FalceMartello n° 136 * 20-1-2000

Verso l’assemblea nazionale del Csp

Organizziamoci in difesa della scuola pubblica!

L’attacco alla scuola pubblica arriva ad un punto decisivo. Lo Stato spendeva nel ‘90 il 4% del proprio Pil per la scuola pubblica, oggi la cifra è poco sopra il 3%. In concreto si tratta di 200.000 posti di lavoro in meno 67.000 classi e 900 istituti soppressi. La scuola superiore pubblica versa in uno sfascio eclatante. Solo 1 studente su 4 va in istituti con strutture a norma di legge. Il tutto mentre aumentano i costi di studio: aumento delle tasse scolastiche, delle tariffe ferroviarie (+4%) e dei libri di testo (+4% annuo).

di Dario Salvetti (coordinamento nazionale Csp)

Da un certo punto di vista siamo solo all’inizio. L’Autonomia Scolastica e il riordino dei cicli si apprestano a sconvolgere in senso privatistico tutto il sistema scolastico. L’Autonomia mostra già le sue conseguenze letali: istituti in concorrenza tra loro, sponsorizzati da aziende, controllati da presidi-manager e con rette scolastiche esorbitanti.

Il ciclo di lotte dal ‘93 al ‘99

Questo autunno chiude il ciclo di lotte studentesche inziato nel ‘93. E come chiusura ha rispecchiato al punto più alto tutti i limiti di questo ciclo di lotte. Nel ‘93 gli studenti hanno reagito in maniera rabbiosa e istintiva ai progetti di Autonomia Scolastica. La lotta si svolgeva su direttrici spontanee. Il movimento doveva elaborare il suo programma nel pieno della lotta. Non aveva recenti tradizioni a cui rifarsi. L’esplosione spontanea del movimento fu la sua sorpresa e finì per essere il suo limite. Mancava una struttura nazionale studentesca e democratica, mancava un chiaro programma di rifiuto dell’Autonomia. Non vi era stato nessun lavoro di preparazione politica prima delle lotte.

Questa è stata la lezione più grande del ‘93: il movimento in sè, senza una struttura nazionale ed un programma chiaro, è destinato a disperdersi come il vapore. I dirigenti di quel movimento, invece, stupiti della facilità con cui gli studenti si mobilitavano "spontaneamente", trassero lezioni esattamente opposte. Si iniziò a teorizzare che "non abbiamo bisogno di un programma, nessuna struttura...". Questo modello sembrava reggere, ma con gli anni ha mostrato i suoi limiti.

Specialmente tra il ‘95 e il ‘98, le autogestioni e le occupazioni delle scuole hanno avuto una forte tinta "routinaria". I collettivi e le varie strutture studentesche sembravano preoccupate solo di "far muovere gli studenti". Poco importavano gli obiettivi e la direzione in cui ci si doveva muovere.

Non è stato il caso di tutte le lotte. Ci sono state eccezioni di lotte di scuole esemplari e di cortei dai forti contenuti politici. Ma se guardiamo alle principali strutture studentesche, la preoccupazione era "far muovere gli studenti ed averli dietro ai propri striscioni". Da qua sono scaturite divisioni, lotte intestine per le teste dei cortei. Tutto per il movimento, in breve, nulla per gli obiettivi ed il programma.

Un Comitato in ogni scuola!

L’obiettivo dei Comitati in difesa della Scuola Pubblica (Csp) è quello di costituire un Comitato in ogni scuola che riunisca democraticamente tutti gli studenti decisi ad impegnarsi sul terreno della lotta contro la privatizzazione dell’istruzione. Lo scontento nelle scuole è destinato ad aumentare. Ogni studente deve sapere a chi può rivolgersi per iniziare una lotta in difesa delle proprie condizioni di studio. In ogni istituto è importante, per questo motivo, che si formino Csp stimati e riconosciuti. Per raggiungere questo obiettivo, i Csp si sono impegnati anche in vertenze specifiche del singolo istituto.

