FalceMartello n° 140 * 12-6-2000

Van den Bergh - Contro la chiusura solo la lotta

CREMA - La più grande multinazionale angloolandese di alimentari, l’Unilever, ha annunciato un forte taglio di personale lasciando in bilico migliaia di famiglie.

Le ragioni dei licenziamenti si devono a una strategia dell’azienda tesa ad aumentare i profitti su scala planetaria.

La Van den Bergh produce la pasticceria "bakery" dell’Unilever. Il fatturato della multinazionale è di 44 miliardi di dollari (circa 90mila miliardi di lire). L’Unilever ha ceduto il settore "bakery" (presente per il 60% nello stabilimento di Crema) al colosso americano Bestfood’s.

Il progetto si propone di tagliare 25mila posti di lavoro chiudendo 100 stabilimenti in Europa e Sudamerica. Solo nello stabilimento di Crema sono in discussione 250 posti di lavoro.

Ancora una volta per i giochi finanziari di queste multinazionali alla ricerca del massimo profitto, centinaia di lavoratori rischiano di trovarsi in mezzo alla strada. I lavoratori, dopo numerose assemblee, hanno immediatamente lanciato un percorso di lotta con un picchetto di fabrica a metà maggio e un corteo per le vie di Crema il 30 maggio, per sensibilizzare la cittadinanza.

Il corteo ha visto una grande partecipazione, con la presenza di delegazioni delle Rsu delle altre fabbriche Unilever e con la presenza degli studenti del Comitato in difesa della scuola pubblica, che fin dall’inizio della lotta hanno solidarizzato con i lavoratori facendo volantinaggi nelle scuole.

I giovani lavoratori nel corteo erano veramente numerosi, la rabbia che si è andata accumulando in questi anni per le condizioni precarie di lavoro (con salari inferiori del 30-40% per i neoassunti) ha trovato un espressione nella manifestazione.

Ancora una vlta, come è avvenuto nel caso della Goodyear si pone il problema di rivendicare la nazionalizzazione delle industrie in crisi, sotto il controllo dei lavoratori per impedire alle multinazionali di liberarsi tranquillamente dei lavoratori dopo aver estratto profitti sulla loro pelle.

L’anarchia del capitalismo globalizzato pone sempre di più il problema della proprietà, senza attentare alla quale, di fronte alle chiusure degli stabilimenti i dirigenti del movimento operaio hanno ben poche alternative da offrire ai lavoratori. Salvo qualche ammortizzatore che non risolve il problema di fondo.

Enrico Duranti


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