Un gravissimo passo verso la libertà
di licenziamento
Il governo di centrosinistra, per dare un buon ricordo di sé ai padroni, ha pensato di fare loro un ultimo regalo in tema di smantellamento dei diritti dei lavoratori, proprio su una delle questioni che più stanno a cuore a Confindustria: la libertà di licenziamento.
Infatti, con un autentico colpo di genio, il Parlamento è riuscito ad approvare l’abrogazione della gratuità dei processi del lavoro.
L’abrogazione dell’articolo unico della Legge 2 aprile 1958 n. 319, come sostituito dall’art. 10 L 11 agosto 1973 n. 533 ha posto fine alla completa gratuità del processo del lavoro, anche nella fase esecutiva e/o concorsuale.
Conseguentemente combinando il disposto della legge in questione con la nuova normativa in merito al costo di iscrizione delle cause, che entrerà in vigore al prossimo luglio, il lavoratore che dovesse, ad esempio, impugnare un licenziamento dovrebbe pagare 600mila lire, all’atto dell’ iscrizione a ruolo della causa, affrontare i costi aggiuntivi delle notifiche e, se dopo avere vinto, deve procedere esecutivamente al recupero delle sue competenze, sostenere un’ ulteriore spesa di 600mila lire, per la procedura esecutiva.
Ciò vale, ovviamente ed a maggior ragione, anche per le cause previdenziali.
A fronte di ciò, viene offerto il contentino (magrissima consolazione) al lavoratore con reddito al di sotto dei 18 milioni (una assolutamente esigua minoranza) di poter ricorrere al patrocinio di un avvocato tra quelli iscritti nelle apposite liste, a spese dello Stato.
Si tratta, in buona sostanza, di una disincentivazione dal proporre cause su questioni di lavoro come per esempio un licenziamento ingiusto.
La filosofia sottesa a questa scelta è che si renderà impossibile la tutela dei diritti dei lavoratori, almeno così come è oggi attuata: il centro sinistra sancisce una volta di più da quale parte sta e a quale stregua considera i lavoratori che non dovrebbero far altro che ubbidire, subire ed accettare; Confindustria e Berlusconi ringraziano!
La legge avrà efficacia dal luglio 2002, ma è compito da subito di tutti i delegati e lavoratori, non solo fare pressioni sulla CGIL perché si opponga frontalmente a questo provvedimento, ma altresì mobilitarsi e costruire una campagna che possa respingere quest’ennesimo attacco dei padroni ai nostri diritti.
P.B.