Gli insegnanti
scaldano l’autunno!
Gli scioperi dei docenti del 9 e del 16 ottobre sono stati un successo. Secondo i dati del Ministero, lo sciopero del 9 ottobre convocato da Cgil, Cisl e Uil ha visto un adesione del 40%. Si tratta di un dato evidentemente rivisto al ribasso, visto che il 50% delle scuole è rimasto completamente chiuso e nel 25% le lezioni non si sono potute tenere regolarmente.
di Dario Salvetti (Comitato in difesa della Scuola Pubblica)
Il 16 ottobre è stata la volta dello sciopero convocato da Cobas e Gilda, con un adesione del 40%. Il 9 ottobre 70.000 insegnanti sono scesi in corteo a Roma. Il 16 ottobre con cortei a Milano, Roma e Napoli la cifra dei manifestanti è stata simile.
Salari da fame e precariato in aumento
La rabbia degli insegnanti è catalizzata dalla questione salariale. In principio il Governo ha offerto loro un aumento di 20.000 lire nette, giusto un caffè per addolcire le condizioni di lavoro. Secondo un calcolo di Liberazione, tenendo conto dell’inflazione reale e dell’aumento del prelievo fiscale, lo stipendio degli insegnanti inseriti nella fascia salariale più alta ha perso tra il ‘90 ed il 2000 il 19% del potere d’acquisto.
Il salario non è il solo problema. I precari sono 150.000 rispetto a circa 800.000 docenti di ruolo. Il motivo è molto semplice: costano 14 milioni in meno di un docente di ruolo. Si spiega facilmente la politica del Ministero di continuare a coprire i buchi di organico confermando i supplenti e stipando gli studenti in aule sempre più affollate. Nei prossimi 6 anni la scuola pubblica avrà bisogno di circa 200.000 nuove assunzioni. Ma l’attuale Governo, e ancora di più un futuro Governo di destra, si preparano a coprire questo buco aumentando i precari. Già oggi coloro che sono precari da più di 10 anni sono 70.000. Questo si riflette in un disagio continuo per gli studenti con cattedre scoperte o cambi di insegnante in corsa. Anche quest’anno vi sono state oltre 70.000 cattedre senza docente di ruolo, coperte prolungando le supplenze. Questi supplenti, in realtà, non sono supplenti di nessuno. Non coprono un buco lasciato da qualcuno in malattia o in gravidanza. Sono supplenti solo per volontà del Governo.
Mancano i soldi? Non per le scuole private
Il Ministro De Mauro ha ironizzato dichiarando: "Se le mie dimissioni bastassero a far aumentare gli stipendi dei docenti, io mi dimetterei". Cerca di farci credere che "mancano i soldi e nessuno può farci nulla". Si tratta di un’evidente bugia. Dal ‘98 si sono sprecati i contributi alle scuole private, così come sono fermi i 1260 miliardi che Berlinguer voleva destinare all’odiato "concorsone".
I soldi non mancano, manca la volontà di finanziare la scuola pubblica. Si preferisce regalare soldi agli istituti privati anche per via del costo del lavoro: un docente di una scuola privata può arrivare a prendere nel migliore dei casi dopo 35 anni di anzianità 3,1 milioni lordi, mentre quello di una scuola pubblica 3,9 milioni. Ma si tratta di un raffronto fin troppo felice, visto che nella scuola privata abbondano i contratti di collaborazione esterna o le prestazioni in nero.
Un’altra beffa è stata la recente immissione in ruolo dei docenti di religione. Da luglio lo Stato ha stabilito di assumerli a tempo indeterminato. L’assunzione avverrà attraverso un concorso iper-generico. Ma il vero requisito è avere l’idoneità rilasciata dalla Chiesa cattolica in base ai principi di "retta dottrina, testimonianza di vita cristiana". Tale idoneità va richiesta alle diocesi che la possono ritirare in qualsiasi momento. In pratica lo Stato assume in base alle indicazioni della Chiesa e licenzia in tronco secondo il solo volere della Curia.
Per questa eccezione clericale allo Statuto dei Lavoratori si spendono ben 1200 miliardi all’anno.
Preside-gerarca casta di super-docenti
Docenti e studenti verranno mortificati poi da una gerarchizzazione totale della vita scolastica.
Con l’Autonomia Scolastica, il preside diventa manager-padrone. Terrà rapporti sindacali con i docenti, gestendo fasi della contrattazione integrativa. Il preside-gerarca potrà prendere decisioni economiche (ed inevitabilmente didattiche) senza consultarsi con nessun organismo democratico. Per ogni scatto di stipendio, oltre alle ore di aggiornamento, sarà necessario non avere nessuna nota disciplinare. Chi stabilisce queste note? Il preside naturalmente. Il preside sceglie poi, come un team manageriale, i propri collaboratori senza nessuna elezione democratica. Lo scontento dei professori ha costretto De Mauro a far girare una circolare in cui si "consiglia vivamente qualche consultazione democratica".
Essere scelti dal grande capo comporta naturalmente maggiorazioni salariali. Del resto è volontà generale del Ministero creare un secondo livello di retribuzione tra i docenti: una sorta di prof. senior, una casta di super-docenti più pagati, con compiti di gestione degli stage, dei rapporti con le aziende e di controllo dei propri colleghi. Tale progetto sembra ancora in alto mare, ma la volontà di portarlo fino in fondo c’è tutta!
La lotta deve continuare unita!
La decisione di dividere la protesta dei docenti in 3 giornate (considerando anche quella Rdb-Cub del 13) è stata francamente un errore. Ma ancora peggio è stato non lanciarsi in un lavoro di coinvolgimento attivo degli studenti.
La controriforma della scuola è andata così avanti che solo la lotta unita di docenti, studenti e bidelli potrà invertire i rapporti di forza. Come Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp) abbiamo portato delegazioni in tutti i cortei di docenti dove ci è stato possibile.
Questo deve essere solo l’inizio: ora sta a tutte le strutture studentesche e sindacali concordare una data di sciopero generale dell’istruzione, discusso, preparato e partecipato da tutte le componenti della scuola.