FalceMartello n° 137 * 25-2-2000

Per una campagna di massa

contro i referendum

In queste settimane molti sono stati gli interventi davanti ai posti di lavoro, per continuare a discutere con i lavoratori, non solo dei pericoli che si celano dietro al tentativo dei padroni di poter liberamente licenziare, ma anche della necessità di organizzarci in modo concreto per respingere questo attacco.

Comitati di lotta contro i referendum dei radicali

Siamo stati davanti a tante aziende importanti, fabbriche che in questi anni hanno visto ristrutturazioni o assunzioni di tanti nuovi giovani con contratti flessibili, fabbriche dove in questi anni sono stati aumentati i ritmi di produzione a livelli inimmaginabili, e dove il ciclo continuo, i ritmi e gli orari più massacranti sono diventati la norma. Tra molti lavoratori serpeggia una rabbia e un malessere per quello che il sindacato ha accettato di fare passare in queste fabbriche, la voglia di capire e di lottare tra molti lavoratori è più che mai viva.

ST Microelectronics di Agrate, complesso che conta oltre 4mila lavoratori, l’Italtel di Castelletto che si trova coinvolta nell’ennesima ristrutturazione (anch’essa azienda con più di 4mila lavoratori), l’Alcan a Bresso, dove da anni i giovani vengono assunti con salari inferiori dei lavoratori più anziani, la Carrier di Villa Santa, la Rizzoli periodici, dove in una sola diffusione abbiamo raccolto più di 100mila lire di offerte per l’autofinanziamento della campagna tra i lavoratori, sono solo alcune delle fabbriche dell’hinterland di Milano dove abbiamo fatto questo intervento. Intervento che si somma a quello fatto a Bologna, all’Ima, alla Cesab e alla Weber, dove c’è stata una larga adesione allo sciopero convocato in azienda contro i referendum. A Modena continua la discussione con gli operai della Ferrari e della Terim, discussione a cui si sono aggiunti interventi e diffusione del materiale alla New Holland, fabbrica che come la Terim, l’anno scorso, ha visto negli scorsi mesi lotte importanti contro i ritmi di lavoro. In provincia di Caserta il Comitato di lotta contro i referendum dei radicali, dopo diversi volantinaggi davanti a due grosse fabbriche della zona, la Marconi e l’Olivetti, ha organizzato una assemblea pubblica. Assemblea di cui daremo maggiori informazioni nel prossimo numero tenuto conto che si svolgerà sabato 26 febbraio.

Vogliamo far sì che tutti questi luoghi di lavoro citati e i tanti altri dove siamo stati, diventino un punto di ritrovo regolare per chi vuole fare qualcosa contro questi referendum ma all’interno della propria azienda ancora nessun comitato è partito. Un esempio significativo per fare ciò è sicuramente il lavoro che stanno facendo i delegati dell’Ups (multinazionale Usa del trasporto espresso) di Milano che regolarmente dall’inizio di febbraio tutti i mercoledì nell’ora di pranzo fanno un presidio informativo davanti alla mensa dei lavoratori della zona. Presidio che non si limita solo a dare informazioni o a distribuire materiale per i lavoratori che vogliono diffonderlo nelle loro aziende, ma sta diventando un punto di riferimento per quei lavoratori che vogliono discutere.

Una retifica sull’Ima di Bologna

L’immobilità del sindacato rischia di demotivare i tanti lavoratori disponibili a mobilitarsi tenendoli per troppo tempo in uno stato di attesa improduttiva mentre padroni e radicali continuano a muoversi e a utilizzare anche la campagna elettorale delle regionali per pubblicizzare i loro referendum reazionari.

Su ciò si era trovata l’unità di vedute tra alcuni lavoratori dell’Ima di Bologna che il 17 gennaio avevano deciso di lanciare il comitato per il NO in azienda. Costituirlo però dopo che l’iniziativa fosse stata messa a conoscenza di tutti i lavoratori e i delegati dell’Rsu. A questo scopo venne definito il testo di un volantino che faceva appello ai lavoratori con una proposta chiara e concreta per organizzare un’opposizione attiva all’attacco dei radicali in un momento in cui la direzione aziendale prendeva decisioni unilaterali sulla gestione della riduzione dell’orario di lavoro, facendo propria una soluzione bocciata dalle assemblee dei lavoratori ma sostenuta dalla maggioranza dei delegati Rsu.

