Bologna - Le lavoratrici "parasubordinate" si organizzano contro la flessibilità!
Nella fase in cui le aziende vorrebbero completa libertà di licenziamento, diventa importante analizzare le condizioni di lavoro di chi, proprio perché non ha un contratto nazionale che gli dia delle garanzie, è alla mercé dei desideri dei propri "datori di lavoro".
a cura di Mario Iavazzi
È questo il caso delle Promoter, lavoratrici, che spesso possiamo incontrare nei supermercati, adibite alla reclamizzazione di prodotti specifici, che svolgono un lavoro considerato "parasubordinato" e che appunto non usufruiscono di nessuna tutela nel loro lavoro.
Abbiamo intervistato una di esse, che chiameremo con un nome convenzionale per evitare spiacevoli ritorsioni da parte di agenzie e supermercati.
FM: Quello delle Promoter è un lavoro non molto conosciuto, ci puoi spiegare brevemente di cosa si tratta e quali sono le condizioni di lavoro?
Carla: Siamo chiamate dalle agenzie per promuovere prodotti nei supermercati. Sono prodotti di ogni genere, dai dentifrici ai profumi. Rispetto alle condizioni di lavoro posso dirti che non abbiamo alcun tipo di tutela, nessuna assicurazione nel caso di infortunio. A me è capitato di essermi fatta male mentre lavoravo e di aver perso quella ed altre giornate di lavoro. Non siamo indennizzate né in caso di malattia né di maternità.
Non meno importante è la situazione di disagio che spesso viviamo nei supermercati, in cui spesso veniamo utilizzate per sostituire commesse o addirittura facchini. Insomma ci impongono un sacco di regole, ma noi non abbiamo diritti!
E per quanto riguarda le tariffe?
Carla: A prescindere da eventuali disdette che possono avvenire anche all’ultimo momento, le tariffe non sono uguali per tutte. Dipende dal tipo di agenzia con cui la Promoter individualmente tratta.
Queste agenzie giocano sulla concorrenza che esiste tra le ragazze che, poiché hanno bisogno di lavorare, si accontentano anche di tariffe molto basse. Questo meccanismo spinge le tariffe medie al ribasso! Inoltre siamo pagate a distanza anche di 60/90 giorni dalla prestazione di lavoro.
E’ evidente che esiste il pericolo di essere esposte al ricatto di queste agenzie. In molti dicono che, con la deregolamentazione del mercato del lavoro, è finita la possibilità dei lavoratori di organizzarsi per ottenere delle conquiste. Mi pare però che la vostra esperienza a Bologna dimostri altro.
Carla: Sì, in effetti è molto difficile far valere i pochi diritti che abbiamo, tanto più conquistarne dei nuovi. Tuttavia alcune di noi stanno cominciando a muoversi. In diverse siamo ricorse al NIdiL della CGIL per ottenere dei pagamenti che ci erano stati negati e già abbiamo qualche risultato positivo in questo senso. Ma il dato più importante è che ci stiamo organizzando, utilizzando proprio questa struttura del sindacato.
Stiamo trovando delle soluzioni per evitare di esporci eccessivamente, contattiamo ad esempio altre lavoratrici senza svelare i nostri nomi, e in futuro forse utilizzeremo anche maschere e cappucci.
Il gruppo di Promoter che si sta organizzando si sta allargando, ma vogliamo essere ancora di più!
Questa esperienza dimostra quali saranno le condizioni di lavoro per tutti, se la flessibilità che vogliono le aziende continuerà a passare. E’ importante organizzarci, a cominciare dal respingere questi schifosi referendum. Ma un’altra importantissima esperienza che abbiamo sotto gli occhi è che, anche in queste condizioni di forte ricatto, riusciamo a lottare per difendere i nostri diritti!