FalceMartello n° 144 * 25-1-2001

Giovani in lotta corrispondenze

 

Udine - 1200 in corteo contro gli effetti dell’autonomia scolastica

Malfunzionamento, strutture carenti e scarsa democrazia nelle scuole sono condizioni sempre più facilmente rinvenibili a Udine, ma la presunta passività degli studenti cede il posto a importanti manifestazioni di combattività. L’arroganza del Ministro De Mauro si è ultimamente spinta fino ad annullare gli organi collegiali in alcune scuole italiane che hanno la particolarità di essere istituti comprensivi di scuole dell’obbligo oltre che di scuole superiori con diverso indirizzo. Uno di questi "istituti verticalizzati" si trova a Cividale, in provincia di Udine e proprio qui gli studenti del CSP hanno deciso di organizzarsi per combattere tale provvedimento, chiamando il sostegno del vicino centro cittadino. I primi a rispondere sono stati gli studenti del liceo scientifico "Copernico" che da anni lamentano l’assenza di una aula magna adeguata e le disagevoli condizioni per gli studenti che frequentano la sede staccata. Alcune classi del Copernico, infatti, dividono con gli istituti del Sello e del Deganutti un edificio lontano dalle corrispondenti segreterie, palestre e laboratori, in uno spazio già sovraffollato che dal prossimo anno dovrà ospitare anche le medie del Conservatorio. Il CSP inizialmente aveva deciso di organizzare un presidio nel centro di Udine con una cinquantina di partecipanti, ma la notizia della manifestazione si è sparsa a macchia d’olio in tutti gli istituti udinesi i cui rappresentanti hanno contattato il CSP per ampliare il contenuto della manifestazione con proprie rivendicazioni specifiche. Abbiamo quindi stilato una carta che evidenziava tutti gli interventi in materia di edilizia necessari agli istituti udinesi e metteva in luce le condizioni di precaria democrazia interna in diverse scuole. 1200 studenti provenienti da quasi tutte le scuole udinesi e cividalesi hanno bloccato la circolazione stradale nel centro di Udine la mattina del 6 dicembre per consegnare alla Prefettura e alla Provincia una petizione che richiedeva il ripristino degli organi collegiali nell’istituto di Cividale che oggi ne è privo e un documento contenente le denuncie sul degrado dell’istruzione pubblica locale. I rappresentanti delle istituzioni si sono spesi in lunghi colloqui durante i quali hanno cercato, come al solito, di smarcarsi dalle responsabilità riguardanti i problemi nei vari istituti, consigliando alla delegazione studentesca l’iter burocratico da seguire per ricevere risposta. Gli studenti scesi in piazza hanno potuto apprezzare ancora una volta l’ipocrisia dell’attuale governo locale (a maggioranza di centro-destra), molto interessato a tutelare gli interessi delle scuole private, cui vanno cospicui finanziamenti, piuttosto che a risollevare le tristi condizioni dell’istruzione pubblica. Durante e alla fine del corteo si sono moltiplicati gli interventi che incitavano a continuare la lotta perché solo mobilitazioni partecipate e fortemente motivate di studenti e docenti possono richiamare l’attenzione sulle carenze strutturali e malfunzionamenti dei nostri istituti: le false rassicurazioni dei governanti locali hanno l’unica funzione di scoraggiare il movimento studentesco alle cui richieste essi non vogliono dare risposte concrete.

Siamo ovviamente coscienti che le iniziative locali hanno una efficacia assai ridotta in assenza di un contesto di mobilitazioni diffuse e aumentata combattività studentesca a livello nazionale. Per questo la nostra manifestazione vuole collegarsi alle scuole in lotta nel Paese e contemporaneamente vuole scuotere dal loro apparente sopore quelle scuole che non si sono attualmente mobilitate: il silenzio di questi studenti non ci aiuta a migliorare le condizioni nei nostri istituti perché ci toglie la forza per difenderci. Le maggiori conquiste nell’istruzione e nel lavoro si sono sempre vinte su scala per lo meno nazionale dopo aspri conflitti con la controparte e il nostro caso non fa eccezione: la correttezza del nostro programma e la costanza nella lotta sono le armi fondamentali di cui abbiamo bisogno per raggiungere le nostre mete.

di Elisabetta Rossi

 

Bologna - Liceo "Copernico": no alle sospensioni e all’autoritarismo

Con la piena entrata in vigore dell’Autonomia scolastica stiamo assistendo anche a Bologna ad un’ondata crescente di autoritarismo. In questo quadro rientra anche il grave episodio del liceo scientifico Copernico: la sospensione di quattro studenti (due di loro addirittura per 5 giorni!!).

I quattro ragazzi colpiti da uno dei provvedimenti repressivi più pesanti che si siano visti da anni a Bologna stavano "disturbando la lezione". Sappiamo tutti che normalmente non si ricevono 5 giorni di sospensione perchè si chiacchiera durante la lezione.

