FalceMartello n° 148 * 22-6-2001

Zanussi: una lotta esemplare
chiusa da un accordo al ribasso

Nei primi giorni di giugno sono stati firmati gli accordi sindacali che hanno concluso formalmente l’ultimo scontro tra i lavoratori e la direzione della Zanussi. Dopo i mancati accordi con Rsu e sindacato per aumentare la produzione stagionale fino al 30%, dalla fine di maggio, l’azienda ha aumentato unilateralmente ritmi ed orari di lavoro oltre gli attuali livelli di sfruttamento dei lavoratori. A fronte di ulteriore flessibilità - 6 notti alla settimana anche per le donne, lavoro domenicale e rinvio delle ferie estive all’autunno - le sole alternative presentate possibili dalla direzione Zanussi erano la cassa integrazione e le trasferte comandate ad altri stabilimenti. Per i lavoratori di Rovigo e di Mel (Belluno) quest’ultima possibilità aveva il sapore di un ultimatum: o i primi accettano trasferte di 250 km a Belluno, oppure entrambi gli stabilimenti verranno chiusi!

di Davide Bacchelli

L’azienda probabilmente confidava nel timore della perdita del posto di lavoro nelle zone a più alto tasso di disoccupazione di tutto il nordest, nell’ostacolo alla conflittualità che poteva essere costituito dal richiamo al pericolo terrorista dopo che messaggi delle nuove Brigate Rosse erano stati recapitati alle Rsu di alcuni stabilimenti Zanussi con conseguente richiamo alla moderazione da parte delle strutture sindacali ancora convinte nel mantenimento di rapporti partecipativi con la direzione Zanussi; ma come nel luglio del 2000 contro l’accordo aziendale che voleva introdurre il lavoro a chiamata (assunzione a tempo indeterminato, ma lavoro e stipendio solo quando "chiama" l’azienda, anche con un solo giorno di preavviso), i lavoratori di Rovigo hanno reagito, non semplicemente votando no ad un referendum, ma con 6 giorni consecutivi di sciopero presidiando i cancelli della fabbrica. Soprattutto hanno trovato la solidarietà dei lavoratori di altri stabilimenti Zanussi che hanno scioperato e raccolto fondi a sostegno della lotta di Rovigo.

L’azienda è stata costretta a fare un passo indietro; stando alle notizie dei giornali, a Rovigo, come a Mel e Porcia (Pordenone) si sono raggiunti accordi in cui non si parla di nuova flessibilità o rinvio delle ferie, ma della riattivazione di linee di produzione lasciate inutilizzate, della reintroduzione delle squadre di manutenzione linee, nuovi investimenti e assunzioni.

"La lezione di Rovigo insegna a tutti noi operai e sindacato che la lotta, quando non si può evitare, paga". Così si chiude il volantino con cui la Rsu Fiom di Susegana (Treviso) descrive la settimana di lotta. Anche se siamo dell’opinione che comunque per ottenere risultati significativi per noi lavoratori il ricorso a forme di lotta non sia solo inevitabile ma necessario, sicuramente condividiamo l’entusiasmo e la soddisfazione che traspaiono da queste parole e da tutto il testo del volantino, anche sull’onda del successo dello sciopero dei metalmeccanici del 18 maggio.

E’ un chiaro segnale che i lavoratori della Zanussi non sono caduti vittime del tentativo di metterli in competizione tra loro insito nell’accordo aziendale approvato nell’autunno 2000 che stabiliva quote di salario variabile legate agli aumenti di produttività dei singoli stabilimenti; un accordo salutato con entusiasmo anche dalla Fiom e sinistra sindacale perché non contemplava più il lavoro a chiamata sostituito dal part-time ciclico verticale (assunzione a tempo indeterminato, ma lavoro e stipendio solo durante i picchi produttivi legati alla stagionalità del prodotto), approvato a maggioranza dai votanti a fronte di una larga astensione, ma respinto, tra gli altri, dai lavoratori di Rovigo (vedi FalceMartello n° 43)

I contenuti dell’accordo

Ci pare però che ancora una volta l’accordo non sia all’altezza della volontà di resistenza espressa dai lavoratori. L’accordo firmato a Mel il 6 giugno lascia ampi varchi a nuove incursioni dell’azienda sul terreno della flessibilità. Ad esempio si apre a una mobilità indiscriminata tra uno stabilimento e l’altro (in un’azienda che ha 19 stabilimenti in Italia, distribuiti da Belluno a Cosenza, e altre decine ai quattro angoli del mondo). Inoltre anche nel periodo delle riconquistate ferie di agosto bisogna garantire il 25% della produzione "standard", e questo utilizzando lavoratori volontari da tutti gli stabilimenti del Gruppo nel mondo, che non mancheranno dati i bassi salari e le pressioni che sempre ha esercitato l’azienda sul singolo lavoratore per stimolare la sua "volontà";