E’ stato il caso delle lotte all’Omero di Milano degli ultimi anni contro l’accorpamento e contro i pagellini. E’ stato il caso di diverse campagne contro l’autoritarismo dei presidi, come quella recente allo scientifico Vittorini di Milano. Naturalmente queste azioni non si sono mai rinchiuse in un bieco "sindacalismo studentesco".

Il compito fondamentale dei Csp è partire dalle condizioni concrete di ogni studente, per guadagnarlo alla lotta generale per la difesa dell’istruzione pubblica. A dimostrazione di questo, il Csp ha sempre rivendicato il proprio carattere politico, avanzando la discriminante antifascista per chiunque chiedesse di aderirivi. Oltre a questo, ha sempre rivendicato l’unità studenti-lavoratori, come unica via per collegare le lotte studentesche al resto della società, in particolare alla lotta dei lavoratori in difesa di tutto lo stato sociale. L’unità tra studenti e lavoratori non è rimasta nel mondo dei sogni. Si è espressa in passato con l’appoggio alla lotta dei lavoratori Ups (Milano), con la raccolta di fondi per lo sciopero ad oltranza della Terim (Modena) o con l’unità con il Comitato dei disoccupati di Marcianise (Caserta). Si è espressa con l’invito dei lavoratori a tenere assemblee nelle autogestioni studentesche o con volantinaggi fatti dagli studenti in lotta davanti alle aziende .

I Csp durante lo scorso autunno

Durante lo scorso autunno, i progetti regionali di finanziamento alle scuole private hanno provocato un ambiente più reattivo tra gli studenti della Lombardia e del Friuli V. G. In Emilia l’attenzione degli studenti è stata calamitata dalla legge Rivola di finanziamento alle scuole private.

Le prime lotte sono scoppiate a Lodi, poi è stata la volta delle prime avvisaglie a Milano. Fermare il "buono scuola" alle private della Lombardia diventava di significato nazionale. Verso il 20 ottobre ci siamo resi conto delle possibilità di avviare un percorso inter-regionale di lotta. Abbiamo posto tutta l’attenzione su una data (il 20 novembre) dandoci un mese per affrontare la discussione nelle scuole, convocando assemblee d’istituto e cittadine. L’obiettivo era quello di arrivare ad una giornata di lotta contemporanea in 3 regioni (Lombardia, Fiuli V.G. ed Emilia R.), avendo prima discusso una piattaforma di lotta nelle scuole. La richiesta fondamentale doveva essere il ritiro dei progetti regionali di finanziamento delle private.

La situazione non si presentava facile: il Csp aveva già creato in 2 anni un legame solido tra l’azione di alcune città (Milano, Crema, Ravenna, Modena e Udine). Ora si trattava di allargare la lotta al resto delle realtà. Abbiamo redatto un appello-volantone per tutte le altre strutture studentesche presenti nelle città dove non eravamo. L’appello è sostanzialmente caduto nel vuoto. Ogni struttura studentesca ha preferito difendere il proprio "localismo" in nome della spontaneità. Dietro a belle parole come "la lotta nasce dal basso", si sono gettati gli studenti nella lotta in ordine sparso.

A Milano in particolare gli studenti arrivavano al 20 novembre provati da 6 sabati consecutivi di cortei, convocati da altre strutture come Uds, Rasc e Coordinamento dei collettivi. Il 20 novembre è stato l’unico spiraglio di luce all’interno di un autunno sotto tono. Seguendo l’appello del Csp a Ravenna sono scesi in piazza 700 studenti, a Crema 2000, a Udine 1500 con l’astensione dalle lezioni -secondo il Provveditorato - di un numero di studenti oscillante tra il 65% e il 95%. A Milano vi erano in piazza 8.000 studenti. Il Csp di Crema ha condotto la lotta più esemplare. Aveva già convocato un corteo il 6 novembre con 2000 partecipanti. Il 20 novembre si è ripetuto in un clima rovente. Erano arrivate minacce da parte di fascisti e ciellini di inserirsi all’interno del corteo per spaccarlo. La polizia aveva detto di non poterci (o volerci?) fare nulla. La stessa polizia, in realtà, in mancanza dei fascisti si è inserita nel corteo spaccandolo in due. Prima del corteo, durante le autogestioni, il preside di un istituto aveva mandato lettere di minaccia ai genitori, prendendo poi apertamente posizione sui giornali: "Ora facciamo lezione (...) Io dico signori state attenti, i nodi vengono al pettine e l’autogestione non è certo un credito formativo. (...) Ci sono ordini di qualche gruppetto milanese che vorrebbe continuare a protestare". Il Csp ha reagito con una lettera aperta agli studenti e con un’intervista sul Giorno. Il Giorno evidentemente non deve aver apprezzato i contenuti politici dell’intervista perchè così ha commentato il corteo del 20: "Un flop la manifestazione del Comitato in difesa della Scuola Pubblica. (...) Circa duemila gli studenti presenti in corteo secondo la stima delle forze dell’ordine contro i settemila previsti". Peccato che gli studenti a Crema non siano nemmeno 7.000! Sono circa 5000!

