FalceMartello n° 152 * Novembre 2001

Immigrazione: il governo sfonda

la porta aperta dal centrosinistra

"Finalmente" la destra è al governo e può mettere in pratica quello che ha sempre sognato in materia di immigrazione. Il provvedimento varato dal governo il 12 settembre scorso inasprisce pesantemente le già dure condizioni dei lavoratori immigrati. La cosa non tocca solo loro, ma tutti i lavoratori indipendentemente dalla loro razza e nazionalità, perché un peggioramento delle condizioni di un settore della nostra classe è il grimaldello attraverso il quale si attacca tutti indiscriminatamente.

Ecco cosa ci ha confezionato il nostro Berlusconi.

di Sonia Previato

Viene abrogato l’istituto dello sponsor, cioè della persona fisica o ente che si faceva garante per l’immigrato nel frattempo che trovava un lavoro. Questo sistema permetteva a circa il 20% degli immigrati regolari di entrare in Italia legalmente.

D’ora in poi sarà possibile entrare in Italia solo se si ha un contratto di lavoro. Viene istituito uno sportello unico per l’immigrazione che svolge anche funzione di ufficio di collocamento: chi abbisogna di manodopera straniera va a questo ufficio. L’ufficio verifica che non ci siano italiani disposti a trasferirsi per quel lavoro. Se entro venti giorni non si presenta nessuno, l’ufficio manda la richiesta ai consolati italiani all’estero, i quali dopo le dovute verifiche danno il nulla osta per giungere in Italia legalmente.

Il permesso di soggiorno così faticosamente ottenuto vale un anno per i contratti a tempo determinato, due anni per i contratti a tempo indeterminato e nove mesi per i contratti stagionali. Prima, escluso gli stagionali, valeva sempre due anni.

Questo sistema rende ancora più complicato, se non quasi impossibile, ottenere il permesso di soggiorno. Da una parte crea una ampia base di immigrati che continueranno a venire in Italia per cercare lavoro e non riusciranno ad ottenere la regolarizzazione. Dall’altra il sistema barocco dello sportello per l’immigrazione suggerisce e stimola i padroni all’uso indiscriminato di manodopera clandestina. Unito a questo viene legalizzata la guerra fra poveri: chi si presenta prima vince il posto di lavoro e un italiano vale di più di un immigrato. Questa è l’apice dell’ipocrisia, perché ai lavoratori italiani si vuol far credere che sono migliori, ma in realtà si chiede loro di rinunciare ai loro diritti, al loro salario perché, dietro l’angolo, c’è sempre un immigrato, possibilmente clandestino, che è disposto a vendere la propria forza lavoro per molto meno.

Guerra ai clandestini?

Ma il governo dice di dichiarare guerra al clandestino, sinonimo di criminale. Allunga da 30 a 60 giorni il tempo massimo di permanenza nei cosiddetti centri di raccolta, ovvero i famosi lager, per dare più tempo alle autorità per gli accertamenti e le identificazioni. Ma soprattutto introduce il reato di immigrazione clandestina.

Se un immigrato viene trovato senza documenti, viene espulso, previo stazionamento nei centri. Una volta espulso non può più rientrare per 10 anni. Se prova a rientrare è punito con la reclusione da 6 a 12 mesi, se prova una seconda volta reclusione da uno a quattro anni. Se un immigrato, anche se regolare, commette un reato considerato grave viene espulso senza regolare processo. Chi vende prodotti contraffatti (borsette, CD pirata, ecc.), anche se è in regola con il permesso di soggiorno, è considerato un pericoloso criminale e viene immediatamente espulso.

Ci sono altri aspetti mortificanti per i lavoratori immigrati, per esempio le limitazioni per i ricongiungimenti familiari: un immigrato può chiamare in Italia moglie, figli e genitori solo a patto che dimostri che essi non siano in grado di mantenersi da soli.

Ovviamente sono previste sanzioni anche per gli scafisti che arrivano anche a 15 anni di reclusione e 50 milioni di multa per immigrato trasportato, ma è ben poca cosa rispetto al giro di denaro e profitti che ricavano dal traffico di immigrati.

Il provvedimento fomenta la clandestinità e poi la reprime con violenza. E proprio questa repressione violenta è il ricatto che incatena il lavoratore immigrato al proprio sfruttatore: se si ribella non solo viene espulso, ma rischia anche la prigione.

Nonostante tutto, queste misure non possono fermare la necessità irrinunciabile di milioni di donne e uomini di scappare dalle bombe, dalla morte, dalla miseria a cui sarebbero condannati nei loro paesi di provenienza.

