FalceMartello n° 140 * 12-6-2000

Ritmi insostenibili e sicurezza a rischio

Pubblichiamo due corrispondenze sulla situazione intollerabile che si sta creando nelle fabbriche della provincia di Modena.

Incidente mortale alla New Holland

Dopo l’incidente durante il turno di notte che ha portato alla morte un operaio nello stabilimento di Modena della New Holland sono state fatte 8 ore di sciopero seguite da 1 ora di sciopero provinciale dei metalmeccanici. Il problema degli infortuni sul lavoro non può però essere solamente associato all’applicazione o meno delle norme che comporta la 626. Se da un lato è giusto che ci sia una legge che dia delle linee guida per rendere i posti di lavoro più sicuri, dall’altro va detto che il più delle volte le aziende aggirano in un modo o nell’altro queste norme. La motivazione è molto semplice: nel sistema capitalista è necessario abbassare i costi di produzione per avere merci concorrenziali sul mercato. Il metodo più semplice è avere sempre meno operai che lavorino di più e dunque un aumento dei ritmi.

L’esempio della New Holland è significativo. Già in un numero precedente abbiamo parlato dei sabati lavorativi dell’introduzione del turno di notte per un reparto e dell’assunzione di molti giovani del sud con stipendi inferiori, a parità di mansione, agli altri operai. Tutto fatto passare con il ricatto di nuovi investimenti che sarebbero saltati. Questo aumento di flessibilità e dei ritmi aveva già portato a tre infortuni negli ultimi mesi e ora l’incidente mortale. L’azienda ha ribadito che i sistemi di sicurezza ci sono e dunque lascia sottintendere che la causa degli incidenti stia nella distrazione degli operai. Ma in uno stabilimento dove la maggior parte dei macchinari è vecchia e dunque più soggetta a rotture e con le squadre di manutenzione carenti di personale è evidente che per mantenere elevati ritmi di produzione ci saranno grosse pressioni perchè siano gli stessi operai ad eseguire le riparazioni e non sarebbe il primo caso dove le protezioni ci sono ma non vengono usate perchè fanno perdere troppo tempo. E’ vero che l’azienda può dire che gli operai non hanno nessun obbligo a svolgere lavori che non gli competono ma è anche vero che individualmente, sotto continue pressioni per non fermare troppo a lungo la produzione, si è portati a prendere dei rischi.

I vertici sindacali non hanno in realtà fatto molto per contrastare questa tendenza, anzi accettando la concertazione che ha portato ad esempio la firma per i sabati lavorativi (e dunque non straordinari) hanno accettato la logica dei sacrifici per i lavoratori in cambio dei profitti per i padroni, facendo così sentire i capitalisti sempre più forti e rendendoli più audaci negli attacchi.

L’unico mezzo per fermare gli incidenti sul lavoro è quello di spingere le Rsu e i sindacati a dire no alla concertazione e a qualunque tipo di flessibilità. Tutto unito a una reale riduzione di orario, per aumenti generalizzati di stipendio e perchè siano gli stessi lavoratori a gestire la sicurezza sul posto di lavoro e i ritmi in fabbrica.

Nello stesso tempo la lotta va generalizzata, ogni anno ci sono migliaia di infortuni sul lavoro in tutte le categorie, dunque tramite queste proposte si deve organizzare una discussione in tutte le categorie per arrivare a una lotta comune in difesa del posto di lavoro e della qualità di questi posti.

I ritmi di lavoro insostenibili dell’Italtractor

L’ennesimo incidente serio al reparto Montaggio, sottolinea a nostro avviso che ormai si lavora al limite dello collasso. Il tracollo del reparto non è cosa improbabile e i lavoratori si dichiarano stanchi perché costretti a dover lavorare anche il sabato pena uno stipendio che non raggiunge la soglia della sopravvivenza. È cresciuto nell’ultimo periodo il malcontento per una situazione di reparto sempre più esasperante. Per l’azienda va tutto bene, i profitti sono in continua crescita (almeno così sembra vedendo le spese di sponsorizzazione che settimanalmente apprendiamo a mezzo dei giornali locali e nazionali). Peccato che per i lavoratori del montaggio e verniciatura le cose stanno diversamente. "Il ciclo ci costringe a carichi di lavoro sempre più pesanti dal punto di vista fisico e psicologico" dicono i lavoratori. L’azienda ha approfittato del ricambio quasi totale del personale avvenuto in questi anni per importare dei ritmi di lavoro sempre più frenetici.

La "produzione" è diventata l’unica lingua parlata dai vari capi (e quanti capi!). Vari i mezzi con cui te lo vogliono far comprendere: l’attacco sistematico alla pausa collettiva; la conferma o meno del contratto a termine; gli spostamenti punitivi; la concessione o meno di permessi ecc. ecc. Inoltre l’ambiente di lavoro è di quelli tutt’altro che salutari. Il fatto che puntualmente una buona parte dei giovani assunti si ritira, è indice che la situazione è al limite della sopportazione. Per non parlare della verniciatura: da anni puntualmente l’azienda "promette" di intervenire per risolvere il problema. A tutt’oggi non si è ancora visto nulla.

E’ possibile che nessuno si accorge del malcontento che governa nel reparto? Quando si è al limite è chiaro che anche problemi come quello dei bagni possono far scoppiare la situazione. Per protestare contro questa situazione e contro le promesse mai mantenute dalla azienda i lavoratori del montaggio dichiarano lo stato di agitazione e si riservano di proclamare iniziative di lotta se l’azienda non dimostri nei fatti di venire incontro alle richieste dei lavoratori. Inoltre sollecitano l’attuale Rsu a farsi carico della situazione in atto.


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