FalceMartello n° 152 * Novembre 2001

Zanussi - Come il modello partecipativo
indebolisce i lavoratori

La concertazione di questi anni ha prodotto nelle relazioni industriali Eletrolux Zanussi un fiorire di complesse istituzioni e commisioni paritetiche che hanno preso il nome di modello partecipativo. Modello che ha offerto, agli sperimentatori, di sbizzarrirsi in particolar modo nel gruppo Zanussi.

Un esempio è stato il famigerato "job-on-call" (lavoro a chiamata) bocciato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori del Gruppo scongiurando per ora l’avvento dell’operaio "squillo".

Ma è nella quotidianità che si possono trovare gli esempi migliori di come il modello partecipativo tenti e riesca a scardinare i diritti dei lavoratori. Mi riferisco, in particolare agli attacchi che in cambio di un maggior ruolo consultivo il sindacato ha subito in questi anni. Questi attacchi hanno consumato e ridotto notevolmente il ruolo del sindacato, rendendolo debole ed impotente di fronte a molte delle questioni che deve affrontare.

Per scendere ancora più nel particolare, vorrei porre l’accento su come si presenta oggi in Zanussi il sindacato tra i lavoratori parlando della realtà che conosco di più: la Zanussi di Forlì.

Il sindacato e i suoi rappresentanti, i delegati, hanno perso negli ultimi anni sempre più credibilità, capacità di agire e rappresentatività.

Nel luglio 2000 la maggioranza della RSU, favorevole al "job-on-call" è stata sconfessata dai lavoratori (67%). Oggi, novembre 2001 ha subito un’altra paurosa bocciatura: due scioperi proclamati in due giorni che non hanno raccolto più del 30-40% delle adesioni.

Cosa ha provocato tutto ciò?

Le ragioni sono almeno due: le contraddizioni emerse nel comportamento della stessa RSU e la mancanza di credibilità dei suoi membri.

Innanzi tutto, a ridosso dello sciopero nazionale del 16 novembre sono stati concessi all’azienda due sabati lavorativi da effettuare in regime di flessibilità, cioè pagati senza le maggiorazioni contrattuali per il lavoro straordinario. Questa è stata la scandalosa foglia di fico dei delegati Fiom: per rimanere fedeli alla direttiva di non fare accordi sugli straordinari con la vertenza del contratto nazionale ancora aperta, hanno preferito che si riducesse il salario dei lavoratori! E sebbene in minoranza rispetto ai delegati Fim, Uilm e Ugl, il loro rifiuto avrebbe coagulato l’opposizione della maggioranza dei lavoratori.

Non sono state fornite spiegazioni plausibili per motivare la firma dell’accordo senza consultare i lavoratori, tranne che per affermare la necessità di non perdere uno dei tanti premi di produzione che costituiscono gli aumenti salariali del contratto aziendale, nonché prospettare la conferma di 200 giovani con contratto a tempo determinato in cambio dei due sabati.

E qui veniamo al dunque. La RSU dimostra di aver ceduto ad un doppio ricatto: rispettare tempestivamente i volumi produttivi stabiliti esclusivamente dall’azienda, perché ad essi sono legati gli aumenti del salario variabile; e concedere aumenti della produzione in cambio di garanzie sull’occupazione, che gli stessi aumenti produttivi potrebbero compromettere.

Così quando è stato proclamata mezz’ora di sciopero in risposta alla violazione del dirirtto alla "privacy" di un membro RSU da parte della direzione aziendale, e un ulteriore sciopero per contestare le misure adottate per aumentare la produttività di una linea, indetti senza effettuare assemblee e senza bloccare l’accordo sulla flessibilità, i lavoratori hanno manifestato il proprio malcontento boicottando lo sciopero.

La domanda è: alla Zanussi di Forlì esiste ancora sindacato? Ha senso parlare di rappresentanza dei lavoratori quando abbiamo esempi di delegati delegittimati perché si sono fatti fedeli interpreti di quella politica partecipativa che i dirigenti sindacali sostengono? Se oggi i padroni alla Zanussi si sentono ancora in diritto di spremere ulteriormente i lavoratori lo si deve alla debolezza di una RSU che ha perso ogni legame con i lavoratori che dovrebbe rappresentare: Ed a livello nazionale la situazione è ancora più scoraggiante quando assistiamo alle lotte di potere e alle scaramucce per accaparrarsi le poltrone messe in palio dalla politica, il tutto mentre i lavoratori si sentono orfani di una vera guida di un vero sostegno.

Il tutto in un clima generale di forte attacco ai diritti dei lavoratori da parte dei padroni e del governo, dove si prospettano finanziarie "di guerra" per tentare di scongiurare la recessione a scapito di salari, pensioni e stato sociale.

E’ tempo di rifondare il sindacato, a partire dalla Zanussi di Forlì, e tutte le organizzazioni che dovrebbero rappresentare gli interessi dei lavoratori; per questo occorre una spinta dal basso, dalle fabbriche, che abbatta ogni burocratismo e ricominci a ragionare esclusivamente sulla base delle proprie esigenze sociali.

Un’operaia della Zanussi di Forlì


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