Oggi come allora è utile dare una valutazione obiettiva sui contenuti degli accordi che hanno chiuso una delle lotte operaie su cui si è maggiormente concentrata l’attenzione generale del paese tra quelle sviluppatesi nell’ultimo anno. Fare un bilancio di questo ultimo scontro alla Zanussi, può aiutare tutti i lavoratori oggi protagonisti della ripresa di conflittualità nelle fabbriche (dai dipendenti Fiat fino a quelli della Ilva di Genova, passando per tutte le categorie in attesa del rinnovo dei contratti nazionali) nella presa di coscienza di poter raggiungere risultati decisivi a livello salariale e di condizioni di lavoro utilizzando la capacità di lotta che hanno dimostrato di poter mettere in campo.

Per quanto riguarda la riattivazione delle linee di produzione inutilizzate, questo avverrà con tripli turni per 18 ore al giorno su 6 giorni alla settimana utilizzando anche lavoratori interinali: prima l’azienda dice che non c’è lavoro, poi arriva a ricorrere massicciamente al lavoro precario. Gridare al pericolo di chiusura è servito ad ottenere la possibilità di utilizzare massicciamente lavoratori considerati più controllabili. Inoltre per garantire l’alimentazione di queste linee di montaggio, i reparti produttivi a monte devono fornire un sufficiente numero di pezzi; come lo dovranno stabilire le commissioni tecniche paritetiche entro il 26 giugno. Se la soluzione non risponderà alle esigenze aziendali – cosa probabile visto che non si potrà certo ricorrere alla flessibilità contro cui hanno lottato i lavoratori – si faranno nuove assunzioni, ma con contratto di part-time ciclico. Oppure utilizzando il lavoro notturno delle donne in coerenza con quanto stabilito da una legge della comunità europea del 1998, per la quale le pari opportunità per le lavoratrici sono solo al ribasso.

Il rischio di nuovi attacchi aziendali

Dai contenuti degli accordi è tangibile la netta divisione tra i reali interessi dei lavoratori protagonisti della lotta e le strutture sindacali che hanno chiuso una trattativa che, come nel luglio 2000, ha respinto l’attacco frontale, ma ha lasciato i fianchi scoperti. E se i lavoratori hanno accettato questa soluzione, è stato perché senza una alternativa credibile non si può condurre una lotta ad oltranza.

L’azienda oggi ha rinunciato al suo massimo obiettivo, è stata respinta dai lavoratori scesi in sciopero, ma ha ottenuto comunque la possibilità di utilizzare ulteriore flessibilità e lavoro precario. In futuro non possiamo escludere nuovi attacchi: l’esperienza dei lavoratori Zanussi ci dice che non è sufficiente il voto al referendum o lo sciopero, ma occorre anche che i lavoratori decidano ogni passo di una vertenza, democraticamente, discutendo e votando in assemblea. La costruzione delle piattaforme rivendicative deve essere fatta partendo esclusivamente dalle esigenze concrete dei lavoratori, e non dalle compatibilità aziendali. Su queste basi si devono eleggere delegati tra tutti i lavoratori revocabili in qualsiasi momento qualora non rispettassero il loro mandato.

Non è più accettabile una gestione delle vertenze lasciata ai soli vertici sindacali, ai cosiddetti esperti di trattative. Bisogna rigettare le regole della concertazione e rivendicare parti consistenti dei profitti fatti negli ultimi anni dai padroni, la drastica riduzione di ogni forma di flessibilità e la eliminazione di tutte le forme di lavoro precario ed atipico che dividono i lavoratori all’interno della stessa fabbrica; la lotta alla disoccupazione attraverso la progressiva riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; il ripristino di un meccanismo di scala mobile dei salari contro l’inflazione reale.

Questi risultati non ci verranno regalati dai padroni, ma la grande capacità di lotta dimostrata dai lavoratori della Zanussi, come da quelli della Fiat - solo per citare i casi più significativi che non a caso arrivano dalle più grosse aziende del paese – che ha visto protagonisti i giovani ed i precari, è una solida base su cui sviluppare il ruolo politico centrale della classe lavoratrice.


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