Verso la 2ª assemblea nazionale del Csp

Il 20 novembre è stato un successo, nonostante la massa critica degli studenti coinvolti nella lotta non fosse tale da invertire la controriforma della scuola. Tuttavia il percorso del 20 novembre poteva funzionare da esempio per le future mobilitazioni. A patto che non si tornasse a gettare gli studenti avventuristicamente nella lotta. Al contrario, dopo il 20 novembre, si trattava di tornare a raccogliere le forze, facendo assemblee di bilancio nelle scuole, tra i collettivi e i Csp. Purtroppo così non è stato.

In particolare a Milano, le varie strutture studentesche si sono rigettate in una concorrenza spietata a chi cavalcava meglio gli ultimi barlumi di lotta. Cavalcare una lotta equivale sempre a stancarla. Nel caso del movimento studentesco milanese, c’era rimasto poco da stancare: 15 impegni di lotta in 1 mese e mezzo erano stati deleteri. Così sabato 27 novembre l’Uds ha convocato il suo corteo "europeo" portando in piazza meno di 2000 studenti.

Il Coordinamento dei collettivi e la Rasc, dopo un’assemblea con 300 studenti (in un teatro che ne doveva contenere 2000) hanno dato vita al triste epiologo l’11 dicembre. Così lo racconta il Manifesto: "Svogliatamente alla meta. E’ piazza Fontana (...) A destra si sistemano gli studenti della Rasc, rimasti in pochi (....) A sinistra sono di meno gli studenti del Coordinamento dei Collettivi (...). Qualcosa non ha funzionato? (...) Forse è per via degli ultimi 8 sabati impegnati per organizzare il corteo settimanale....chissà". (dal Manifesto del 12 dicembre ‘99 pag. 7).

La realtà è che non c’è nessuna alchimia che si può sostituire al lungo e costante lavoro di radicamento all’interno delle scuole. In ogni scuola è necessario formare un Comitato, o partire dal collettivo già esistente, con un programma chiaro di difesa della scuola pubblica. Un Comitato che sia un punto di riferimento per gli studenti su ogni singola questione (diritti democratici, elezione per il Consiglio d’Istituto, volantinaggi costanti ecc.). Questo lavoro di radicamento è l’unico che potrà preparare delle lotte compatte e con una massa critica sufficiente da sconfiggere la privatizzazione della scuola pubblica.

Il lavoro svolto dai Csp nelle zone dove sono già presenti ha attirato l’interesse e la curiosità di diversi studenti a livello nazionale. In più di una realtà si sono formati spontaneamente dei Comitati in difesa della Scuola Pubblica. Questa è la base su cui aumentare l’unità nazionale delle lotte studentesche. Per questo il Csp terrà prima della fine dell’anno scolastico un’assemblea nazionale per permettere un confronto trsa i Comitati di tutta Italia. Già da oggi, qualunque singolo studente o Csp volesse farci arrivare disponibilità per la partecipazione a quest’assemblea è invitato a farlo ai numeri indicati in ultima pagina.

Richiedi il nostro materiale, costruisci un Csp nella tua scuola! Avanti nella lotta per una scuola pubblica democratica, gratuita e laica!


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