Marcianise - Una lotta esemplare contro la disoccupazione e il lavoro nero
È noto il "contributo" che l’edilizia dà al lavoro nero e agli omicidi bianchi: circa 300 delle 1200 morti sul lavoro denunciate nel 1999 si verificano sui cantieri edili, dove 70 operai su 100 lavorano in nero, specie al sud. Questi numeri, drammatici, sono confermati persino dall’Associazione costruttori edili (ANCED), secondo la quale le risorse stanziate dal governo per sgravi contributivi a chi costruisce e ristruttura, sono state usate pochissimo al sud: il lavoro nero, che in pratica impone gabbie salariali prima di qualsiasi legge, è ancora più conveniente! Le denunce sul lavoro nero nei cantieri del Giubileo a Roma, dimostrano come tutto ciò sia vero sia nell’edilizia privata che in quella pubblica. Ma il Comitato Disoccupati di Marcianise, vicino Caserta, non è stato a guardare…
Giuseppe Letizia e Franco Liguori
(comitato disoccupati in lotta per il lavoro - Marcianise)
Alcuni mesi fa si è aperto nella zona un cantiere pubblico, finanziato dalla Regione Campania, per il completamento dell’Ospedale Nuovo di cui la città, 50.000 abitanti, ha bisogno. Avevamo già lottato in precedenza perché venissero al più presto avviati i lavori. Una volta cominciati, l’abbiamo occupato due giorni per ottenere dei posti di lavoro. Il nostro è un Comitato aperto a tutti, che applica al proprio interno le regole che dovrebbero appartenere ad un collocamento pubblico, in una terra dove il poco lavoro che c’è viene spartito solo per vie clientelari. Ci sono stati offerti 2 posti di lavoro, anche perché erano convinti che questa cosa ci avrebbe fatto esplodere all’interno. Non è stato così. Disoccupati in situazioni spesso disperate, hanno saputo indicare civilmente chi fra i compagni dovesse andare a lavorare, applicando i criteri del bisogno e della partecipazione alle iniziative del comitato. In seguito, grazie alla capacità nel "mestiere" di uno dei compagni scesi a lavorare, il numero dei disoccupati del comitato sul cantiere e salito a 6.
Contro il lavoro nero
Ben presto però ci siamo resi conto che sul cantiere si lavorava esclusivamente in nero. Imme-diatamente abbiamo coinvolto gli altri operai del cantiere, che si sono uniti a noi intuendo che l’unità tra disoccupati e operai avrebbe reso tutti più forti. Così lunedì 14 febbraio è cominciato uno sciopero con occupazione del cantiere, durato una settimana, con la partecipazione di tutti gli operai, anche di quelli, pochi, che lavorano in regola, e di una trentina di disoccupati. Nella stessa mattinata di lunedì, tutti i lavoratori si sono iscritti al sindacato, la Fillea-Cgil, che abbiamo chiamato a prendere parte alla lotta, senza mai firmare però deleghe in bianco. Abbiamo subito chiarito con il sindacato, che poi è venuto ogni mattina al presidio, che il movimento ha le sue rivendicazioni e che la delegazione che doveva partecipare ai vari, tantissimi incontri in prefettura per la vertenza, doveva essere unitaria tra disoccupati e lavoratori, e che le rivendicazioni del movimento erano semplici ma non trattabili: lavoro, sicurezza e diritti.
I risultati di questa mobilitazione sono riassunti nel comunicato stampa pubblicato dai giornali locali e che riportiamo in questa pagina. Da compagni comunisti della delegazione del movimento, siamo in 3 iscritti a Rifondazione, ci preme sottolineare l’importanza politica di questa lotta: costruire vertenze unitarie del mondo del lavoro e del non lavoro non solo è possibile, ma è anche l’unica strada per operai e disoccupati per far valere i propri diritti. I disoccupati del comitato di Marcianise e gli operai del cantiere dell’Ospedale Nuovo lo sanno, lo hanno imparato in fretta! Ora siamo in lotta per nuove assunzioni sul cantiere, ma non è più una lotta esterna solo di disoccupati: gli operai interni vigilano per noi, una settimana ininterrotta di sciopero ha cementato l’unità prima impensabile. Negli ultimi giorni si sono uniti a noi anche gli studenti del CSP, che stanno contribuendo, con volantini e discussioni, a pubblicizzare la lotta, dopo che gli stessi disoccupati avevano, lo scorso anno, reso "servizio d’ordine" alle loro manifestazioni minacciate da un gruppo di fascisti. Le nostre prossime mosse saranno quindi allargare il comitato, allargare il movimento.
