FalceMartello n° 138 * 24-3-2000

- Goodyear -

L’ultima parola non è ancora detta!

Quattro mesi di lotta da parte dei lavoratori non hanno convinto la Goodyear a recedere dalla sua decisione di chiudere lo stabilimento di Cisterna di Latina.

di Alessio Vittori

Il 24 Febbraio è stato presentato alla Direzione Aziendale un piano che proponeva il prosieguo dell’attività produttiva in base ad un sensibile aumento della produttività, la rinuncia al servizio di mensa nel turno notturno (con un aumento del contributo a carico dei lavoratori), il lavoro al sabato per recuperare la produzione non realizzata durante la settimana (senza maggiorazioni salariali e con riposi compensativi come contropartita) e la collocazione in mobilità di una parte del personale. Questa è stata solo la prima di una serie di proposte presentate nell’ultimo mese, piani che sostanzialmente rendevano lo stabilimento di Cisterna più competitivo di altri che la Goodyear tiene aperti in Europa.

I dirigenti americani "hanno apprezzato gli sforzi compiuti", di cui comunque hanno deciso di farsi beffa, rimanendo rintanati nella protervia con cui hanno deciso la chiusura dello stabilimento; la loro reazione è una chiara dimostrazione del fatto che non è questa la strada da battere: non è con ulteriori cedimenti che si uscirà vincitori da questa lotta.

Alcuni lavoratori hanno iniziato uno sciopero della fame. Questo, purtroppo, mette a repentaglio la loro salute e difficilmente riuscirà a far cambiare le carte in tavola e a creare uno spostamento dei rapporti di forza a favore dei lavoratori.

A Cisterna, come in molte altre fabbriche, sono già troppi i sacrifici compiuti dai lavoratori e a poco servirà dichiararsi pronti a sopportarne degli altri; solo l’allargamento della lotta, con l’obiettivo di arrivare allo sciopero generale, può tagliare le gambe ai progetti della Goodyear e di chiunque altro, in questo momento, sta portando avanti pesanti ristrutturazioni sulla pelle dei lavoratori.

L’8 Febbraio c’è stato lo sciopero generale dei lavoratori del settore gomma-plastica e questo evento non deve rimanere un episodio isolato, da lì bisogna ripartire e convocarne altri, facendo appelli a tutte le RSU delle aziende in lotta di tutti gli altri settori. Uno sciopero non è l’azione dovuta che serve a lavarsi le coscienze, per poter dire che comunque qualcosa si è fatto, ma, al contrario, deve essere considerato come un momento in cui i lavoratori pongono con decisione la questione di chi comanda nel loro posto di lavoro: l’8 Febbraio deve essere solo l’inizio delle azioni di lotta.

I mesi di lotta trascorsi non hanno piegato la determinazione dei lavoratori che tutt’ora continuano a portare avanti la loro battaglia in modo deciso.

Una dimostrazione di ciò è anche l’ordine del giorno che hanno presentato nell’assemblea nazionale a Roma della sinistra sindacale dove, anche se inserita nel contesto di una iniziativa dalle forti connotazioni d’apparato, non hanno rinunciato a rilanciare la loro disponibilità alla lotta.

Da diverso tempo la produzione alla Goodyear è ferma. Le speranze dei lavoratori sono rivolte in questo momento alla possibilità di un nuovo acquirente. A oggi questa è solo una ipotesi e niente di più.

In questi mesi il sindacato e governo si sono spesi nel dare la loro disponibilità a organizzare incontri con le multinazionali, e presentare mozioni in parlamento, che però non hanno sortito nessun effetto.

In mancanza di questo la unica strada percorribile è la nazionalizzazione della fabbrica sotto il controllo dei lavoratori.

L’impianto di Cisterna è stato costruito con i finanziamenti dello Stato. È inaccettabile che la multinazionale dopo aver preso i soldi della collettività e aver estratto profitti a non finire dal sudore dei lavoratori decida di chiudere e "chi si è visto, si è visto" portandosi via anche gli impianti.

Si discuta un piano industriale tra tutti i lavoratori e partendo dalle commesse che lo stato ha già garantito (pneumatici per l’esercito) si tenga aperta l’azienda garantendo tutti i posti di lavoro.

Le aziende possono funzionare anche senza i padroni, e una cosa è certa; se i lavoratori della Goodyear si mettessero su questa strada troverebbero la solidarietà di milioni di operai, oltre che di tecnici, ingegneri, economisti di sinistra disposti ad aiutarli a preparare un piano industriale credibile.

D’altra parte i lavoratori di fronte a una chiusura definitiva non hanno molto da perdere. Una linea radicale e intransigente potrebbe essere un argomento di peso per ridurre la Goodyear a più miti consigli.

 

Ordine del giorno della Goodyear

Il comitato di lotta dei lavoratori della Goodyear dopo oltre 2 mesi di lotta, si sentono presi in giro. Non é bastata una proposta sindacale tutta indirizzata al ribasso per far cambiare idea alla Goodyear.

Ma cosa dobbiamo ancora dare a questa multinazionale dopo che il sindacato ha concesso:

1) nel 1995 lo sfruttamento di 300 giovani a contratto di formazione e week-end e subito dopo licenziati;

2) nel 1997 viene sottoscritto un accordo con il quale viene aumentata la produttività del 65%, innestando un processo di sfruttamento senza precedenti.

Se ancora oggi si parla della vertenza Goodyear questo lo si deve alla determinazione dei lavoratori che ancora oggi lottano per la difesa del posto di lavoro.

La lotta contro la chiusura dello stabilimento é anche una lotta per la difesa degli interessi di tutti i lavoratori. Per questi motivi chiediamo al nostro sindacato di tornare al nostro fianco prendendo impegni precisi e facendo forza sul governo D’Alema.

Rivendichiamo la necessità di un percorso per la costruzione di uno sciopero generale partendo da un coinvolgimento dei lavoratori fabbrica per fabbrica attraverso assemble e diffusione di materiale informativo.

Vincere la vertenza Good-year significa cambiare la rotta nel sindacato e tra i lavoratori.

Presentato all’assemblea di Roma 03-03-2000 Comitato di lotta dei lavoratori Goodyear


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