FalceMartello n° 146 * 12-4-2001

Assemblea nazionale di Cambiare Rotta

Molte parole, a quando i fatti?

 

L'assemblea nazionale dei metalmeccanici aderenti all'area di Cambiare Rotta avrebbe dovuto rappresentare un passo importante nella direzione della costruzione di una vera alternativa all'attuale linea politica della Fiom e della Cgil più in generale. D'altra parte la presenza di oltre 650 tra delegati e lavoratori dimostra quanto sia sentita l'esigenza di costruire una sinistra sindacale forte e credibile. Tuttavia questo incontro ha rivelato una volta di più come i limiti che l'area presenta sono ben lungi dall'essere in via di soluzione.

Di Paolo Brini

L'intervento introduttivo del compagno Cremaschi ha stilato un'analisi assolutamente ineccepibile sul ruolo e le responsabilità della politica concertativa nell'arretramento delle condizioni lavorative, e dunque sulla necessità di metterla in soffitta. Ma il punto è che se le premesse erano condivisibili, ben più incerte ed opache sono parse le proposte concrete offerte. Si ha avuto l'impressione che la relazione sia finita dove avrebbe dovuto cominciare, ovvero da "cosa fare", a partire da questo contratto metalmeccanico, per dare corpo all'area.

Lo stesso Cremaschi ha ribadito che per costruire una sinistra sindacale forte si devono creare i rapporti di forza attraverso contenuti che rispecchino le esigenze dei lavoratori. La nota dolente è che tutto questo viene rinviato dal segretario piemontese al congresso della Cgil prossimo venturo, lasciando sostanzialmente in mano a Sabbatini la gestione di questo contratto e ribadendo così l'atteggiamento di completo appiattimento sulle posizioni della maggioranza già espresso sia all'assemblea di Riccione dello scorso dicembre che nel giudizio ambiguo sul contratto in sede di referendum. Come si può glissare così blandamente su un contratto che mai come oggi ha un significato politico così importante! Se non forniamo da subito una alternativa rischiamo di subire una sonora sconfitta e dare mano libera all'insaziabile sete di sfruttamento dei padroni.

Non solo, una posizione di tal genere ha già in germe tutti i malanni di cui era affetta Alternativa Sindacale. Infatti in un passaggio del suo discorso, Cremaschi ha fatto aperture molto esplicite a Sabbatini sulla possibilità di presentare un documento unitario al congresso qualora quest'ultimo facesse dei passi significativi verso le posizioni di Cambiare rotta. Sorge spontaneo chiedere se si ritiene veramente che Sabbatini possa fare una cosa del genere o se invece non ci troveremo di fronte ad una riedizione del documento unitario del '96 in cui si è visto dove sono andati a finire gli "spostamenti a sinistra " della maggioranza, nel mondo dei sogni!

L'intervento di Sabbatini

Se la relazione si può definire opaca, decisamente sconcertante è stato l'intervento di Sabbatini. Il segretario nazionale non ha fatto altro che difendere l'attuale posizione della Fiom, ribadendo che "l'importante ora è portare a casa il contratto", così com'è, perché "altrimenti non ce ne saranno più" (sic!). Ha inoltre continuato a ribadire che se la concertazione si sta rompendo, la colpa è dei padroni, perché la Fiom gli impegni li rispetta mentre Federmeccanica no. Fare affermazioni del genere significa non voler capire di fronte a quale situazione politica ci troviamo.

Quando mai i padroni hanno rispettato gli accordi? Confindustria ha sfruttato la concertazione finche gli ha fatto comodo, ma ora i padroni hanno deciso di non aspettarne più i tempi lunghi e di arrivare subito alla resa dei conti a partire dalla categoria più importante. Per questo è necessario costruire una controffensiva chiara e decisa. Ma il punto è che se continuiamo a difendere questa piattaforma, rischiamo di aver perso in partenza (e questo deve tenerlo presente anche Cremaschi). Il risultato del referendum per il contratto, in cui ha votato un terzo dei meccanici, dimostra quanto poco siano sentiti questi contenuti e quanto insufficienti siano le richieste avanzate.

Non basta dire "Dobbiamo portare a casa il contratto", ma dobbiamo chiarire che tipo di contratto. Un misero 4,6% di aumento salariale disarma i lavoratori e non risolve nemmeno l'annoso problema dell'unitarietà delle confederazioni. È evidente che, dato ciò che sta succedendo in queste settimane, non appena Federmeccanica avanzerà le prime offerte (si parla di 105mila) probabilmente Fim e Uilm cederanno, lasciando la Fiom ad un bivio: o cedere a sua volta, o organizzare da sola la lotta sulla base di rivendicazioni che i lavoratori non sentono proprie. In entrambe i casi, siamo certi, la conclusione rischia di essere la medesima: il fallimento e la sconfitta. Ecco a cosa portano gli accordi al vertice e a qualsiasi costo!

