La lotta dei lavoratori Ups
L’obiettivo dei radicali e dei padroni non è soltanto quello di rendere precario il rapporto di lavoro ma anche annullare la dignità dei lavoratori, il diritto di lottare per migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.
Che le aziende non possano licenziare quando vogliono, come dicono i radicali è cosa falsa. Un esempio è l’esperienza dei lavoratori Ups Italia, multinazionale del trasporto espresso. L’azienda, grazie a giochi contabili e a pretesti forniti dalla stessa legislazione sui licenziamenti collettivi (legge 223) dichiarava nel marzo ’97 150 esuberi strutturali di cui 80 nella filiale di Milano. Non potevano mancare tra la rosa dei licenziati la decapitazione della struttura sindacale (4 membri su 7).
Nel frattempo però l’azienda assumeva, circa 30 persone. Tutte a contratto a tempo determinato, giovani e part-time. La logica di questi licenziamenti quindi era stata smascherata, altro che crisi strutturale, l’obiettivo era licenziare manodopera con contratto a tempo indeterminato e in maggioranza iscritta al sindacato, per assumere lavoratori giovani, precari che non conoscevano nemmeno i loro più elementari diritti. Licenziare i lavoratori sindacalmente più attivi significava poi eliminare uno degli strumenti di difesa più importanti che avevano i lavoratori.
Uno di questi delegati, Antonio Forlano, fermo nel dimostrare che i licenziamenti erano illegittimi ha fatto causa all’azienda e solo dopo 5 mesi di allontanamento è stato reintegrato in azienda prima in forma provvisoria poi con sentenza definitiva il 21/12/99.
Una sconfitta per i lavoratori, come può essere una ristrutturazione, determina un ambiente lavorativo difficile. Ambiente reso ancora più duro dai ricattati dell’azienda che si sente forte anche perché ai lavoratori rimasti si aggiungono nuovi giovani più ricattabili in quanto assunti con contratti a termine.
Le pause erano diventate eccezioni, le ferie, i permessi studi, le visite mediche dipendevano dall’esclusiva volontà dell’azienda che intanto portava la produttività alle stelle. La reintegrazione del delegato ha dimostrato che l’azienda non è onnipotente, ha contribuito a far risalire la china dimostrando che la lotta se fatta fino in fondo, con determinazione, può pagare. La reintegrazione è stata un colpo importante per frenare lo strapotere dell’Ups, e soprattutto per permetterci di risalire la china nel riaffermare diritti, che l’azienda senza pudore calpestava quotidianamente.
Siamo convinti che per vincere la guerra per i diritti dei lavoratori non bastano le cause legali, anche perché aziende come la nostra accantonano centinaia di milioni per queste evenienze e non poche sono state le cause che ha vinto. La cosa importante è dimostrare che vincere si può, ma è necessario farlo in modo duraturo coinvolgendo i lavoratori in tutti i passaggi della lotta puntando a invertire i rapporti di forza tra lavoratori e padroni.
Rsu Ups
Qui di seguito riportiamo l’ordine del giorno approvato a ottobre all’unanimità dalle assemblee dei lavoratori dell’Ups di Milano e Vimo-drone e distribuito dai delegati all’attivo nazionale per il rinnovo del contratto trasporto merci.
I lavoratori, i delegati della Ups Milano e Vimodrone riuniti in assemblea il giorno 6 ottobre 1999 avvertono la necessità di organizzare una mobilitazione efficace contro l’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori che trovano l’espressione più autentica nei referendum dei radicali e nelle proposte di revisione del sistema pensionistico pubblico.
I continui cedimenti che i vertici sindacali hanno concesso a partire dagli accordi di luglio ‘92-’93 hanno creato un terreno fertile a questo attacco di matrice confindustriale. Invece di fare aperture sull’estensione a tutti del contributivo (Cofferati), o accettare un ulteriore precarizzazione dei contratti di lavoro (D’Antoni) i vertici sindacali dovrebbero riaprire una vertenza generale che oltre a difendere la previdenza pubblica, intervenga sui salari, orari di lavoro e le garanzie sociali. Solo organizzando una mobilitazione di massa con presidi, assemblee e scioperi nei luoghi di lavoro e formando comitati contro i referendum radicali che vedano la partecipazione attiva dei lavoratori è possibile respingere un attacco concentrico che mira non solo a colpire le residue garanzie sociali ma a mettere in discussione l’esistenza stessa delle organizzazioni sindacali.
Chiediamo a tal proposito alle organizzazioni sindacali la convocazione di assemblee nei luoghi di lavoro per mettere a punto una campagna per la difesa dei diritti sindacali.