FalceMartello n° 134 * 15-10-1999

Modinform ex Olivetti

Per una lotta unitaria del gruppo Telital

CASERTA - La Modinform, 600 dipendenti circa, è stata ceduta pochi mesi fa dall’Olivetti al gruppo Telital poco prima che Colannino lanciasse "l’operazione finanziaria dell’anno": la scalata alla Telecom. Contempora-neamente, con ingenti finanziamenti e garanzie del governo, si lanciava nell’acquisizione di un altro presidio storico dell’area industriale casertana, la Texas di Aversa, e ora aspira a rilevare l’Italtel di S. Maria.

Così come la tendenza a preferire i giochi di borsa agli investimenti produttivi, oppure a concentrare in poche mani fabbriche con la stessa produzione, è una conseguenza delle scelte che i padroni fanno sulla nostra pelle nei momenti di crisi, così le ristrutturazioni, i licenziamenti, sono la conseguenza immediata delle stesse scelte! In barba alle garanzie del governo e dei sindacati, i lavoratori Modinform sono stati catapultati in una vertenza durissima contro una proprietà fermamente intenzionata a fare ancora una volta del sud il terreno di sperimentazione di precarietà e flessibilità. Ne abbiamo parlato con Antonello ed Ettore, due giovani componenti della Rsu della Modinform.

FM: Anzitutto chiariamo quali sono stati i termini di questa vertenza, come si è svolta, quali erano le richieste aziendali e quale è stata la risposta del sindacato e dei lavoratori.

Antonello: Nel mese di luglio noi avevamo la necessità di trattare con la Telital (ora costituitasi come gruppo Ixtant) la questione di 108 colleghi che erano stati messi in cassa integrazione in una precedente vertenza con l’Olivetti. A quel tavolo la nuova proprietà ci ha
comunicato la volontà di estendere la cassa integrazione ad altri lavoratori, per un totale di 400 circa! Di fronte al nostro
rifiuto, (ci si chiedeva di accettare senza neppure poter prima capire quale era il piano industriale e quindi il futuro dell’azienda) si decise di rinviare tutto a settembre.

E invece?

A: Invece il 15 agosto hanno mandato 54 lettere di cassintegrazione, alle quali noi abbiamo risposto con scioperi e blocchi delle merci in uscita, che hanno danneggiato l’azienda, e assemblee permanenti non solo contro il provvedimento, ma anche per spingere la proprietà a sedersi ad un tavolo e spiegarci i suoi progetti.

Ettore: Telital però continuava sulla strada delle provocazioni, rifiutando ora di trattare con noi, ora con le strutture sindacali nazionali e provinciali (come a dire che rifiutavano uno dei 2 livelli della contrattazione), oppure rilanciando sul numero dei lavoratori da mettere in cassa integrazione, fino ad arrivare alla minaccia di serrata.

Alla fine però avete tenuto duro e l’accordo si è fatto. Come lo giudicate?

A: Siamo riusciti a garantire un accompagnamento dignitoso alla pensione per i lavoratori (52 alla fine) minacciati dall’azienda, impedendo anche gli spostamenti arbitrari da una sede all’altra del gruppo in Italia, ma abbiamo anche dovuto pagare un prezzo, la rinuncia cioè a tutta una serie di conquiste ottenute negli anni dai lavoratori Olivetti (fondo di solidarietà, autobus ecc.), e soprattutto siamo stati costretti ad accettare che i giovani che verranno assunti sulla base di quest’accordo non godranno dei benefici della contrattazione interna (perdendo circa 150mila lire sulla busta paga), e saranno confermati da contratti formazione a discrezione dell’azienda.

E: Con il serio rischio
che si provochi una frattura tra lavoratori, cosa che preoccupa soprattutto noi giovani che siamo agli inizi della nostra vita in fabbrica.

Com’è adesso il clima in fabbrica?

A: Hanno cominciato a farci capire come vogliono organizzare il lavoro, puntando tutto come sempre sull’aumento di produttività.

E: Hanno allontanato le macchinette per il caffè dai reparti, ci sono lavoratori che sono stati seguiti fin negli spogliatoi:
insomma un clima di repressione. Mentre si disinteressano
del fatto che lavoriamo con
materiali tossici senza le dovute tutele.

A: Per questo come Rsu, in specie noi giovani ma non solo, manteniamo alta la guardia. Siamo di fronte non solo ad una precisa strategia confindustriale, ma anche ad una proprietà che non è abituata a trattare con lavoratori sindacalizzati come noi, ex dipendenti Olivetti. Vogliono importare qui il modello della piccola impresa. Noi reagiremo. Abbiamo già il progetto di costituire un coordinamento delle Rsu del gruppo sparse per l’Italia. Ne abbiamo parlato ai vertici sindacali, ma se non vedremo partire la cosa, ci muoveremo in prima persona.

Un’ultima domanda: qual è stato l’atteggiamento del sindacato e del governo nella vertenza? Mi pare di capire che non vi abbiano offerto grandi alternative.

A: Soprattutto la Rsu si è dovuta sobbarcare tutta la prima fase della vertenza, mentre le strutture provinciali e nazionali sono intervenute solo in un secondo momento. Dal governo invece non ci siamo mai sentiti tutelati.

La storia della Modinform è esemplare dell’attacco confindustriale alle condizioni di vita e di lavoro. Il rallentamento dell’economia spinge gli industriali da una parte a conquistare con le fusioni nuove fette di mercato, dall’altra a insistere sul costo del lavoro attaccando i salari e aumentando la produttività. Ora più che mai la concertazione dimostra il suo fallimento e si rende necessario cambiare rotta. L’aumento dei ritmi e il peggioramento delle condizioni di lavoro ricadono soprattutto sui più giovani, che hanno davanti a loro anni di permanenza in fabbrica. Solo con la loro lotta si potrà creare un’alternativa.

a cura di Giuseppe Letizia e Jacopo Estevan Renda


Torna indietro