FalceMartello n° 144 * 25-1-2001

Cesab - Il "premio" è solo del padrone

Bologna - A otto mesi dalla firma del contratto aziendale è ormai chiaro cosa intendeva la direzione della Cesab (carrelli elevatori) per "pacchetto di investimenti che porrà l’azienda in condizione di poter produrre 5000 macchine all’anno" entro il 2003 quando nel 2000 ne sono state prodotte 3920.

L’adozione di moderne tecnologie nello sviluppo e nella razionalizzazione della produzione, ed il miglioramento delle condizioni e degli spazi dei reparti sono ancora solo propositi. Intanto magazzini e cortili sono stipati da pezzi e carrelli, prodotti in parte crescente all’esterno, che devono essere collaudati, eventualmente aggiustati e finiti in Cesab. Contemporaneamente crescono la differenziazione delle macchine per rispondere alle esigenze di personalizzazione dei clienti, e le richieste di ricambi che spesso non possono essere soddisfatte nei tempi stabiliti per il numero insufficiente dei lavoratori del magazzino ed il mancato approvvigionamento dei materiali.

Il lavoratore della Cesab si sta rendendo conto sulla propria pelle a quali mezzi ricorre la direzione aziendale per raggiungere la desiderata quota di produzione e non deludere la proprietà, la svedese BT di recente acquisita dalla Toyota: turni per sopperire alle carenze di strutture ed attrezzature nei reparti di collaudo e verniciatura finale; 1200 ore di straordinari al sabato per il montaggio; orari di lavoro variabili a seconda delle esigenze di scarico e carico merci per la ricevitoria.

Tutto ciò è avvenuto e continua senza un confronto tra la direzione aziendale e la Rsu , ma attraverso accordi con un "esecutivo" della Rsu nominato dai funzionari sindacali, passando sopra la testa dei lavoratori e della maggioranza dei loro delegati! E se molti lavoratori si sono resi "disponibili", lo hanno fatto per le necessità salTimes New Romani a cui gli aumenti variabili definiti nel contratto aziendale, il premio di risultato sancito dagli accordi del luglio ’93, non danno una risposta certa.

Infatti la verifica attualmente in corso dei parametri del premio di risultato (tempi di evasione dei ricambi, numero dei carrelli prodotti e degli interventi in garanzia), dimostra che il loro livello è insufficiente per erogare l’intera cifra di lire 1.000.000 per il 2000. I conti dicono lire 884.000 e considerando la flessibilità subita dai lavoratori, ciò non può che provocarne la giusta rabbia aprendo spazi alla messa in discussione del meccanismo del premio di risultato.

L’azienda ha bisogno di produrre e quindi di evitare un eventuale scontro con i lavoratori; la burocrazia sindacale oggi trova ancora il proprio interesse nella difesa degli accordi di luglio. Perciò "l’esecutivo" della Rsu, all’insaputa degli altri delegati, si è mosso per raggiungere il risultato "politico" di lire 930.000. Così si vorrebbero tenere buoni i lavoratori e salvare il principio del premio di risultato!

Ma l’azienda non è una dama di carità. In cambio della sua concessione vuole alzare progressivamente gli obiettivi annuali di tutti i parametri e la quantità di carrelli da produrre (si parla di oltre 5400 nel 2001).

Certo la Cesab sta assumendo, ma in quantità ancora insufficiente, spesso giovani da formare, con contratti a tempo determinato o in affitto, e comunque il benvenuto aumento della occupazione non risolve le deficienze organizzative aziendali.

Il meccanismo del premio di risultato si sta rivelando un’arma contro le nostre condizioni di lavoro, condizioni che non dobbiamo barattare con aumenti salTimes New Romani legati ad indicatori che solo la direzione aziendale può e vuole gestire. Dobbiamo rivendicare l’erogazione salTimes New Romane di lire 1.000.000 per l’anno 2000 e rigettare la logica del salario variabile: gli aumenti devono essere definiti e strutturali e rappresentare una certezza per i lavoratori.

Alla flessibilità bisogna sostituire nuove strutture, attrezzature e soprattutto assunzioni a tempo indeterminato a partire dalla conferma dei contratti di formazione-lavoro, di apprendistato, a termine ed interinali dei lavoratori già assunti in Cesab.

Per ottenere questi risultati sarà necessario lottare ed avere una RSU combattiva e veramente rappresentativa, il cui unico punto di riferimento siano le scelte scaturite dalle assemblee di tutti i lavoratori della Cesab.

Gian Pietro Montanari

(Rsu Cesab, a titolo personale)


Home Page