FalceMartello n° 140 * 12-6-2000

1300 morti nella guerra delle fabbriche

Il 1999 è stato definito l’anno più nero per quanto riguarda gli infortuni e le morti sul lavoro nel paese, con la cifra record di 1300 morti.

Gli infortuni conquistano la prima pagina dei quotidiani solo quando sono di una gravita e di un impatto emotivo molto forte, sempre e comunque solo per un uso speculativo dei mass-media, pronti a tornare nelle pagine della cronaca locale una volta spenti gli echi. Troppo poco si dice su quali sono le vere cause di tutti questi incidenti, l’informazione, si sà la decide chi ci mette i soldi e così risulta sempre che il macchinista è morto per un errore umano, il muratore è caduto per una distrazione, e l’operaio perché, pigro, non ha voluto rispettare tutte le procedure di sicurezza.

Quanto spazio è stato dato ai familiari e ai compagni di lavoro dei cinque macchinisti morti nel terribile scontro frontale dei due treni in provincia di Parma il 5 giugno, che hanno denunciato i turni massacranti a cui erano sottoposti questi lavoratori?

L’errore umano, non centra niente, le cause di questa tragedia sono nella politica portata avanti dall’azienda che per prepararsi alla completa privatizzazione riduce il personale, gli fa fare straordinari e doppi turni. Taglia spese come manutenzione ordinaria, dando queste mansioni alle ditte appaltatrici esterne miglior offerenti, con tutto quello che ne consegue. Poco è stato detto per quanto riguarda la linea Parma-La Spezia dove è avvenuto l’incidente, sul fatto che su questa linea fino a qualche anno fa si stava prevedendo di radoppiare i binari e installare dei sistemi di frenatura automatica in vista del passaggio di treni ad alta velocità. Essendo stato abbandonato il progetto non se ne fece più niente. Morale: sistemi di sicurezza la dove vi è il profitto, altrimenti nulla.

Negli ultimi 5 anni sono state 7.731 le morti sul lavoro pari ad una media di più di 4 al giorno. Ci sono mediamente circa 150 casi al giorno di invalidità permanente. Le cause degli infortuni mortali sono chiaramente riconducibili al non rispetto delle misure di sicurezza. Più particolarmente sono dovute per il 41% per problemi ai mezzi di sollevamento, per il 17% per cadute dall’alto e per il 13% per problemi ai macchinari.

Prendiamo i dati Inail relativi a una sola settimana (1-6 maggio). In questo periodo si sono verificati 15.426 infortuni sul lavoro (12 mortali), di cui 12.762 (8 mortali) nell’industria. Gran parte degli incidenti si sono verificati nella metallurgia (21,5%) e nel settore delle costruzioni (15,8%), mentre nei trasporti la percentuale degli infortuni è stata dell’11,1%. In testa alle aree dove si sono verificati più incidenti mortali figura il nord-est.

Da qualche anno è in vigore la legge 626 che regolamenta le norme minime sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nella stragrande maggioranza dei casi tuttavia questa legge non è rispettata. I Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza (RLS) istituiti dalla legge, in pochi casi riescono a farla rispettare, anche perché ciò potrebbe essere realmente possibile solo con un reale sostegno e una mobilitazione di tutti i lavoratori. Ma con salari bassi e l’insicurezza del posto di lavoro attuale, il lavoratore spesso teme di doversi esporre.

Del resto la 626 non garantisce neanche sulla carta la sicurezza dei luoghi di lavoro. Molte agevolazioni consentono alle imprese, soprattutto le piccole (la fascia più larga del tessuto produttivo del paese), di sfuggire a gran parte dei vincoli. Queste ultime possono essere esonerate dall’obbligo di redazione del piano di sicurezza e possono autocertificare la valutazione dei rischi! Il medico competente a cui è affidata la sorveglianza sanitaria può essere un dipendente e quindi pagato dall’azienda.

La discussione tra i lavoratori su come lottare per un lavoro più sicuro diventa centrale. Il compito del sindacato è quello di invertire la rotta seguita finora, lottare per la sicurezza sul lavoro significa lottare contro la flessibilità in ogni sua forma e contro il lavoro nero.

Per i padroni le spese per migliorare i sistemi di sicurezza nei luoghi di lavoro significano perdite, mentre straordinari, doppi turni, ammortamento di vecchie macchine, tempi di lavorazione rapidi significano guadagni. Questo è il motivo per cui l’anno scorso è stato raggiunto questo terribile record, e quest’anno nei primi quattro mesi ci sono già stati 60 morti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Mario Iavazzi


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