FalceMartello n° 139 * 5-5-2000

Tim Bologna

Organizziamoci per difendere i nostri diritti

Con questa intervista torniamo ad occuparci dei cosiddetti "Call Center" (vedi FalceMartello n. 135). Abbiamo parlato con due lavoratrici interinali del Call Center della TIM di Bologna. Come capirete dall’intervista non possiamo pubblicare i loro nomi.

FM: Che tipo di lavoro fate?

Lavoriamo nel servizio informazioni ai clienti di TIM, rispondiamo alle chiamate, ci facciamo carico dei problemi degli utenti per risolverli. Oltre a questi compiti l’azienda ci sta facendo sempre maggiori pressioni per comunicare le promozioni e le offerte di TIM ai clienti che ci chiamano, un’attività che sta acquisendo un peso crescente a partire dal periodo natalizio.

Cosa significa lavorare in un Call Center?

Il Call Center di Bologna impiega, su due sedi, oltre 300 persone di cui circa 200 tramite agenzie di lavoro interinale (Adecco), altri sono assunti da TIM con Contratti di formazione e lavoro (Cfl), pochissimi sono quelli a tempo indeterminato. Gli interinali sono assunti a part-time. La formazione si limita ai primi 15 giorni ed è poi lasciata alla cosiddetta "autoformazione".

Secondo voi perché TIM ricorre così largamente a rapporti di lavoro precario?

Il Call Center è in boom. Ultimamente sia TIM che i suoi concorrenti stanno investendo molto nel servizio ai clienti, perlomeno a livello d’immagine. L’impressione è che TIM assuma personale precario non solo perché gli conviene economicamente (in alcuni casi il costo del lavoro è più alto), il grande vantaggio per loro è che così siamo più ricattabili ed è facile sostituirci. TIM avrebbe dovuto assumere ugualmente per rispondere alla crescente domanda di servizi da parte della clientela. Le condizioni comunque tendono a peggiorare: quando siamo entrate noi il periodo di inserimento (15 gg.) era retribuito. Ora no.

Quali sono i problemi più gravi?

Manca la trasparenza: su ogni questione non è chiaro a chi ci dobbiamo rivolgere, se a TIM o ad Adecco. Pur essendo, tutti noi interinali, dipendenti dalla stessa agenzia e inquadrati in ruoli simili, le nostre buste paga sono spesso diverse l’una dall’altra. Non abbiamo gli stessi diritti degli altri lavoratori: veniamo pagati il 15 del mese successivo alla prestazione, non godiamo delle ferie come tutti gli altri, inoltre non sappiamo fino all’ultimo se il contratto ci verrà rinnovato oppure no: non raramente apprendiamo del rinnovo, con relativo cambiamento di turno, il giorno stesso della scadenza.

Da tempo si parla di un’imminente ristrutturazione del Call Center e noi non ne sappiamo ancora nulla. Di fronte a tanti svantaggi la flessibilità presenterebbe alcuni vantaggi, ma nulla è garantito: la gestione dei turni e dei permessi è elastica, ma essa è a totale discrezione dei coordinatori dei gruppi.

I contratti precari vengono convertiti in rapporti di lavoro stabili?

Solo in una piccola parte dei casi. La massa dei lavoratori è mantenuta in condizioni precarie. Ora pare addirittura che TIM stia proponendo a lavoratori interinali di passare a contratti di collaborazione occasionale, da convertire poi in CFL. Le forme cambiano, la precarietà resta.

E il sindacato?

Esiste una RSU, ma rappresenta solo i dipendenti. Tra gli interinali praticamente nessuno è iscritto, un po’ per il timore di non ottenere il rinnovo del contratto, un po’ per l’illusione che la strada della trattativa individuale sia preferibile. Quando ci sono scioperi che coinvolgono gli altri lavoratori, noi siamo precettati d’ufficio e possiamo scioperare il giorno dopo, ma raramente questo avviene.

In passato la Cisl aveva riunito una quindicina di lavoratrici interinali in un comitato che elaborò una piattaforma rivendicativa. A questa iniziativa non è poi seguito nulla.

Di sindacato invece ci sarebbe bisogno: ci sono accordi che ci tutelano già firmati dalle parti che non solo non vengono rispettati dalle agenzie e da TIM, ma sono del tutto ignoti alla maggioranza dei lavoratori!

Che possibilità ci sono di costruire una presenza sindacale fra i precari TIM?

Le possibilità ci sono. L’obiettivo potrebbe essere quello di aprire una vertenza generale per ottenere per prima cosa il rispetto degli accordi già firmati e lottare per una parificazione dei diritti dei lavoratori del Call Center indipendentemente dal tipo di rapporto con TIM.

a cura di Francesco Merli


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