FalceMartello n° 141 * 6-9-2000

No alla privatizzazione delle mense scolastiche

Nelle scuole materne milanesi ci sono liste d’attesa lunghissime: 2500 bimbi rimasti fuori dai nidi e 600 dalle materne lo scorso anno, e la situazione può peggiorare, se si tiene conto che per la prima volta da anni a Milano c’è un boom delle nascite.

La giunta ha una soluzione semplice: ammucchiare i bambini senza aumentare le strutture. Già nel 1989 c’era stata una legge regionale che aumentava del 10 per cento il tetto massimo di bambini. Quest’anno si replica con un altro aumento del 10%. In pratica strutture costruite per 60 bambini potranno ospitarne fino a 72, senza alcun aumento né dello spazio, né dell’organico. Questo significa che ci saranno momenti in cui una educatrice potrà trovarsi a curare da sola 20 bambini con età compresa fra zero e tre anni.

L’assessore si giustifica dicendo che tanto i bambini si ammalano e non ci sono mai tutti in classe. Ma questo oltre ad essere falso in realtà sarà la conseguenza dell’aumento di capienza. In ambienti sovraffollati batteri e virus si riproducono più facilmente, e la difficoltà oggettiva al rapporto individuale con l’educatrice debilita i bambini così piccoli, favorendo l’aumento delle malattie.

La replica dell’assessore suona come una vera e propria beffa, se si considera che proprio in queso periodo si vedono sparire senza nessuna spiegazione consultori pediatrici che svolgevano un servizio prezioso nel seguire i bambini nella primissima infanzia. Basta visite mensili per i neonati, basta incontri con le madri, restano solo delle catene di montaggio che una o due volte all’anno fanno le vaccinazioni.

E qui veniamo alle dolenti note delle educatrici, che non essendo delle missionarie votate al supplizio, dovrebbero veder garantiti un minimo di diritti per poter svolgere il loro lavoro. E invece no: un terzo di loro sono precarie (sempre con il rischio licenziamento in agguato), non hanno la sostituzione delle assenze per lunghe malattie e per maternità, si devono pagare i corsi di aggiornamento e fanno migliaia di ore di straordinario non pagato per coprire tutto l’orario di apertura dei nidi (8.00 - 18.00).

E nonostante siano trattate così male dall’amministrazione comunale si prodigano con infinita creatività e fantasia per far stare al meglio i "loro" bambini.

Ci domandiamo: ma il Comune dove li butta i soldi? È presto detto: soldi alle famiglie che rinunciano ad iscrivere il figlio ai nidi comunali, e soldi alle scuole materne private (20 miliardi della Regione Lombardia).

L’ultimo attacco riguarda il progetto di privatizzazione delle refezioni scolastiche.

Il comune nel giugno scorso ha deliberato la nascita di una nuova società, la Milano Ristorazione spa, che sostituirà l’attuale servizio di refezione scolastica. Attualmente a Milano ci sono 46 Centri cucina che quotidianamente preparano i pasti per le materne e le elementari che vengono cucinati e somministrati sul momento.

La nuova società smantellerebbe gli attuali Centri e centralizzerebbe la produzione di 70mila pasti in pochi grandi Centri cucina a carattere industriale che cucinerebbero migliaia (anche oltre 10mila?) pasti al giorno, con la possibilità di far arrivare nelle scuole pasti cucinati con giorni di anticipo, congelati e poi riscaldati. Nulla si sa sui metodi che verranno usati, si parla addirittura di scaldare i pasti col microonde, sul modello dei pasti degli aerei.

Il servizio di dietologia del Comune che controlla l’equilibrio delle diete è in fase di smantellamento e non ci sono garanzie né sull’uso di cibi biologici o transgenici, né sui controlli delle derrate alimentari.

Questa operazione stravolge completamente l’attuale gestione della Refezione scolastica, come si dice nella delibera del Comune, l’obiettivo dell’operazione è fare profitto sulle mense scolastiche, ovviamente a scapito della qualità.

Un buon esempio è quanto accaduto lo scorso anno, quando la Panem (Barilla) si è aggiudicata sulla base del minor prezzo l’appalto per la fornitura di pane, in precedenza data all’associazione panificatori. Così ai bambini arriva invece del pane fresco il pane industriale, di pessima qualità e con i conservanti.

A detta di diversi capocuochi, per molti giorni i bambini hanno rifiutato di gustare la "squisita" mattonella

Gli attuali 1000 lavoratori dei centri cucina passeranno alla nuova società ed è facile prevedere un peggioramento delle condizioni e la precarizzazione dei rapporti di lavoro. Scompare una figura stabile, riferimento per le scuole e per le famiglie, con le conseguenze che è facile immaginare sulla qualità del servizio, per i bambini che devono seguire diete particolari, ecc.

I genitori che oggi attraverso le commissioni mensa possono verificare quanto avviene nelle cucine rischiano di essere estromessi da ogni forma di controllo, come già avviene in alcune scuole (es. la "Gabbro") che hanno già visto l’ingresso dei privati.

Contro tutto questo è necessario mobilitarsi a partire da quest’autunno. Già prima dell’estate ci sono stati alcuni incontri di genitori. Dobbiamo lavorare per costruire un fronte comune fra genitori, insegnanti e lavoratori dei centri cucina che impedisca questo scempio. Per saperne di più potete contattare:

Muntsa Escobar (02-6455282)

Sonia Previato (02-6420245)

e-mail: s.previato@libero.it


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