Il colpo di stato in Pakistan Il seguente breve articolo è stato scritto nelle prime ore dopo il colpo di stato in Pakistan. L’attuale golpe non è inaspettato. La crisi profonda della società pakistana si è manifestata come era prevedibile, nelle spaccature ai vertici dell’esercito e negli scontri fra l’esercito e il governo di Nawaz Sharif. I nodi sono giunti al pettine con la sconfitta subita dal Pakistan nell’ultimo conflitto con l’India sul controllo del Kashmir. Questa è apparsa come un’umiliazione per il Pakistan, e Nawaz Sharif ha tentato di fare dell’esercito un capro espiatorio. I golpisti rappresentano la cosiddetta "ala nazionalista" dei vertici dell’esercito. Pretendono di essere anti-americani e si sono infuriati con Washington per le pressioni esercitate sul Pakistan affinché si ritirasse dal Kashmir. Dalla caduta dell’Unione Sovietica il Pakistan non è più visto da Washington come un punto d’appoggio essenziale in Asia. Di conseguenza, l’America ha spostato il suo sostegno all’India. I nodi sono arrivati al pettine quando Nawaz Sharif ha tentato di dimettere il generale Peraiz Musharraf, capo di Stato maggiore pakistano, mentre era impegnato in un viaggio in Sri Lanka. Sembra che abbiano tentato di impedirgli si atterrare in Pakistan e il suo aereo sia stato costretto ad un atterraggio d’emergenza nell’aeroporto di Karachi, dove era atteso da un grosso contingente di soldati. Finora il golpe è stato relativamente pacifico, nonostante avrebbe potuto trasformarsi in un bagno di sangue. Ci sono stati alcuni spari a Islamabad dove si sono combattute fra di loro diverse frazioni dell’esercito e della polizia. Alcune persone hanno espresso sollievo per la rimozione del governo impopolare e reazionario di Nawaz Sharif, che la maggioranza dei pakistani ha appreso dalla televisione. L’ambiente generale è di indifferenza, anche se può cambiare a seconda di come si sviluppano gli avvenimenti. Verso la legge marziale? I golpisti non sembrano molto sicuri di loro stessi. È stata promessa una dichiarazione da parte del generale Musharraf, il quale ha impiegato nove ore per produrla. Alla fine il generale è andato in televisione e ha parlato solo per pochi minuti, senza dare un’idea precisa di cosa intendesse fare. Molto probabilmente non lo sa neppure lui! Le divisioni nei vertici dell’esercito significano che questa dittatura avrà probabilmente un carattere debole e instabile. Non hanno molte possibilità e si trovano di fronte a un dilemma: avendo preso il potere con mezzi anticostituzionali, adesso devono decidere cosa fare della Costituzione pakistana che prevede la pena di morte per chi rovescia il governo esistente. Siccome, presumibilmente, i generali non si sono stancati della vita non c’è dubbio che non se ne andranno lasciando intatta la Costituzione. Devono o sospenderla o abolirla, ma l’abolizione della Costituzione significa la legge marziale, e non è chiaro se abbiano abbastanza forza per imporla. Sembra che l’ala dura sarebbe disposta ad andare fino in fondo e introdurre una dittatura vera e propria. Su questa strada troverebbero l’appoggio entusiasta dei fondamentalisti. Tuttavia la frazione di generali attorno a Musharraf, sebbene costituita da nazionalisti estremi, non è direttamente collegata con i fondamentalisti. Ciononostante un settore dei vertici dell’esercito preme per agire contro Nawaz Sharif e altri dirigenti della Lega musulmana. È stata sollevata anche la questione dell’esproprio delle loro proprietà, anche se questi discorsi, nella pratica, rimarranno solo aria fritta. Gli americani osservano questi avvenimenti con notevole apprensione. Negli ultimi anni, la politica dell’imperialismo americano e della Cia ha subito un cambiamento. Non sostengono più colpi di stato e dittature militari, dopo che per più di una volta si sono bruciati le dita con questi regimi. Basta ricordare il conflitto fra gli Usa e il generale Noriega a Panama. È persino possibile che la Cia abbia partecipato all’assassinio del generale Zia, l’ultimo dittatore in Pakistan circa 10 anni