La realtà è un'altra. Con questo provvedimento si vuole da una parte seminare un clima di terrore, fare vedere a tutti come ci si comporta nella scuola dell'autonomia, dall'altra si cerca di zittire gli attivisti politici. Alcuni dei sospesi infatti fanno parte del Collettivo Studentesco, che da mesi denuncia il crescente autoritarismo della Preside e le azioni di questa per fare del Copernico sempre più una scuola elitaria (aumento delle tasse, divieto per i bocciati del maxi-scientifico di reiscriversi, sospensione di gite e scambi con l'estero in chiave punitiva, sanzionabilità dell'"abbigliamento indecoroso", ed inoltre insulti vari a studenti poco simpatici alla Preside, spesso attivisti politici). Non dimentichiamoci inoltre che il Copernico era uscito da alcuni giorni da un'occupazione, organizzata fra l'altro proprio da alcuni dei sospesi.

Ora, apparentemente queste sospensioni, decise a maggioranza dal Consiglio di Classe, non sono un provvedimento della Preside, ma ci permettiamo di dubitare che provvedimenti così gravi vengano presi senza prima consultare e senza avere il consenso del capo d'istituto.

Quello che stiamo vedendo sempre più spesso in tutta Italia è un uso repressivo dei provvedimenti disciplinari. Quasi sempre i presidi colpiscono gli attivisti politici in un momento di stanca delle lotte, ad esempio quando si è appena conclusa un’occupazione che non ha portato a delle conquiste. Sanno che in quel momento è difficile che vi siano reazioni da parte della massa degli studenti e sperano così di demoralizzare ed isolare gli attivisti magari spingendoli verso posizioni settarie.

Tutto questo non ci stupisce. L'Autonomia scolastica è una forma di privatizzazione della scuola che pone gli istituti in mano allo strapotere dei presidi-manager. Il potere di cui i presidi dispongono oggi è senza precedenti. Spesso si servono di insegnanti reazionari, mentre altri sottoposti al ricatto non osano esporsi mettendo in discussione la linea del capo d'istituto.

Questo tipo di scuola serve ad "educare" il giovane ad essere sottomesso, a rispettare l'autorità del preside-manager oggi e domani del manager sul posto di lavoro. Lo Stato intanto si deresponsabilizza dall'istruzione tagliando ogni anno i finanziamenti alla scuola pubblica, mentre si finanziano le scuole private.

Per questo la lotta contro ogni atto di autoritarismo deve essere parte della lotta generale contro l’Autonomia scolastica. In questa lotta ogni provvedimento autoritario che colpisca qualsiasi studente è un attacco a tutti gli studenti. Costruendo il CSP ci siamo posti anche questo obbiettivo: fare sì che i tentativi dei presidi di isolare gli attivisti politici tramite la repressione si trasformino nel contrario, cioè in occasioni per estendere la lotta e l’organizzazione.

di Carlo Simoni

 

Imola - Il Csp contro l’autoritarismo dei presidi

Le tendenze autoritarie del preside si rivelano sempre più il tratto saliente dei nefasti effetti provocati dall’Autonomia scolastica al Liceo Scientifico di Imola. Il Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp) , che opera attivamente all’interno del Liceo da qualche mese, ha conosciuto in questo periodo una discreta crescita, raccogliendo il consenso e l’adesione di molti di coloro che sentono di dover fare qualcosa per invertire il processo di sfascio incontro al quale sta andando la scuola.

Infatti, il preside dimostra in ogni occasione come in realtà gli studenti non abbiano nessuna possibilità di esprimere democraticamente la propria opinione: quando due rappresentanti di classe, appartenenti al Csp, hanno promosso una discussione in Assemblea di classe, che ha risolto di togliere dalla parete il crocefisso, per difendere la laicità della scuola, il preside ha prima opposto a questa decisione minacce di provvedimenti disciplinari, e si è poi appellato ad un parere del Consiglio di Stato, sottolineando bene come la decisione dell’Assemblea non abbia comunque in nessun caso valore decisionale. A ciò, il Csp ha risposto con un volantino che dimostra come quest’episodio altro non sia che un effetto della recente riforma, che ha reso i presidi liberi di controllare dispoticamente le attività scolastiche.

Segno che la situazione si sta facendo insostenibile è anche la manifestazione studentesca organizzata da tutti i rappresentanti d’istituto per protestare contro la mozione Storace, e gli effetti negativi dell’Autonomia, alla quale hanno partecipato circa 350 studenti, un numero che in una cittadina come Imola segnala un diffuso interesse verso la situazione nella quale si sta trovando la scuola. Il Csp, sfruttando questo clima, ha indetto un’assemblea aperta agli studenti del Liceo, discretamente partecipata, nella quale si è svolta un’accesa discussione sulle tematiche sollevate alla manifestazione: vi è stato pieno appoggio alle posizioni del Csp, tranne che da un piccolo gruppo di ciellini, ed alcuni partecipanti hanno chiesto di aderire al Comitato. Ed è prevedibile un’ulteriore crescita futura, grazie alle precise risposte che il Csp è in grado di fornire a coloro che hanno la volontà di cambiare la direzione verso la quale si muove in questo momento la scuola.

Alberto Coralli

(Comitato in difesa della scuola pubblica - Imola)


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