FalceMartello n° 148 * 22-6-2001

La rivoluzione messicana a confronto

Una serie di assemblee in luglio con il compagno

Rubèn Rivera Alvarèz, promosse dalla nostra redazione

In vista della manifestazione di Genova la nostra redazione organizzerà dei dibattiti sul Messico, per discutere delle lotte che attraversano il paese e le prospettive politiche. Abbiamo così invitato in Italia il compagno Rubèn Rivera Alvarèz, dirigente delle lotte studentesche all’Unam di Città del Messico e militante del Cedep, una delle realtà studentesche più significative nella capitale messicana.

Il compagno sarà a Milano l’11 luglio alla Festa di Liberazione in un’assemblea organizzata dal Coordinamento dei Giovani Comunisti che ovviamente ringraziamo per la disponibilità dimostrata.

Sarà poi a Modena il 12 luglio e (con date ancora da definirsi) a Parma, Bologna, Caserta, Napoli, Udine, Cosenza, Matera e Genova.

Uno dei temi che verrà trattato in queste riunioni è senza dubbio la questione zapatista. Le posizioni del subcomandante Marcos godono di una certa popolarità nel movimento e c’è chi come Ferrero, della segreteria del Prc, ha recentemente proposto sulle pagine del Manifesto di costruire lo "zapatismo" anche qui in Italia.

Questo dibattito si lega a doppio filo con la proposta di Bertinotti della sinistra alternativa, che trova in Ferrero uno dei più entusiastici sostenitori all’interno del partito.

A noi pare improponibile l’idea di adattare i metodi di un movimento fondamentalmente contadino alle condizioni di un paese industrializzato qual’è l’Italia.

Ma quello che più conta è che un gruppo dirigente comunista dovrebbe avere un atteggiamento più cauto verso un movimento, che nega come obiettivo la conquista del potere e l’espropriazione della proprietà e del latifondo, cause principali dello sfruttamento degli indigeni e degli altri poveri del Chiapas.

E’ del tutto scontato che nel conflitto con lo Stato messicano e l’imperialismo noi sosteniamo l’Ezln, ma questo non toglie che non si possa criticare il subcomandante Marcos quando fa concessioni verbali alla "democrazia" messicana o limita il proprio raggio d’azione alla sola causa indigena senza vedere i legami che questa ha con il sistema capitalista che genera l’oppressione di questa e di altre minoranze.

Come si è visto recentemente le trattative tra l’Ezln e il governo di Fox per la concessione della legge sull’autonomia sono sfumate in un nulla di fatto. Neanche la proposta della Cocopa, che pure era molto modesta sul piano della reale autonomia è stata concessa e ci sono state da parte del Parlamento delle modificazioni che hanno costretto l’Ezln a interrompere la tregua.

Tutti i piani del subcomandante: di deporre le armi e trasformare l’Ezln in un movimento politico "democratico" sono estremamente rischiosi, l’esercito messicano ha solo fatto finta di ritirare le truppe dalle zone controllate dall’Ezln (i gruppi paramilitari continuano ad operare indisturbati) e niente lascia pensare che la linea dell’accordo proposta da Fox duri molto a lungo.

Fox che ha strumentalizzato la Marcia sulla Capitale inserendola in una grande operazione di immagine è stato eletto presidente promettendo, in quindici minuti, la pace con l’Ezln.

Ma non è una questione di volontà (ammesso che Fox sia un uomo di buona volontà, a noi pare che sia piuttosto un reazionario al soldo del grande Capitale), il problema è ben più serio, per concedere una reale autonomia agli indigeni quello che è in gioco sono i potentati locali: i produttori di caffè, di legname, i latifondisti e i loro cacicchi locali del Pri e del Pan che non intendono condividere con nessuno il controllo politico ed economico sul territorio che gli permette di sfruttare la manodopera nelle aziende come nelle campagne e di arricchirsi sulle disgrazie altrui.

Dunque o il subcomandante Marcos accetta un pessimo accordo con il governo tradendo le aspirazioni del popolo che rappresenta, un accordo che non cambierebbe nulla aldilà di qualche buona parola che può essere scritta su un pezzo di carta chiamato Nuova Costituzione o il conflitto armato in Chiapas continua.

Ci sembra che questa seconda ipotesi sia la più probabile.

Non potendo battere l’esercito federale e l’apparato dello Stato messicano su un piano puramente militare, l’unica strada che resta ai zapatisti è l’unità con il movimento operaio nelle città, con i contadini delle altre regioni messicane, con gli studenti.

Oltre alla magnifica lotta dell’Unam dello scorso anno c’è una ripresa del movimento operaio in particolare con le mobilitazioni che tentano di contrastare le privatizzazioni nell’industria elettrica e in quella petrolifera. Le condizioni per la formazione di un ampio fronte di lotta che coinvolga studenti, operai e contadini messicani sono lì presenti.

Marcos, con l’enorme popolarità che ha conquistato tra gli oppressi di tutto il Messico (e non solo) potrebbe giocare un ruolo decisivo nella formazione di questo blocco sociale, ma perchè questo sia possibile è necessario che l’Ezln si proponga come nucleo per la costituzione di un movimento rivoluzionario teso all’abbattimento del capitalismo.

A questa prospettiva dovrebbe lavorare l’Ezln, facendo uscire il movimento dalla sua dimensione locale e specifica, che non va esaltata ma vista come un limite da superare al più presto. Già troppo tempo si è perso in questi 7 anni.

Di questo e delle prospettive messicane discuteremo con il compagno Ruben Rivèra nelle assemblee che verranne adeguatamente pubblicizzate sul nostro sito e con la diffusione di materiale propagandistico. Nell’occasione verrà anche pubblicato un documento curato dalla redazione di Falcemartello e della rivista messicana El Militante che invitiamo i lettori a richiedere ai numeri della redazione o ai nostri sostenitori.


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