Salario Garantito contro il lavoro nero
La lotta che ci ha visto protagonisti porta comunque un limite politico. Da una parte infatti l’azienda contro la quale abbiamo lottato, utilizzerà, nonostante le nostre denunce, gli sgravi contributivi della legge 407 per assumere i lavoratori prima impegnati in nero: a pagare quindi saremo ancora noi! E inoltre siamo perfettamente coscienti che, seppure la strada che abbiamo percorso è quella giusta, non basta a sconfiggere il lavoro nero. Come compagni di Rifondazione Comunista, che costruiscono battaglie sindacali ma anche politiche, ci misuriamo anche con le risposte che il partito dà a questi problemi. In questo senso giudichiamo inadeguata la proposta di salario sociale avanzata in questi giorni dal PRC. Già ci sembrano assurdi i ritardi nel voler discutere la questione, dopo aver ammesso che oramai all’interno di questo sistema non è possibile parlare di piena occupazione. Ma poi la proposta, così come è formulata, non è uno strumento utile per noi né per costruire vertenze unificanti del lavoro e del non lavoro, né per combattere il lavoro nero. Si parla infatti di salario sociale per due anni: e poi? Si chiede l’abolizione di tutti i finanziamenti all’impresa, ma dopo i due anni il milione offerto ai disoccupati viene nuovamente messo a disposizione delle imprese che li assumono, in una forma progressiva rispetto al tipo di contratto con cui si assume. Insomma più che una lotta aperta alla politica di finanziamenti alle imprese e alla precarietà, ci sembra questo il solito compromesso con le compatibilità, che non raggiunge gli obiettivi fissati.
Il lavoro nero si basa sul ricatto della disoccupazione e della miseria, con il quale si fanno accettare ogni tipo di lavoro. La proposta deve essere quindi di salario garantito permanente fino a quando uno non trova lavoro stabile. La nostra lotta dimostra le potenzialità enormi dell’unità tra lavoratori e disoccupati: allora, siccome quest’unione si realizza solo su terreni concreti e non a chiacchiere, il salario garantito va agganciato in forma percentuale ad un contratto nazionale di lavoro, come per la CIGS, per mettere insieme operai e disoccupati nella lotta per i miglioramenti salariali e delle condizioni di lavoro. Oggi la questione del salario torna nel dibattito del partito: speriamo serva a qualcosa la voce di chi è concretamente impegnato su questo terreno.
••• Comunicato stampa •••
Dopo una settimana ininterrotta di lotta unitaria tra operai e disoccupati contro il lavoro nero e per la sicurezza e il diritto al lavoro, annunciamo per lunedì prossimo la riapertura del cantiere dell’Ospedale Nuovo di Marcianise, la fine, per il momento, dello sciopero ma non dello stato di agitazione.
Abbiamo fatto emergere in modo evidente la diffusione del lavoro nero, dell’illegalità in termini di sicurezza anche nell’edilizia pubblica, finanziata con i soldi dei contribuenti, dimostrando anche come l’unità, la determinazione e la lotta di un gruppo di operai e disoccupati sindacalizzati sia l’unico strumento oggi per far valere i nostri diritti.
Abbiamo ottenuto:
- L’applicazione dei contratti nazionali e delle leggi sulla sicurezza per tutti gli operai impiegati nel cantiere, che prima lavoravano esclusivamente in nero;
- Un tavolo permanente con la Capaldo e la Messina, rispettivamente ditta appaltatrice e subappaltatrice dell’opera, per trattare di piani di lavoro, occupazione e sicurezza;
- Un protocollo d’intesa tra Amministrazione Comunale, Sindacati e Movimento che ci serva ad estendere lo stesso tipo di trattative a tutte le aziende del settore edile che opereranno sul nostro territorio per realizzare Interporto, rete idrica e fognaria ecc.
Ciononostante rimane lo stato di agitazione, a causa dell’atteggiamento arrogante padronale. La ditta Messina ha infatti disertato il primo degli incontri fissato per venerdì scorso per trattare di piani occupazionali, forte anche del fatto che molte delle istituzioni coinvolte nella trattativa hanno mostrato fin dall’inizio di essere più interessati al completamento dell’opera, a tenere "le carte a posto" piuttosto che alla salute e all’effettivo rispetto delle tutele dei lavoratori. L’Ospedale va fatto, anche nel nostro interesse, ma non ad ogni costo! Entro martedì ci sarà un nuovo incontro: se l’atteggiamento dovesse restare lo stesso, riprenderemo lo sciopero.
Infine: negli ultimi giorni la nostra provincia è interessata da diverse vertenze e mobilitazioni nel settore edile (Cementir, TAV, ICLA, Ospedale Nuovo di Marcianise…) con alcune centinaia di lavoratori che si battono contro licenziamenti, lavoro nero, per la sicurezza nei cantieri. Non si può continuare ad affrontare le questioni singolarmente perciò chiediamo alle OOSS la convocazione di uno sciopero provinciale della categoria, che ci serva ad avere un programma comune di rivendicazioni e di lotta.
I rappresentanti sindacali aziendali, i lavoratori dell’Ospedale nuovo (Fillea CGIL)
il Comitato Disoccupati in Lotta per il Lavoro di Marcianise.