro di tutte le misure d’Autonomia. Fuori i privati dalla scuola.

-assunzione di tutti i precari; fermare i tagli del personale. 20 alunni per aula. Ridare la sede a tutte le scuole accorpate.

-abolizione del preside-manager per sostituirlo con un coordinatore didattico-amministrativo democraticamente eletto da lavoratori e studenti.

-dimissioni della Moratti.

-collegarsi alle altre categorie di lavoratori in lotta, a partire dai metalmeccanici, per unire le forze fino alla caduta del governo

Questo è l’obiettivo, questa è l’unità studenti-lavoratori per cui si batterà ogni militante del Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp). Unisciti a noi!

Sara Parlavecchia

(Comitato in difesa della Scuola Pubblica)

Per contattare il Csp-collegamento nazionale 333/4088462 oppure cspubb@supereva.it


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