FalceMartello n° 134 * 15-10-1999

Autoritarismo al Vittorini
Ora basta!

Il regolamento dell’Autonomia Scolastica è stato approvato lo scorso 26 febbraio. Ma l’Autonomia è già sperimentata da diverso tempo. In questo senso il Liceo scientifico Vittorini di Milano ha rivestito un ruolo d’apripista

di Maddalena Oliva (del collettivo Iskra del Vittorini e del Csp)

Così si è concretizzata l’Autonomia:

• aumento delle tasse scolastiche; quest’anno abbiamo avuto un aumento del 3% per un totale di 150.000, tassa già relativamente alta per un istituto pubblico.

• aumento degli iscritti che sono attualmente più di 1.000. Questo aumento è stato ottenuto attraverso una forte campagna pubblicitaria per rubare iscritti a istituti più piccoli che ora rischiano la chiusura.
E’ l’esempio del Liceo Marconi, accorpato al nostro istituto e schiacciato dalla
concorrenza.

• presenza di "commissioni per l’autonomia", strutture che si occupano dell’applicazione dell’Autonomia coinvolgendo studenti e docenti. Queste strutture vogliono dare una parvenza di democrazia ai processi di Autonomia. Ma l’Autonomia non è qualcosa di emendabile, è da rifiutare in toto.

• ingresso dei privati nella scuola; ne è un esempio la convenzione della scuola con una scuola-guida.

• tra gennaio e febbraio la nostra scuola sarà sede di una trasmissione della Rai: evviva la pubblicità!

• attraverso il calendario scolastico autonomo facciamo ore da 60 minuti anziché 50. Così si guadagnano 9 giorni, ridistribuiti durante l’anno. Questo può apparire positivo, ma in realtà a fronte di un’interruzione ogni mese dello svolgimento delle lezioni, avremo una forte concentrazione dei tempi di studio. L’orario è sempre meno teso alle esigenze didattiche e sempre più agli alti ritmi di studio.

• Paghiamo tutto questo anche con un aumento dell’autoritarismo del preside, con pressioni sempre maggiori agli studenti più coinvolti nelle lotte.

E’ proprio per il ruolo che riveste il preside che l’autonomia nella nostra scuola si esprime a questi livelli. Ultimamente si è permesso, durante un’assemblea studentesca, di fare campagna elettorale contro elementi del collettivo. Convocazioni dei genitori degli studenti del collettivo, minacce personali, provvedimenti disciplinari due anni fa contro una classe che aveva partecipato ad un’assemblea del Csp: questo è il curriculum del nostro preside. Può comportarsi così perché è l’Autonomia che glielo permette. Il preside-manager è il guardiano della disciplina e della reputazione della propria scuola: ogni iniziativa in questa direzione è in suo potere. Oggi attacca gli studenti del collettivo, domani potrebbe attaccare chiunque.

Questa è la democrazia dell’Autonomia. Proprio per questa situazione il collettivo ha lanciato la campagna "dillo al collettivo": siamo pronti a denunciare pubblicamente a radio e giornali questo preside non appena avremo denuncie dagli studenti di altri episodi di autoritarismo.

Lo abbiamo spiegato volantinando una lettera aperta rivolta a tutti gli studenti del Vittorini e firmata da altri Csp e studenti di Milano. Allo stesso volantinaggio hanno partecipato non solo gli studenti del collettivo Iskra del Vittorini, ma anche studenti di altre scuole. Abbiamo constatato come il Vittorini rappresentasse soltanto l’apice di un aumento dell’autoritarismo in diverse scuole di Milano. All’azione interna alla scuola, quindi, abbiamo affiancato un’azione esterna andando da altri collettivi e Csp a chiedere concreta solidarietà intorno alle vicende della nostra scuola. Dopo il volantinaggio, una delegazione di studenti del Csp esterni alla scuola hanno chiesto di essere ricevuti dal preside per ribadirgli tutto quello già spiegato sulla lettera aperta. Il messaggio dato a questo manager in carriera è stato netto: "Per adesso passi così, ma è da diverso tempo che la teniamo d’occhio, quello che fa qua al Vittorini è risaputo anche nelle altre scuole, se sapremo di altri episodi di autoritarismo faremo uscire il caso sui giornali e ci rivolgeremo al provveditorato".

La risposta del preside è stata quella che ci aspettavamo: "io non ho detto mai queste cose, mi avete frainteso, raccontate bugie". Negava il suo autoritarismo ma prima di riceverci era già passato in una classe a fare la predica contro la nostra lettera aperta. Il suo show è continuato cercando di trasformare il Consiglio d’Istituto in un processo contro la rappresentante del collettivo eletta nel Consiglio. Ma è perdente su tutta la linea: con la delegazione Csp è stato messo alle corde. Di fronte alla domanda perché un anno fa si fosse permesso di proibire che il collettivo appendesse cartelloni di solidarietà alla lotta dei metalmeccanici, ha prima tergiversato e poi ceduto: "eh va bene, metteteli, la prossima volta metteteli". Certo che li metteremo, signor preside. Non si preoccupi: non ce lo impedirà mai più.


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