FalceMartello n° 134 * 15-10-1999

Fermiamo Berlinguer!

No al riordino dei cicli!

Il ministro Berlinguer spiega che sono gli studenti più intelligenti a continuare gli studi, mentre i fannulloni abbandonano. Questa è una favoletta. La selezione avviene tra chi può permettersi economicamente di continuare gli studi e chi no. E’ selezione di classe.

di Francesco Bavila (Comitato in difesa della Scuola Pubblica)

Ogni anno una famiglia che iscrive il proprio figlio a scuola spende in media 840.000 lire solo per i libri. Dal 98’ al 99’ il costo dei libri di testo è aumentato di ben 100.000 lire. Le case editrici continuano a sfornare nuove edizioni, identiche nei contenuti ma diverse nella forma, impedendo così l’acquisto di libri usati. Ancor più di cattivo gusto ci sembra parlare di fannulloni, quando uno studente su cinque impiega più di due ore ogni mattina per raggiungere il suo istituto.

Questa situazione ha già prodotto una forte selezione scolastica: mentre 10 anni fa gli alunni iscritti alle scuole statali erano 8.543.000, quest’anno sono 7.713.762. Oltre 800mila studenti in meno in 10 anni, che si traducono in chiusure e accorpamenti delle scuole. Questa diminuzione di studenti viene comunemente imputata al calo demografico. Ma gli studenti sono diminuiti in proporzione più del calo delle nascite. Il calo delle nascite è avvenuto in tutta Europa e solo in Italia sono contemporaneamente diminuiti gli studenti. In Francia, Germania e Inghilterra sono aumentati.

Quest’anno è stato alzato l’obbligo scolastico a 15 anni, per arrivare in futuro a 16. Tutto questo viene fatto senza adeguati finanziamenti e strutture. Ma qual’è la situazione dell’obbligo scolastico oggi? Al sud l’11% dei ragazzi (uno su nove) non termina la scuola media inferiore e l’8,4% (uno su dodici) non è arrivato nemmeno alla prima media.

Il riordino dei cicli peggiora questa situazione

Non c’è che dire, dovrebbe essere un ottimo risultato per i padroni. Ma non è ancora sufficiente e Berlinguer ha messo in cantiere un nuovo progetto: il Riordino dei cicli. Questo progetto, già approvato alla camera e operativo a partire dal 2002, prevede la fusione di elementari e medie in un unico ciclo di base uguale per tutti della durata di 7 anni. A questo seguirà un secondo ciclo di 5 anni con un biennio obbligatorio per tutti e un triennio facoltativo. La propaganda ministeriale descrive questa riforma con parole come "Rivoluzione scolastica" e "maggiore equità". La realtà è un’altra.

Innanzitutto il Riordino prevede che gli studenti possano completare gli ultimi due anni dell’obbligo presso altri enti o agenzie "svolgendo esperienze lavorative o stages con brevi periodi d’inserimento nelle realtà culturali, produttive, professionali e dei servizi" (art. 5).

In sostanza non si dovrà più aspettare i 15 anni per andare a lavorare, ma si potrà già farlo a partire dai 13. Sarà cancellata per sempre la scuola dell’obbligo uguale per tutti: alcuni andranno a lavorare, altri a studiare. Questo avrà conseguenze disastrose. L’abbandono scolastico aumenterà, anche se sulla carta sembrerà diminuire. Già oggi secondo la Lapis il 46% degli studenti che lasciano la scuola hanno dichiarato di farlo per bisogno di lavorare. E non ci sentiamo di sposare la filosofia del Sole 24 Ore -organo di stampa della Confindustria- che spiega che se gli studenti completano gli studi lavorando, questo non può essere più chiamato "abbandono scolastico". Il Ministro Berlinguer abolisce la selezione scolastica per decreto: da oggi chi abbandona gli studi per andare a lavorare può considerare questo suo percorso come "completamento dell’obbligo scolastico".

Va poi precisato che il biennio del secondo ciclo non è uguale per tutti. Ognuno dovrà già aver scelto il suo percorso di studi a 13 anni e non più a 14 come adesso. La maggioranza delle famiglie operaie sceglie per i propri figli, sapendo di non poterli mantenere a lungo agli studi, istituti tecnici o professionali, al posto dei licei. I figli di operai in un I.T.I.S. per esempio sono un terzo, mentre in un liceo non sono neanche un decimo. Questa riforma non solo perpetua questa divisione di classe, ma la anticipa di un anno!

Chiamiamo le cose con il loro nome: il riordino è il ripristino del doppio binario (il sistema vigente prima della riforma della scuola media, per cui gli studenti che non andavano ai licei non potevano, poi, frequentare l’università).

Altro che rivoluzione e maggiore equità, questo è il ritorno alla scuola degli anni ‘50. Sta a noi fermare tutto questo. L’unica via è costruire Comitati in difesa della Scuola Pubblica in ogni istituto che inizino una campagna martellante contro la svendita della scuola pubblica, in difesa dei diritti e delle condizioni di studio degli studenti.


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