FalceMartello n° 143 * 5-12-2000

Giovani in lotta

corrispondenze da: Parma, Cosenza, Crema, Udine

 

Parma/La casa è un diritto l’affitto è una rapina!

A Parma, "città modello per qualità e livello di vita" (così la presentano i mass-media), il problema della casa sta diventando, per chi non è proprietario di un alloggio, un ostacolo insormontabile. E' notevole il disagio delle fasce deboli, studenti fuori sede e immigrati fra tutti: i proprietari di casa e le agenzie immobiliari tengono il costo degli affitti a livelli assurdi, arrivando a superare le 850.000 lire mensili per un monolocale e 1.000.000 per un bilocale. Di fronte a questa situazione sarebbe necessario un intervento pubblico. Tuttavia, è chiara la volontà da parte degli enti locali e del governo di dare sostegno e possibilità di speculazione al mercato privato: da un lato gli enti locali privatizzano una buona percentuale degli alloggi I.A.C.P. provocando un ulteriore impoverimento del patrimonio immobiliare pubblico, dall'altro l'Azienda per il diritto allo Studio Universitario rifiuta di intervenire sul mercato privato, calmierando i costi degli affitti, per trovare una soluzione abitativa a ben 533 studenti fuori sede, che pur essendo "vincitori" di un alloggio (secondo un bando di concorso già estremamente selettivo e meritocratico e che taglia le gambe a tanti studenti-lavoratori) non hanno accesso agli studentati a causa dell'insufficienza delle strutture abitative dell'Azienda. Comunque, non è possibile attendersi risposte positive da parte dell'A.D.S.U. quando il governo vara una finanziaria, come quella dell'anno scorso, che prevede uno spostamento di 130 miliardi dalla voce "edificazione studentati universitari" alla voce "scuole private"!!! L'on. Guerzoni, sottosegretario al MURST, in un'assemblea all'università di Parma, ha ancora sottolineato che uno degli obiettivi della Riforma è quello di porre un freno all'abbandono patologico della nostra università. In realtà, senza una seria politica per il diritto allo studio che preveda un forte rifinanziamento statale e l'estensione delle forme di sostegno al completamento degli studi, come gli alloggi, la laurea resterà un privilegio riservato a studenti benestanti.

Il Comitato in difesa della Scuola Pubblica ed il Comitato Antirazzista ritengono che solo una rivendicazione comune fra studenti, lavoratori immigrati e parmigiani possa offrire una possibilità di uscita e di affermazione dei propri diritti e perciò in questi giorni si fanno promotori di un movimento di lotta per la casa.

Andrea Davolo

(Comitato in difesa della Scuola Pubblica - Parma)

 

Cosenza/Un anno fa la lotta per il diritto alla casa

Oggi condanne per 10 studenti

Col nuovo anno accademico, mentre cominciavamo a discutere della riforma Zecchino e della necessità di organizzare nell’Ateneo momenti di controinformazione , sono arrivate le condanne penali (con multa di tre milioni) a dieci studenti tra i più attivi nel movimento del ’99.

Nell’ottobre dello scorso anno la Cellula Comunista Universitaria, la struttura organizzata del PRC nell’Università di Cosenza, è stata promotrice di una mobilitazione studentesca che ha portato, dopo assemblee e sit-in, all’occupazione del Centro Residenziale prima e del Blocco 10 poi. Il Blocco 10 è uno stabile universitario che sino al ‘98 dava alloggio a decine di studenti e che, in seguito ad una delibera del Consiglio di Amministrazione dell’Unical, è stato trasformato in foresteria docenti.

Il consistente taglio del numero di posti letto, nonostante la nostra Università continui a definirsi residenziale ed a ricevere per questo ingenti finanziamenti dal MURST (ministero dell’Università e della Ricerca scientifica), ha dato il via alla mobilitazione degli studenti, per nulla disposti ad assistere passivamente agli effetti che la privatizzazione dell’Università sta producendo dall’inizio degli anni ‘90 ad oggi.

Per quanto il movimento, che non può pensare di affrontare i problemi su scala locale, abbia avuto limiti politici nella capacità di contestare complessivamente la controriforma universitaria e la selezione di classe, i risultati ottenuti (200 posti letto in più; 300 milioni destinati a chi era rimasto fuori graduatoria) hanno dimostrato ancora una volta che solo con la lotta ci si può opporre ai progetti di privatizzazione.

L’atto della denuncia rappresenta chiaramente un attacco politico da parte dei baroni che, insieme alle lobbies finanziarie presenti sul territorio, stanno trasformando l’Università in una fonte inesauribile di profitti (basti pensare alla costruzione continua di palazzi nel territorio di Cosenza e Rende ed al selvaggio mercato degli affitti che si sta sviluppando). La nostra risposta è chiara: non pensino le burocrazie universitarie di intimidirci o di scalfire in questo modo la nostra coscienza. Oggi più di ieri siamo consapevoli della necessità di lottare per un’Università pubblica, di massa, gratuita e di qualità per tutti.