Ipocrisia senza confini

La destra si copre di questa evidenza e dice "aiutiamoli a casa loro". Certo! Prima il governo gli tira addosso le bombe, li affama con gli accordi economici e poi gli getta l’osso spolpato. Nel provvedimento infatti il governo dà facoltà alle Regioni di avviare corsi di formazione nei paesi non Ue per lavoratori che verranno poi assunti in aziende italiane. Prima vengono approvati i piani del Fmi che distruggono quel poco che c’è di stato sociale, di pubblica istruzione nei paesi del Terzo Mondo, poi vengono dati gli spiccioli per addestrare un infima minoranza di lavoratori. Molto probabilmente questi soldi, se verranno mai stanziati, andranno ad arricchire le organizzazioni non governative presenti in quei paesi e i settori degli apparati statali che più hanno legami con la borghesia del nostro paese. I lavoratori resteranno, come sempre, vittime della loro fame.

Questa destra forcaiola che non teme di negare i più elementari diritti democratici va combattuta fino in fondo.

Ma dobbiamo dire tutta la verità. Il precedente governo di centro sinistra, e in particolare la legge Turco-Napolitano votata da tutta la sinistra (compresa Rifondazione Comunista) ha creato le basi per l’attuale canea reazionaria.

Le responsabilità della sinistra

Quella legge conteneva implicitamente il reato di immigrazione nella misura in cui dava vita ai centri di permanenza: carceri senza esserlo formalmente e che quindi non garantivano e non garantiscono tuttora neppure i diritti minimi di un carcerato. Per la prima volta con quella legge un lavoratore immigrato poteva essere recluso senza aver commesso alcun reato, per il semplice motivo di essere immigrato e di essere imputato clandestino.

Anche la politica dei flussi migratori è assolutamente fallimentare e controproducente. Nel 2000 il governo di centro sinistra ha varato la quota di 63mila nuovi immigrati che l’Italia può accettare. Rispetto ai regolari la Caritas stima una presenza di clandestini pari a un 20% in più. Solo nel 1999, con l’ultima sanatoria, sono state presentate oltre 250mila richieste di regolarizzazione e ne sono state rilasciate circa il 50%. Nel 1998 su 50mila ispezioni di aziende con manodopera immigrata, il 75% impiegava irregolari. Si vede dunque come i flussi coprono solo una minoranza di lavoratori immigrati che entrano in Italia e costringono la maggioranza a vivere nella clandestinità, con gran guadagno di chi li assume.

Con questa politica la sinistra ha voluto farsi paladina del problema sicurezza e ha contribuito all’identificazione del clandestino, e in generale dell’immigrato, con il criminale, di fatto fomentando il razzismo. Oggi la destra al governo raccoglie ed estremizza la xenofobia che purtroppo anche la sinistra ha contribuito a creare.

Ma non c’è solo questo. L’anno scorso l’economia galoppava. Da più parti i padroni richiedevano flessibilità per assumere a basso costo e chiedevano che il governo permettesse più ingressi; alcuni addirittura volevano più garanzie per gli immigrati, una casa, un minimo di stato sociale e una qualche forma di legalizzazione, perché la gran richiesta di manodopera esigeva che potesse essere impiegata stabilmente.

Oggi invece morde la crisi e seppure ci siano settori, anche nel Polo, come Casini, contrari a chiudere eccessivamente le frontiere, conviene di più una politica di pressione al ribasso su salari e condizioni di lavoro. Quindi ben vengano i clandestini che come abbiamo spiegato servono proprio a questo. Oltre alla campagna ideologica della destra che ha sempre sostenuto la chiusura delle frontiere e la guerra agli immigrati (ricordiamo lo slogan della Lega "un voto alla Lega, un albanese in meno in Italia"), si unisce un contesto economico che può trovare il favore di ampi strati della borghesia italiana.

A maggior ragione dunque è necessario costruire un fronte unito e saldo fra i lavoratori italiani, gli immigrati, i disoccupati e i precari contro questo provvedimento e tutti quelli che vanno nella direzione di dividere e precarizzare ulteriormente la classe lavoratrice.

No ai flussi migratori, libera circolazione delle persone!

Permesso di soggiorno per tutti! Nessuno deve essere clandestino.

Chiusura immediata dei centri di permanenza!

Una casa per tutti! Esproprio senza indennizzo delle immobiliari che tengono sfitti migliaia di appartamenti per tenerne alti i prezzi.


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