Nell’appello la formazione del comitato si legava alla situazione particolare dell’Ima sottolineando la sostanziale somiglianza tra l’arroganza aziendale e quella di Confindustria, soprattutto de-nunciando i rischi che si corrono in entrambi i casi scegliendo il compromesso a priori con i padroni. Ancora una volta, come in autunno quando si propose alla Rsu di sottoscrivere una raccolta di firme per una lettera aperta ai dirigenti sindacali contro i referendum della Bonino e gli attacchi alle pensioni, la maggioranza dell’Rsu ha letto la critica all’immobilismo dei dirigenti sindacali come estremista, e le posizioni alternative a quelle ufficiali come cause di inevitabili rotture interne al sindacato.

Il rischio che ciò avrebbe portato ad una altra sterile polemica poco compresa dalla maggioranza dei lavoratori, ha portato i lavoratori che volevano costruire il comitato a fare un passo indietro, e rinunciare alla diffusione dell’appello alla costituzione del comitato in Ima attendendo le prime assemblee in cui si sarebbe affrontato l’argomento. Tutto ciò accadeva tra il 19 ed il 20 gennaio, mentre l’edizione 136 di FalceMartello era in stampa per cui è stato impossibile correggere l’articolo contenuto a pagina 7, laddove si parla della costruzione di un comitato per il NO all’Ima. Da allora purtroppo di referendum radicali non si è ancora parlato, anzi l’infelice conclusione della vertenza sulla riduzione dell’orario di lavoro rischia tuttora di demotivare la maggioranza dei lavoratori dell’Ima nella battaglia contro i referendum.

Assemblee e autofinanziamento

La battaglia continua e la data del 21 maggio non è poi così lontana. Per permetterci di continuare a portare avanti questa campagna abbiamo bisogno di tutte le forze disponibili, i Comitati per la difesa della scuola pubblica di Milano (Csp), che da anni si battono contro l’autonomia scolastica e i finanziamenti alle scuole private che il ministro Berlinguer sta cercando di imporre in modo unilaterale, hanno deciso di portare avanti nelle scuole di Milano una campagna di informazione con l’obbiettivo di unire le lotte degli studenti, con quella dei lavoratori.

Nell’assemblea che hanno organizzato il 18 febbraio all’Università della Statale, appuntamento che hanno preparato diffondendo in diverse scuole della città un volantino di spiegazione, i 50 studenti presenti hanno discusso con alcuni delegati sindacali su come aiutare concretamente i lavoratori a portare avanti questa campagna. Hanno deciso di fare assemblee d’istituto e organizzare dei volantinaggi nelle aziende vicine alle proprie scuole.

Tutto questo come ogni singolo intervento che abbiamo fatto fino ad oggi sarà accompagnato da una richiesta di aiuto finanziario per sostenere le spese per continuare a produrre materiale informativo.

È grazie all’adesivo che abbiamo prodotto per questa campagna, sommato al volantone di analisi sui referendum pubblicato nelle scorse settimane, che ci hanno permesso insieme all’entusiasmo con cui ci hanno accolto i delegati, di raccogliere 300mila lire in una sola mattinata all’assemblea organizzata a Milano al teatro Nuovo dalla Cgil contro il patto di Milano firmato dalla giunta di centrodestra, Cisl e Uil, iniziativa dove erano presenti oltre 2mila delegati.

Con l’autofinanziamento raccolto fino ad ora e con quello che raccoglieremo nei prossimi giorni oltre a ripagarci delle spese sostenute fino ad ora vogliamo produrre un bollettino che abbia una scadenza regolare, una volta al mese, bollettino su cui vorremmo ospitare i contributi e le informazioni che i lavoratori interessati a portare avanti questa campagna ci vorranno mandare dai propri posti di lavoro.

Per lo stesso motivo abbiamo aperto una casella di posta elettronica apposita il cui indirizzo è stop_bonino@libero.it

Richiedici a questo indirizzo e-mail o alla redazione altre informazioni e il materiale fino ad ora pubblicato.


Home Page