FalceMartello n° 139 * 5-5-2000

Nessuna legge anti-sciopero fermerà i lavoratori!

Entrata in vigore la nuova legge sulla regolamentazione degli scioperi nei trasporti

Tra il 25 marzo e il 3 aprile, nel settore del trasporto abbiamo assistito a una serie di scioperi con una massiccia adesione. Prima nelle ferrovie, poi gli aerei e infine nel trasporto pubblico urbano, i lavoratori sono riusciti a bloccare il paese mostrando di non essere disposti ad accettare peggioramenti alle proprie condizioni di lavoro.

di Paolo Grassi

Governo e padroni non hanno perso tempo e, approfittando del disagio provocato tra gli utenti, hanno dato il via a una campagna di calunnie come poche se ne sono viste in questi anni, dando una spinta decisiva alla nascita della nuova legge contro il diritto di sciopero.

"La gente disorientata: "non si può essere solidali"" (con i lavoratori ndr), "Scioperi! Più garanzie per i cittadini", "la gente infuriata: adesso basta questi ci hanno proprio rotto". Con questi titoli i principali quotidiani al soldo dei padroni esordivano il giorno dopo ogni sciopero. Insinuando l’idea, tra chi per lavoro o per studio utilizza i mezzi pubblici, che il caos prodotto da queste agitazioni sia causato da lavoratori irresponsabili che pensano solo al proprio tornaconto. Tacendo sui motivi per cui questi lavoratori scioperano. Tacendo sul fatto che gli incidenti nelle ferrovie sono aumentati vertiginosamente per la manutenzione ridotta per motivi di bilancio, piuttosto che per aver tolto il doppio macchinista alla guida dei treni. Tacendo sul fatto che le aziende del trasporto pubblico locale oltre a fare pagare dei biglietti "salati", fanno fare agli autisti i doppi turni anziché assumere nuovi lavoratori.

La vecchia legge anticiopero, la 146/90, era già fortemente restrittiva: obbligava i lavoratori a convocare gli scioperi con preavvisi dai tempi biblici, impediva di scioperare per 2/3 dell’anno, sotto le feste di Natale, nel periodo di Pasqua e nella settimana di maggior traffico durante l’estate. Inoltre andava sempre garantito un servizio minimo per i treni a lunga percorrenza e quelli per il trasporto dei pendolari. La 146/90 dava ampi poteri alla commissione di garanzia (nata insieme alla legge) nel controllare che le restrizioni fossero rispettate, nel chiedere ai prefetti eventuali precettazioni, e nel verificare che le sanzioni pecuniarie inflitte ai lavoratori o alle organizzazioni sindacali venissero liquidate.

La nuova legge

La nuova legge, oltre prevedere l’estensione dei provvedimenti anche ai lavoratori autonomi (per colpire i padroncini che guidano i camion), si concentra su una serie di punti che mirano a portare avanti una "concertazione forzata". Viene inserita la cosiddetta "clausola di raffreddamento": se le trattative tra le parti si rompono, prima della convocazione di uno sciopero bisogna rincontrarsi ancora con la presenza delle istituzioni. Inserisce anche una clausola chiamata "rarefazione oggettiva" che prevede intervalli minimi tra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione di un altro quando c’è il rischio che più agitazioni si accavallino danneggiando lo stesso servizio.

Prevede sanzioni per chi proclama uno sciopero e poi lo revoca all’ultimo momento, il cosiddetto "effetto annuncio", dannoso per le aziende quasi quanto uno sciopero.

Vengono aumentati i poteri della commissione di garanzia, che potrà precettare fino a un terzo del personale per coprire almeno il 50% del servizio.

In ultimo, sono state inasprite le sanzioni che varieranno da 5 a 50 milioni per chi non rispetta le procedure per convocare uno sciopero, sanzioni che a differenza di prima varranno anche per le aziende. In passato le sanzioni esistevano solo per i lavoratori, ma spesso le aziende non le applicavano per paura di nuovi scioperi di protesta da parte dei lavoratori.

Concertazione al capolinea

La responsabilità di questa nuova legge è anche dei vertici di Cgil, Cisl e Uil. Nella misura in cui con la politica della concertazione hanno fatto proprio il rispetto delle esigenze di mercato hanno accettato supinamente le richieste delle aziende, perdendo continuamente credibilità tra i lavoratori, persa a scapito dei sindacati extraconfederali che nel settore trasporti hanno visto aumentare i propri iscritti a danno fondamentalmente della Cgil

Vedendo calare la propria autorità, i vertici confederali cercano di mantenere il privilegio di unici rappresentanti alle trattative con la controparte sostenendo leggi che vanno a colpire chi cerca di incanalare questo malessere, anziché cercare di recuperare credito tra i lavoratori.

Nel trasporto questa distanza è ancora più profonda e la crisi della concertazione sta portando il sindacato e il governo a cercare sempre più spesso soluzioni con delle leggi imposte dall’alto anziché con le tradizionali trattative.

Nei prossimi tre anni le ferrovie puntano a dichiarare 20mila esuberi, aumentare la produttività del 27% e diminuire il costo del lavoro del 20%. Per questi obbiettivi è necessario spremere ancora di più i lavoratori, sostituire i lavoratori più anziani (con stipendi "troppo alti", poca resistenza fisica e tradizioni sindacali consolidate) con giovani più flessibili e ricattabili.

I lavoratori sono disposti a battersi, soprattutto se vedono che le lotte sono unitarie

È necessario che in ogni deposito, ufficio, officina si propongano comitati di lavoratori che organizzino tutti quelli disposti a lottare, riunendo lavoratori iscritti a qualsiasi sindacato e lavoratori non iscritti.

Comitati che abbiano un programma chiaro e alternativo agli accordi fino ad ora sottoscritti, che si battano per nuove assunzioni a parità di diritti di chi già è in azienda e per rigettare qualsiasi limitazione al diritto di sciopero. Il programma deve saper conquistare l’appoggio degli "utenti", partendo dal dato che la lotta per la difesa dei propri diritti è indivisibile da quella per un servizio migliore e più sicuro. Per conquistarsi questa solidarietà non basta fare dei volantinaggi sporadici nelle piazze qualche giorno prima degli scioperi, è fondamentale cercare sostegno contattando le Rsu, andando davanti ai luoghi di lavoro davanti alle scuole. La stragrande maggioranza degli utenti sono lavoratori e studenti che vivono nella propria realtà gli stessi attacchi. Cercare il loro sostegno è la migliore risposta alla propaganda padronale sui mass media.

La lotta dei lavoratori del trasporto è destinata a proseguire. Non sarà l’ennesima legge contro il diritto di sciopero a porre la parola fine alle lotte, proprio per i continui attacchi a cui questi lavoratori sono sottoposti.

Chi si illude di fermare gli scioperi con delle leggi è destinato a essere smentito, anzi il tentativo gli si ritorcerà contro. In un primo momento leggi più repressive possono fare prevalere il timore tra i lavoratori a lottare, ma in futuro li costringerà più semplicemente a scioperare in modo più deciso e compatto.


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