FalceMartello n° 147 * 17-5-2001

Liceo Erasmo di Sesto S.G. (Milano)

Costruiamo l’opposizione nei "bastioni" dell’Autonomia scolastica

Il liceo "Erasmo da Rotterdam" di Sesto San Giovanni (Milano) non può certo vantare una solida tradizione di lotte per una scuola migliore, diversa

dall’attuale e diversa da quella dell’Autonomia. Ora famoso per ben più tristi motivi, (molti

ricorderanno l’omicidio di una studentessa, accoltelata dal suo ex-ragazzo) non ha la fama di essere un costante protagonista delle proteste studentesche milanesi. E’ considerato uno degli istituti più tranquilli, che di rado aderisce a manifestazioni o si attiva durante i periodi di fervore del movimento studentesco. Ma oggi le cose stanno cambiando: qualcosa si muove!

Elisa De Tollis (studentessa del collettivo dell’Erasmo)

Frequento l’Istituto Erasmo da Rotterdam da ormai 3 anni, ma a chiunque basterebbero anche solo 3 mesi per rendersi conto che qui ciò che caratterizza gli studenti è il disinteresse verso le problematiche che più dovrebbero toccarci, ossia la Riforma del sistema scolastico che va

sotto il nome di Autonomia e le conseguenze negative che essa comporta.

Questa tendenza ad accettare passivamente le decisioni che vengono dall’alto sono le cause della mancata partecipazione della nostra scuola alle significative –seppur non molto efficaci- lotte studentesche di questi ultimi anni.

Tuttavia non bisogna mai generalizzare: alcuni continuano ad opporsi a questa Riforma, che mostra la sua vera faccia: aumento dei ritmi di studio, autoritarismo del preside e meno libertà all’interno della scuola. A questi elementi, comuni a diverse scuole, all’Erasmo si aggiungono alcune particolarità. Ad esempio il Pof (piano dell’offerta formativa) dichiara che sono garantiti tre viaggi all’estero distribuiti in tre anni per gli studenti del ramo linguistico. In realtà di questi tre stage se ne fa solo uno che non è assolutamente un diritto garantito visto che costa tra i 2 milioni e i 2 milioni e mezzo!

La nascita del collettivo all’Erasmo

Diversi studenti della mia scuola, stufi di dover sopportare le condizioni inadeguate in cui versa la sede ma soprattutto la succursale (qui si fa lezione in compagnia dell’amianto) hanno espresso in un’assemblea di istituto l’esigenza di dar vita a un collettivo.

Le sue funzioni, oltre a quella di informare gli studenti, sono la costruzione e l’organizzazione di un movimento studentesco all’Erasmo e la lotta per alcune rivendicazioni fondamentali quali:

• La ristrutturazione della palestra cadente e non a norma di legge;

• La bonifica dell’amianto nella succursale;

• Il mantenimento dei quadrimestri senza pagellini;

• L’opposizione al prolungamento delle ore da 50 a 60 min.;

• Il tetto massimo settimanale di verifiche;

• La libertà di riunione all’interno della scuola e di utilizzo di aule scolastiche al pomeriggio per diverse iniziative;

• Laicità, o perlomeno l’insegnamento di tutte le religioni, all’interno della scuola. Per esempio non ci pare proprio il caso che degli "educatori" vengano a fare pubblicità e propaganda al loro oratorio, come è successo recentemente da noi.

L’attività di costruzione del collettivo, iniziata a gennaio, ha subito un brusco arresto con la tragedia che ha coinvolto Monica e Roberto (in molti ricorderanno l’episodio dello studente che ha accoltellato a scuola, uccidendola, la propria ex-ragazza). Questo episodio è stato ovviamente un pesante shock morale che ha colpito tutti ed è stato a lungo protagonista di discussioni e riflessioni in classe.

Questa tragedia non doveva essere strumentalizzata da nessuno. Invece il preside ci si è gettato come un avvoltoio per frenare la nascita del collettivo. Ha preso la scusa che, dopo tutto quello che era successo nella sua scuola, aveva ricevuto pressioni "dall’alto" che lo obbligavano ad attuare un maggior controllo sugli studenti, dicendoci che non poteva fare altro che negarci l’aula per il collettivo. Così, non solo ha ritrattato una sua promessa ma, cosa ancor più grave, ha fatto carta straccia del Regolamento d’Istituto che afferma il diritto degli studenti di riunirsi al pomeriggio purché vi sia un maggiorenne. E tra noi di maggiorenni ce ne sono più di uno.

Inutile appellarsi al Consiglio d’Istituto: il preside rimarrà sempre il più forte, adesso che ha legalmente i poteri (o gli "strapoteri?!") per farlo. Solo una protesta massiccia degli studenti potrà imporre in futuro il rispetto dei nostri diritti.

Il preside tra l’altro non impedisce a tutti di riunirsi: chi vuole fermarsi per suonare la chitarra, o per fare il giornalino della scuola può. Evidentemente il "capo d’istituto" pensa che, invece, dare la libertà di riunione ad un collettivo sarebbe troppo scomodo. Un collettivo finirebbe per organizzare la lotta degli studenti e questo infangherebbe ulteriormente il nome dell’Istituto, la cui "credibilità" è già diminuita per l’omicidio di Monica. Tutto ciò significherebbe meno competitività con le altre scuole, quindi meno iscritti e infine meno soldi. E’ incredibile pensare che l’unica preoccupazione di un preside, di fronte ad una studentessa che ha perso la vita e ad un collettivo che chiede spazi democratici, sia tutelare il "buon nome dell’istituto". Eppure la realtà è proprio questa.

Oltre alla sua ipocrisia, ci stupiamo di questo: si continua a ripetere che esiste un problema giovanile, che i ragazzi arrivano ad uccidere perché sono in crisi (e lo sono perché tutto il modello di società capitalista è in crisi) e che, se avessero più spazi in cui confrontarsi, certe cose si potrebbero evitare… E poi quando un gruppo di adolescenti vuole riunirsi per capire la nuova scuola dell’Autonomia (e per opporsi ad essa), ma anche per discutere di attualità e politica, questo viene loro impedito.

Il preside ci ha vietato di riunirci, mandandoci in panico inizialmente, ma non ha troncato la nostra voglia di opporci a un sistema che non ci piace. E così abbiamo trovato un altro luogo per riunirci. Anche se siamo già a maggio, abbiamo iniziato un ciclo di discussioni e iniziative varie, tra cui la manifestazione del 25 aprile, un volantino, e un’attenzione costante per il movimento di Seattle, in modo da arrivare preparati il 20 luglio a Genova.

Se ce la stiamo facendo all’Erasmo, tra tutte queste difficoltà, chissà che potenzialità si possono sviluppare nelle altre scuole!


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