Goodyear - Contro la chiusura opponiamo la nazionalizzazione
LATINA - Il 24 Novembre del 99, i 574 lavoratori della Goodyear Italia s.p.a. si sono visti recapitare una lettera di licenziamento a causa della decisione della multinazionale di chiudere il suo unico stabilimento in Italia, quello di Cisterna di Latina. Tale decisione scaturisce dalla fusione tra Dunlop e Goodyear, che ha ridotto gli stabilimenti produttivi operanti in Europa.
Da quando ha aperto il suo stabilimento in Italia, la Goodyear ha ricevuto ogni genere di regali dallo Stato. Una pioggia di miliardi sono piovuti nelle sue casse, andando ad ingrossare la quantità dei profitti, senza che fosse reinvestita una lira! Non solo. I lavoratori hanno sostenuto enormi sacrifici, accettando dosi sempre più massicce di flessibilità, per aumentare la produttività dello stabilimento di Cisterna.
Dal ‘65 al ‘95 la produzione di pneumatici è passata da 2.500 a 16.000 al giorno. Nel ‘95 sono stati assunti 300 giovani con contratti di formazione e "weekend", che hanno fatto sì che la produzione passasse a 17.000 pneumatici al giorno. Nel ‘97, naturalmente, tutti questi giovani vengono licenziati senza alcun motivo, aumentando i carichi di lavoro sulle spalle degli altri lavoratori, cresciuti in 4 anni del 65%.
Poi, negli ultimi due anni, abbiamo visto altri accordi che hanno diminuito l’occupazione e peggiorato le condizioni di lavoro. A fronte di un investimento di 50 miliardi la Goodyear ne ha ricevuti 166 dallo Stato grazie a finanziamenti straordinari, decontribuzione degli oneri sociali e contratti di solidarietà, ora vuole chiudere perché da un’altra parte può fare più profitti.
A questo scandalo si deve e si può reagire! Da 3 mesi i lavoratori della Goodyear mantengono un presidio permanente davanti alla fabbrica, l’8 Febbraio c’è stato uno sciopero generale di solidarietà, riuscitissimo, dei chimici. Questa reazione ha costretto il Presidente della Goodyear a prorogare di un mese la chiusura dello stabilimento. Ora la lotta deve continuare; 30 anni di "agevolazione statali" non hanno convinto la Goodyear a rimanere, dimostrando ancora una volta che una multinazionale produce solo dove fa più profitti e, se ora vogliono andarsene, lo facciano pure, ma la fabbrica deve rimanere lì dov’è ora!
Non possiamo permetterci altri regali. La Goodyear, in questo mese, vorrà fiaccare la resistenza dei lavoratori: a questo dobbiamo rispondere; se viene confermata la decisione di chiudere, dobbiamo chiedere la nazionalizzazione della fabbrica sotto il controllo dei lavoratori.
Il sindacato si deve incaricare di elaborare un piano industriale per sfruttare impianti che sono tuttora produttivi, se è vero, come è vero, che proprio in questo periodo è arrivata una commessa per migliaia di pneumatici da parte dell’Esercito Italiano. I soldi dello Stato che prima andavano ad ingrossare le tasche della multinazionale ora devono servire per fare investimenti produttivi nella fabbrica. Il comportamento della Goodyear e dello Stato in questi ultimi anni ha mostrato come possono essere solo i lavoratori a garantire l’esistenza della fabbrica, con tutto quello che questo comporta per la zona di Latina, dove la disoccupazione è già alta. In questa fase è importante ricercare collegamenti con tutte le altre rappresentanze sindacali delle fabbriche della Goodyear a livello internazionale, per arrivare ad un incontro che stabilisca un piano di lotta contro le politiche della multinazionale, che coinvolga anche i lavoratori delle altre multinazionali che hanno dichiarato ristrutturazioni come la Coca Cola, la Nissan e la Renault. In Italia ora ci sono migliaia di posti a rischio e la Bonino vuole abrogare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori togliendo ai lavoratori qualsiasi garanzia di fronte ad un licenziamento. Dobbiamo unire la lotta per difendere i posti di lavoro a quella per il NO a questo referendum e agli altri proposti dalla Bonino, i prossimi mesi saranno decisivi per dare ai padroni e a tutti i loro tirapiedi la giusta risposta.
Alessio Vittori