Piero Palermo

 

Crema/La destra prova a rialzare la testa

1.500 studenti rispondono in piazza

A Crema nelle ultime settimane si è visto un clima politico caldo caratterizzato dalla nascita di Forza Nuova a braccetto con Comunione Liberazione (Cl) e da un risveglio politico degli studenti. In vista del corteo regionale del 18 novembre contro i buoni-scuola di Formigoni e la censura dei libri di testo, i rappresentanti della consulta studentesca provinciale facenti riferimento a Cl hanno indetto per il 14 novembre in modo antidemocratico, senza sentire il parere degli studenti, una mobilitazione studentesca contro il riordino dei cicli e per una maggiore "libertà" delle scuole. La manovra era evidentemente concepita per boicottare lo sciopero regionale del 18. I Comitati in difesa della Scuola Pubblica (Csp), uniti a vari rappresentanti d’istituto e al Collettivo Rayo Rojo, hanno risposto con una forte controinformazione che non solo invitava a non partecipare al corteo del 14, ma smascherava il programma anti-operaio ed anti-studentesco di Comunione Liberazione, chiedendo tra l’altro le dimissioni dei loro rappresentanti in consulta. Cl ha risposto a sua volta sporgendo denuncia verso i firmatari del nostro volantino e con picchetti dai modi tipicamente fascisti e intimidatori fuori dalle scuole, cercando lo scontro fisico con i nostri militanti che il 14 facevano picchetti controinformativi. Tutte le teorie degli scettici secondo cui gli studenti scioperano solo per saltare la scuola si sono sciolte come neve al sole. Gli studenti hanno saputo benissimo distinguere tra il corteo del 14 e quello del 18. Al corteo ciellino hanno partecipato 70-80 studenti (stima della polizia), nonostante giornali locali controllati da Forza Italia abbiano riportato una cifra di 300 partecipanti. Come Csp siamo comunque andati in piazza il 14 perchè sapevamo che diversi studenti sarebbero potuti cadere nel tranello. Così è stato: 30 studenti di una scuola dove non era giunta la nostra controinformazione erano in piazza e si sono uniti a noi. Il nostro controspezzone di boicottaggio è così servito a smascherare la politica della destra, guadagnando anche appoggio tra i pochi studenti presenti. Per il resto c’erano solo ciellini, studenti delle scuole private e...militanti di Forza Nuova, con tanto di saluti romani. Questo agglomerato di schifezze, autoproclamatosi corteo degli studenti, non ha fatto altro che scandire slogan anticomunisti.

Il 18 novembre, invece, al nostro corteo erano presenti 1500 studenti e diversi professori. Il clima politico era estremamente vivo, con slogan contro i buoni-scuola e contro tutte le forme di privatizzazione della scuola pubblica. Parecchi sono stati anche gli slogan contro Cl e Forza Nuova. La favoletta dell’apoliticismo del movimento è stata così smentita dai fatti. Parecchi studenti hanno capito che sotto l’apoliticismo si nascondo ciellini, destri e fascisti.

Enrico Duranti- Csp Crema

 

Udine/Una provincia alle prese con l’Autunomia scolastica

Danni, danni, e ancora danni. Se ne stanno accorgendo un po’ tutti: studenti e docenti! Nella provincia di Udine l’Autonomia procede a passi spediti verso l’indebolimento dell’istruzione pubblica. Il caso più clamoroso riguarda tre licei di Cividale, una cittadina a 20 km da Udine: le tre realtà riunite in un istituto comprensivo anche di scuole dell’obbligo, si sono ritrovate da quest’anno senza rappresentanti, perché il Ministro De Mauro, con una circolare agostana, ha abolito per tali istituti gli organi collegiali. Il provvedimento riguarderebbe una cinquantina di scuole superiori in Italia, le quali convivono con quelle dell’obbligo e oggi si ritrovano in mano a commissari straordinari che le amministreranno fino a "nuove istruzioni". Gli studenti non hanno accettato questa situazione, ma si sono organizzati, grazie anche all’impegno del Csp locale, per raccogliere le firme in calce ad una protesta veemente. Questo perverso risultato prodotto dal nuovo regime dell’Autonomia ha allertato anche gli studenti del resto della provincia. Le studentesse dei licei di un altro istituto comprensivo di Udine (l’Uccellis) sono state le prime a muoversi e a contattare i loro colleghi di Cividale; con loro hanno poi solidarizzato gli studenti della Consulta, che hanno approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dal Csp, e quelli di due scuole, lo Stellini e il Copernico, in cui il Csp è presente da anni. Questo clima di tensione ha convinto anche gli studenti di Gemona, un’altra cittadina a nord di Udine, a rendere pubblici i problemi, relativi in questo caso ad una malgestione delle ristrutturazioni dei propri edifici scolastici. Il Csp provinciale sta progettando la mobilitazione con l’obiettivo di legarla alla lotta degli insegnanti, ancora sul piede di guerra: solo l’unione delle rispettive proteste potrà dare gambe alla lotta per la difesa della scuola pubblica.

(Csp Udine)


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