fa. Washington ora preferisce regimi "democratici" deboli che possano essere, più facilmente, controllati e tenuti sotto pressione. Perciò l’attuale golpe in Pakistan è stato immediatamente condannato dagli americani e (naturalmente) dai loro pupazzi di Londra. Mancando di qualsiasi prospettiva, i cosiddetti nazionalisti antiamericani che hanno preso il potere a Islamabad sono immediatamente entrati in trattative con l’ambasciata americana. Vista la bancarotta dell’economia pakistana, Washington può permettersi di applicare pressioni pesanti per raggiungere una sorta di compromesso. Probabilmente, Musharraf sos-penderà la Costituzione, adducendo qualche urgente ragione di stato, si assicurerà il sostegno dei giudici pakistani (sempre pronti a sostenere la parte vincente) per garantire al provvedimento una qualche copertura legale e successivamente formerà una specie di governo ad interim con l’obiettivo di riconsegnare il potere ai civili in un secondo momento. Tuttavia, questa è solo una possibilità tenuto conto della profondità della crisi del capitalismo pakistano, se non si raggiunge un compromesso e le trattative con gli americani si interrompono, l’ala dura può recuperare terreno e imporre la legge marziale, con tutto quello che ciò significa per il movimento operaio e la classe lavoratrice del Pakistan. Dall’indipendenza ad oggi l’esercito ha dominato in Pakistan per circa metà dei suoi 52 anni di storia. Queste dittature militari sono sempre state caratterizzate da una repressione brutale dei sindacati, del Ppp (Partito popolare pakistano) e della classe operaia in generale. Non c’è ragione per supporre che questa volta le cose vadano diversamente. Appello urgente Cari compagni, La situazione in Pakistan è estremamente instabile. I militari hanno deposto il governo civile. Ora è in corso una lotta di potere nel regime stesso. L’esito di questa lotta non è chiaro, ma una delle possibilità è che venga dichiarata la legge marziale. Il governo civile deposto era odiato dalle masse. Avanzava un programma malvagio di tagli e privatizzazioni. In testa a tutto questo c’era una amministrazione estremamente corrotta. In questa situazione i militari stanno dipingendo il loro golpe come una misura necessaria per difendere il benessere del paese. Ma noi conosciamo dall’esperienza del passato cosa significa una dittatura militare. Io stessa sono stata vittima della brutalità dell’ultima dittatura militare del generale Zia, quando sono stata imprigionata e torturata. Un ritorno al dominio militare significa la distruzione di quei pochi diritti democratici che rimangono in Pakistan. I sindacati hanno già sofferto moltissimo in passato. Dirigenti sindacali sono stati assassinati. Delegati sono stati colpiti. Queste sono le ragioni per cui avevamo formato la Campagna in difesa dei sindacati pakistani (Ptudc). Adesso abbiamo il dovere di prendere tutte le misure di sicurezza e di precauzione per proteggere i nostri attivisti sindacali. Stiamo già lavorando in questa direzione. Sono sicura che comprendiate cosa ciò significhi. Dobbiamo traslocare materiale dai nostri uffici, trasferire al sicuro i nostri dirigenti più in vista. Tutto questo comporta denaro e noi in Pakistan disponiamo di risorse ridotte. Per questo motivo mi appello a voi perché doniate quello che potete alla Campagna in difesa dei sindacati pakistani. Abbiamo un conto a Londra e i nostri rappresentanti vi daranno tutti i dettagli necessari. Allo stesso tempo mi appello alle vostre organizzazioni perché protestino con i vostri governi e con i rappresentanti diplomatici del Pakistan (Ambasciate, Consolati, ecc.). Dobbiamo chiarire ai generali che il movimento operaio internazionale non starà seduto con le mani in mano mentre le sue organizzazioni sorelle vengono perseguitate i Pakistan. Contiamo sulla vostra solidarietà!
Shahida Jabeen, Segretaria del Ptudc Per sostenere questa campagna potete scrivere a:
PO Box 6977, Oppure contattare la redazione ai numeri indicati in ultima pagina
Lahore, Pakistan - 12 ottobre 1999
Londra, N1 3JN,
Gran Bretagna