FalceMartello n° 135 * 27-11-1999

CONTRATTO DEL CREDITO

Un’altra vittima della concertazione

Il contratto del credito è, con quello del commercio, l’esempio più concreto di cosa i padroni intendano quando parlano di voler maggior flessibilità; per la prima volta, vengono riconosciute regolamentazioni lavorative diverse ad impiegati appartenenti in sostanza alla stessa categoria. Sono previste altre specifiche attività che verranno appaltate e dunque verranno esternalizzati Per quel che riguarda l’orario, a fronte di una riduzione di 15 ore dal 2001, viene concessa una flessibilità selvaggia: si avrà un aumento del precariato al 10% e dell’interinale al 5%.

L’orario oscillerà in pratica all’interno di una fascia che va dalle 7.00 alle 19.15, saranno pagate straordinarie le ore lavorate prima delle 7.00 e dopo le 19.15). L’orario dei turni sarà di 36 ore senza pause, mentre quello di sportello arriverà a 40 ore o non avrà limiti negli sportelli con orari speciali (centri commerciali) aperti anche il sabato e la domenica. Viene introdotto per i part-time il cosiddetto orario Multiperiodale che prevede l’aumento da 25 a 48 ore settimanali per 4 mesi nei periodi in cui l’azienda lo richiede. Vengono introdotte 50 ore di flessibilità più 100 di straordinario.

Infine non sono previsti aumenti salariali per il ‘98-’99, ma "in compenso" si rallentano gli scatti di anzianità, con le perdite che ne conseguono.

Questo è l’agghiacciante scenario cui devono far fronte i lavoratori del credito.

A tutto ciò va aggiunto che la consultazione dei lavoratori sull’accordo non è stata per nulla cristallina. La consultazione ha visto prevalere i si con il 64%, ma bisogna dire che il si è prevalso a maggioranza nelle piccole agenzie dove spesso il sindacato non esiste, e dove è praticamente impossibile controllare la regolarità delle votazioni. Nei grossi centri c’è stata una forte opposizione. A Torino il no ha vinto alla grande, in Liguria il 47% dei voti contro il 42% dei si. In Veneto, dove nonostante il comitato per il no (organizzto dai delegati di Alternativa sindacale che si opponevano all’accordo) non fosse presente, il no ha preso il 38%.

È purtroppo di questi giorni la notizia che diversi compagni della Cgil che avevano organizzato questi comitati, hanno deciso, a causa dei brogli verificatisi, di uscire dalla Cgil per andare nei Cub.

Purtroppo da oggi i lavoratori di questa categoria saranno privati di compagni in gamba che possono insieme a tutti quei lavoratori che si oppongono alla linea di Cofferati, lottare per cambiare il sindacato.


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