FalceMartello n° 142 * 19-10-2000

Un programma contro il lavoro precario

BOLOGNA - Sono 3 anni che è in vigore il lavoro temporaneo e un’analisi seria su cos’è il lavoro interinale e le sue conseguenze continua a mancare da parte di sindacato e partiti di sinistra che proprio allora contribuirono a legalizzarlo in Italia.

Precarizzazione e ricattabilità rendono indegne le condizioni di lavoro. Le aziende usano la strategia di assumere una piccola parte degli interinali, il 25-30% a livello nazionale, per creare la sensazione che si può entrare nell’élite privilegiata se non si protesta, e magari, se non si aderisce al sindacato. Non è un caso che il tasso di sindacalizzazione tra gli interinali sia bassissimo.

Il rinnovo del contratto nazionale, di cui la maggioranza dei lavoratori non conosce nemmeno l’esistenza, sarà inevitabilmente il risultato di una decisione presa dall’alto, per l’impossibilità di una reale partecipazione e di una consultazione tra i lavoratori. Il rischio di ulteriori peggioramenti delle condizioni di lavoro è quindi molto forte, pertanto questa diventa un’occasione per aprire una discussione sull’opportunità di proseguire in questa direzione.

A uguale mansione uguale salario: aumentano i carichi di lavoro per gli interinali, e le 50 società di lavoro temporaneo, con circa 1300 filiali in tutta Italia, di frequente non rispettano il contratto e sfuggono al controllo di organizzazioni sindacali e Rsu che spesso neppure sanno quanti lavoratori con contratto di lavoro temporaneo sono presenti in azienda. Così riescono a dare buste paga più leggere di quanto dovrebbero essere, omettendo il pagamento di premi di produzione e altre parti di salario variabile e non. Capita sovente che lavoratori con stessa qualifica, che lavorano fianco a fianco, magari di agenzie interinali diverse, abbiano stipendi diversi. Dobbiamo essere contrari a forme di divisione dei lavoratori, bisogna imporre che ad uguale mansione corrisponda uguale salario, siano essi interinali, con contratto di formazione lavoro o a tempo indeterminato!

In difesa dei diritti sindacali: il rispetto dei diritti sindacali, in parte già previsti dal contratto, sono in concreto difficili da ottenere. Gli interinali non possono essere utilizzati per sostituire lavoratori in sciopero, ma di fatto avviene regolarmente. La presenza degli interinali nelle assemblee sindacali è pressoché nulla, e nelle pochissime grandi aziende dove si è riusciti a costruire una tradizione sindacale sono costretti ad incontrarsi fuori l’orario di lavoro per non bloccare la produzione. Gli stessi interinali che volessero candidarsi a farsi eleggere come delegati rischiano forti ritorsioni dall’azienda.

Il lavoro interinale è lavoro precario: la durata delle "missioni" è aumentata da una media di 170 ore del ‘98-’99 a 250 ore del 2000 (circa 1 mese e mezzo), anche se in diverse grandi aziende, come Tim ad esempio, durano anche 18-24 mesi. L’idea quindi che il lavoro interinale sia un’occasione per far fronte a picchi produttivi e situazioni improvvise dovute alla mancanza sul mercato del lavoro di alte qualifiche è ampiamente smentita. Le forniture di operai nel settore metalmeccanico, e in altri settori, sono la stragrande maggioranza.

Il lavoro in affitto è in realtà un periodo di prova più lungo che dà libertà alle aziende di licenziare a proprio piacimento. Diventa prioritario quindi stabilizzare i rapporti di lavoro, ad ogni livello, e chiedere la conversione dei contratti di lavoro interinale a tempo indeterminato nelle singole aziende. Tuttavia la politica sindacale non va in questa direzione; negli ultimi contratti nazionali rinnovati nei diversi settori, si amplia la percentuale di assunzioni con contratti a termine e interinali consentita alle aziende. Il nuovo contratto delle telecomunicazioni, contro il quale in molte aziende i lavoratori stanno votando, ne consente addirittura fino al 35%!

Per un sindacato più combattivo: nel ‘99 sono stati affittati circa 200 mila lavoratori, nel 2000 saranno almeno 500 mila. Se pensiamo alla fase di ripresa economica che il paese attraversa e all’espulsione di tanti lavoratori "contrattualmente garantiti" dalle grandi aziende capiamo che questi dati più che dimostrare un aumento dell’occupazione testimoniano l’impennata del precariato. Il caso del gruppo Telecom è ancora una volta emblematico, Telecom licenzia e Tim assume con contratti a termine (vedi FalceMartello n.141).

La trasformazione di pochi contratti a tempo indeterminato non è sufficiente per fare un bilancio positivo del lavoro interinale. Il sindacato, a partire dalla CGIL e dalla sinistra sindacale, deve fare un’analisi critica della politica sindacale degli ultimi anni, e lanciare una discussione franca e democratica nell’organizzazione e tra tutti i lavoratori, per costruire un programma, e un piano di mobilitazioni contro il lavoro interinale e quello precario.

Mario Iavazzi (Nidil-Cgil a titolo personale)


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