Minarelli - La direzione aziendale getta la maschera
Bologna
- Continua la cassa integrazione alla Motori Minarelli. Nell’incontro con la RSU, 6 novembre, l’azienda ne ha confermato il prolungamento fino al 22 dicembre. Il ritorno in fabbrica avverrà, dopo Natale, ma solo per una parte di lavoratrici e di lavoratori. Per gli altri la ripresa è prevista una settimana più tardi.A tre mesi dall’apertura della prima procedura alcune previsioni della RSU si sono rivelate fondate. Si era detto allora, nelle assemblee, che a cominciare dal rifiuto dell’azienda di riconoscere la maturazione dei ratei contrattuali per il periodo di cassa e finendo col pesante ricatto economico di non anticipare per conto dell’INPS i salari, questa cassa integrazione sarebbe servita, nelle intenzioni dell’azienda, anche a ridefinire i rapporti di forza con i lavoratori.
Nel corso di questi mesi i lavoratori hanno visto infatti l’azienda procedere unilateralmente nella riorganizzazione del lavoro in alcuni reparti; l’incoraggiamento del "calo naturale" dei dipendenti ha portato ad un vero e proprio esodo di lavoratori: da gennaio ad ottobre, inclusi i pochi andati in pensione, sono state 60 le dimissioni. Preoccupati per le prospettive, per la diminuzione dei salari e per le mutate condizioni di lavoro, moltissimi lavoratori hanno preferito dunque cercare altrove. Le dimissioni si sono verificate in reparti con manodopera a prevalenza maschile, segno di una relativa facilità per gli uomini, rispetto alla manodopera femminile, di trovare una nuova occupazione.
Le "nuove e più qualificate professionalità" di cui l’azienda si è dichiarata promotrice sono quindi soprattutto servite a tamponare la necessità di manodopera, concedendo ben poco tempo ad una formazione veramente tale. In alcuni casi sono stati fatti rientrare dei lavoratori di cooperative esterne di facchinaggio, in altri si è tentata la carta dell’intensificazione dei ritmi.
Nel reparto ingranaggi, ad esempio, mentre la maggioranza degli altri operai era in cassa integrazione, solo la determinazione di una lavoratrice che insieme a pochi altri stava lavorando, ha permesso di far esplodere un problema di sovraccarico di lavoro, inducendo lo stesso responsabile di reparto a spegnere alcune macchine per andare a ritmi più umani e a prendere atto dell’impossibilità di fare, in quelle condizioni, alcuna formazione. Sempre nel reparto ingranaggi quattro lavoratori sono stati a turno ammoniti verbalmente per scarso rendimento, volendo l’azienda ottenere la stessa produttività che, a parità di mansione, veniva ottenuta da due lavoratori esterni di cooperativa, capaci di lavorare fino a 12 ore al giorno.
Appare evidente che in tali condizioni, il compito primario dei delegati e dei lavoratori è quello di stabilire un controllo efficace nei singoli reparti, per limitare le iniziative unilaterali e per favorire il protagonismo dei lavoratori. E’ proprio ciò che l’azienda teme. Ogni qualvolta i delegati hanno posto questioni che comportavano direttamente o indirettamente il controllo dei lavoratori sulle scelte aziendali, l’atteggiamento dell’azienda è stato di netta chiusura. Così, per esempio, per la richiesta di un elenco nominativo di lavoratori che nei periodi di cassa sono invece a lavorare (non per controllare questi lavoratori ma per avere uno strumento di monitoraggio); lo stesso atteggiamento rispetto alla richiesta di una copia del bilancio aziendale dello scorso anno, nonostante sia un documento pubblico accessibile a chiunque. Anche di fronte alla possibile costituzione di una commissione mensa, alla quale alcune lavoratrici hanno dato la loro disponibilità a candidarsi, l’atteggiamento dell’azienda è stato ostile.
Nel corso dell’ultimo incontro la reticenza dell’azienda a fornire informazioni dettagliate e complete alla RSU ha raggiunto livelli intollerabili, arrivando a nascondere un accordo del 18 ottobre scorso tra la proprietà Minarelli e la Yamaha, secondo il quale la partecipazione della multinazionale passa dal 49% al 83,52%. Fortunatamente la comparsa della notizia sulla stampa nazionale, a poche ore dall’incontro, ha svelato ai lavoratori qual è il modello di comunicazione e d’informazione con il sindacato che quest’azienda intende perseguire. La RSU ha indetto immediatamente uno sciopero di mezz’ora con assemblee volanti per richiamare l’attenzione su questo gravissimo comportamento. Che qualcosa sia cambiato e che si sia entrati in una nuova fase è opinione diffusissima tra i lavoratori. Si tratta ora di trasformare, con un lavoro sindacale di base e creando le migliori condizioni possibili, questa opinione in consapevolezza e la consapevolezza in forza.
Orlando Maviglia – Rsu Fiom Minarelli Motori