Pirelli - Produttività sulla nostra pelle
MILANO - Tra i lavoratori della Pirelli di Bollate è cresciuto nell’ultimo periodo il malcontento per una situazione di fabbrica sempre più esasperante.
Per l’azienda va tutto bene, i profitti sono in continua crescita e per quanto riguarda il settore pneumatici lo stabilimento di Bollate viene sempre più spesso preso a modello per la grossa produttività. Peccato che per i 400 operai che lavorano a Bollate le cose stanno diversamente.
Il ciclo continuo ci costringe a orari sempre diversi, pesanti non solo dal punto di vista fisico, ma anche per quanto riguarda la vita sociale. Chi lavora sul ciclo continuo sa bene cosa vuol dire essere costretto a lavorare di notte, di sabato, di domenica, rinunciando a stare con la tua famiglia, la tua ragazza o gli amici ( come se non bastasse i carichi di lavoro a Bollate diventano sempre più pesanti).
L’azienda ha approfittato del ricambio quasi totale del personale avvenuto in questi anni, per imporre dei ritmi di lavoro sempre più frenetici. "La produzione" è diventata l’unica lingua parlata dai vari capi (assistenti, capi area, capo della produzione). Vari i mezzi con cui te la vogliono far comprendere: la conferma del contratto formazione lavoro, gli spostamenti su altre mansioni o in altre squadre, la concessione o meno di permessi, ecc. ecc. Inoltre l’ambiente di lavoro è di quelli tutt’altro che salutari. In vulcanizzazione il caldo e i vapori rendono spesso l’aria irrespirabile.
Dopo gli scioperi spontanei dell’estate scorsa, in seguito agli svenimenti e i malori che avevano colpito gli operai in quel reparto, l’azienda aveva promesso delle cappe per la raccolta dei fumi nocivi. A tutt’oggi non si è ancora visto nulla. Negli altri reparti non ci sono i fumi nocivi, in compenso c’è il rumore e diversi macchinari tutt’altro che innocui. Il fatto che puntualmente una buona parte dei giovani assunti si ritira ancora prima della scadenza del contratto è l’indice di una situazione al limite della sopportazione. Quando si è già al limite è chiaro che anche problemi come la qualità della mensa o la mancanza di sapone nei bagni possono far scoppiare la situazione. Per protestare contro questa situazione e contro le promesse mai mantenute dall’azienda la Rsu ha convocato, a febbraio, 1 ora di sciopero con assemblea in tutte le squadre. Altre 2 ore di sciopero sono state tenute in solidarietà coi lavoratori della Good Year, in lotta contro la chiusura della fabbrica.
Questo è però ancora poco. E’ necessario proclamare altre iniziative di lotta, fintantoché l’azienda non dimostri nei fatti di venire incontro alle richieste dei lavoratori, non solo a parole. Inoltre è necessario eleggere al più presto una nuova Rsu più combattiva, espressione della mutata composizione della fabbrica.
E’ compito degli operai più coscienti puntare non solo ad ottenere qualche piccolo miglioramento, ma utilizzare queste iniziative di lotta per arrivare a mettere in discussione la politica della concertazione portata avanti dai vertici sindacali.
Perché se le condizioni dei lavoratori sono peggiorate in questi ultimi 8 anni, la responsabilità principale ricade su una politica di continui cedimenti, che ha tentato di conciliare e tenere assieme gli interessi dei lavoratori con quelli dei padroni. Per ottenere migliori condizioni di lavoro, aumenti salariali seri, una vera riduzione dell’orario, bisogna inevitabilmente cambiare l’attuale politica del sindacato e farla finita con la concertazione.
Vorrebbero vederci tutti sottomessi a fare
"la produzione", incuranti della nostra salute e della nostra vita. Vorrebbero vedere la rassegnazione che domina in fabbrica. Facciamogli capire che non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci a questa situazione!
Giuseppe Lania