Per questo una vera controffensiva la si costruisce solo sulla base di contenuti che rispecchino le reali esigenze dei lavoratori; la compattezza dei lavoratori vista alla Fiat di Cassino , a prescindere dalla sigla sindacale di appartenenza, dimostra quanto l'unità alla base sia mille volte più efficace di quella al vertice.

Per una piattaforma alternativa

Proprio perché il contratto ha un significato politico così importante, all'assemblea di Brescia, come delegati, abbiamo presentato, per la seconda volta, un ordine del giorno nel quale si invita Cambiare rotta a costruire una campagna per il ritiro di queste rivendicazioni e la convocazione di un'assemblea nazionale di delegati sulla base di una piattaforma alternativa. Per la seconda volta purtroppo la presidenza ha rifiutato di far votare l’ordine del giorno con la scusa che quella non era un'assemblea deliberativa e che "l'area è ancora in costruzione".

In questo episodio credo sia riassunto il limite fondamentale di Cambiare rotta. Una opposizione che non delinea un percorso di azione, che non fa seguire alle parole i fatti, che non si struttura organizzativamente, ma che si limita ad una critica verbale, per quanto serrata essa sia, non può che rimanere una semplice e sterile opposizione di apparato. Una opposizione che, in questo modo, non pone le basi per divenire una alternativa credibile agli occhi dei lavoratori e dunque passare da minoranza a maggioranza.

Se non si adotta una strada più "concreta", quest'area rischia non solo di rimanere priva di spina dorsale ma di riproporre, come già sta avvenendo, tutte le deviazioni burocratiche della maggioranza. Si critica, giustamente, la burocratizzazione del sindacato, poi si ripropongono gli stessi metodi tali per cui, non si capisce perché, ciò che pensano Cremaschi, Breda e Zipponi diviene la posizione ufficiale di Cambiare rotta e ciò che pensano e propongono altri compagni, nei fatti, non conta nulla ... perché "l'area è in costruzione"!

L'assemblea degli industriali a Parma ci ha dimostrato una volta di più che si prepara uno scontro di classe aspro e lungo. In esso, data la disillusione verso l'attuale politica sindacale da parte dei lavoratori, si aprono spazi che la sinistra sindacale ha la possibilità di coprire, ponendo le basi per diventare un punto di riferimento agli occhi della classe operaia. Ma questo potrà avvenire solo a patto che Cambiare rotta non si limiti a pure e semplici critiche formali ma sappia cristallizzare la rabbia ed il rancore presente nelle fabbriche, fornendo un'alternativa sul piano dei contenuti e del metodo di lotta, partendo dalle reali esigenze della classe operaia in questo momento rivendicando la rottura della concertazione e la ripresa delle lotte a partire da questo contratto.

Pubblichiamo stralci dell’ordine del giorno da noi presentato a Brescia il 30 marzo 2001

Il risultato del referendum sulla piattaforma per il rinnovo del Contratto nazionale dei metalmeccanici proposta dalle direzioni di Fim, Fiom e Uilm dimostra che le rivendicazioni salariali avanzate non convincono i lavoratori della categoria. Su oltre un milione e 500 mila metalmeccanici, poco più di un terzo è andato a votare e solo 397.721 hanno espresso parere favorevole (...) L’assenza di informazioni sul suo andamento, e di proposte di iniziative di lotta per contrapporsi all’atteggiamento di Federmeccanica (...) rischiano di demotivare ulteriormente i lavoratori in difesa del Contratto Nazionale, la vertenza attorno alla quale è possibile unificare la forza e combattività di un’intera categoria di lavoratori (...)

La conferenza di Parma di Confindustria conferma la volontà di arrivare alla resa dei conti con la classe lavoratrice (...) presupposto indispensabile al loro disegno è la frammentazione dei lavoratori attraverso lo svuotamento progressivo e l’eliminazione del Contratto Nazionale (...)

Per questi motivi l’assemblea nazionale dell’area programmatica LavoroSocietà riunita a Brescia il 30 marzo 2001, si impegna in una campagna per organizzare un’assemblea nazionale di tutti i delegati metalmeccanici finalizzata al ritiro dell’attuale piattaforma per il rinnovo del contratto e ad iniziare un percorso per la costruzione di una piattaforma rivendicativa a partire dai luoghi di lavoro, in grado di rispondere alle reali esigenze dei lavoratori e a sostegno della quale mettere in campo forme di lotta veramente incisive rigettando ogni vincolo finalizzato al "raffreddamento" della vertenza.

I punti qualificanti della nostra proposta sono:

- Richieste salariali in grado di recuperare l’inflazione reale e gli aumenti di produzione proponendo la reintroduzione del meccanismo della scala mobile ed aumenti del 10% portando i minimi salariali a 1.700.000 lire nette mensili;

- Lotta categorica al lavoro precario, interinale ed a termine rivendicando la trasformazione di tutti i contratti a tempo indeterminato;

- Drastica riduzione del lavoro notturno, festivo ed a turni, che sono le principali cause dell’aumento degli incidenti sul lavoro, attraverso la riduzione dell’orario di lavoro progressiva a parità di salario anche come risposta alla disoccupazione.


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