FalceMartello n° 133 * 14-9-1999

Corrispondenze operaie

Settore gomma-plastica
No a un contratto farsa!

Nel rinnovo del CCNL del settore Gomma-Plastica sono coinvolti 150.000 lavoratori, occupati sia in piccolissime aziende, che in grandi gruppi (Pirelli, Michelin, ecc.). Prima della
chiusura estiva i lavoratori sono stati consultati sulla base dell’ipotesi di piattaforma elaborata dai sindacati confederali. Il giudizio che diamo è fortemente negativo sia per quanto riguarda il contenuto della piattaforma, sia per il metodo usato nella consultazione.

Nella piattaforma non c’è nessuna chiara rivendicazione negli interessi dei lavoratori, mentre abbondano i cedimenti a favore degli industriali. Questi i punti principali:

• Salario. Non si dice nulla di concreto riguardo agli aumenti salariali. Nelle assemblee comunque i funzionari sindacali ci hanno rassicurato che faranno richieste molto modeste… Evidentemente si vuole ripetere l’esperienza disastrosa dei metalmeccanici.

• Orario. E’ prevista una riduzione di orario (senza specificare di quanto) solo per le aziende che applicheranno il ciclo continuo. La riduzione di orario a parità di salario è una rivendicazione cruciale, per migliorare le condizioni di chi già lavora e nel frattempo favorire l’occupazione di chi non ha un lavoro. Applicarla però solo per il ciclo continuo va nella direzione di peggiorare le condizioni generali, incentivando il ciclo continuo nelle aziende dove ancora non c’è.

• Part-time. Viene incentivata l’assunzione di nuovi lavoratori a part-time, al posto di quelli a tempo pieno.

• Straordinari. E’ prevista la costituzione di un conto ore individuale, che permetterebbe di scambiare con riposi compensativi le ore lavorate come straordinario. L’azienda risparmierebbe sugli straordinari allungando l’orario nei momenti di forte domanda. La strada per lottare contro gli straordinari è esattamente opposta: forti aumenti salariali e maggior controllo sugli orari.

• Sanità integrativa. E’ richiesta la istituzione di un Fondo Nazionale di assistenza sanitaria integrativa a quella pubblica. Un vero e proprio regalo ai padroni, nel progetto di affossamento dello stato sociale.

Un capitolo tutto particolare merita il metodo adottato per la consultazione. Ci siamo ritrovati con questa piattaforma calata dall’alto, scritta in classico stile sindacalese, incomprensibile per i più. In una sola assemblea di un’ora e mezza i lavoratori avrebbero dovuto farsi un’idea chiara su questa bozza, discuterla, fare gli emendamenti, votare su questi, oltre che votare i delegati all’assemblea superiore! Ma non è tutto. Alla Pirelli di Bollate è successo che nelle assemblee dove ci sono state delle critiche, dove c’era anche il rischio che la piattaforma venisse bocciata, come se nulla fosse, al momento finale, non si è messa neanche in votazione la piattaforma! Chiediamo: sono questi i metodi che consentono "la partecipazione consapevole e attiva di tutti i lavoratori", come prevedeva il regolamento? E’ con questi metodi burocratici che si avvicinano i giovani al sindacato? E’ così che si dà valore al contratto nazionale, nel momento in cui gli industriali lo vorrebbero eliminare? Alla fine, specie tra i giovani, c’era l’idea che fosse tutta una farsa. E non a torto, aggiungiamo noi.

Il compito di opporsi a tutto ciò spettava innanzitutto alla sinistra sindacale e ai militanti di Rifondazione Comunista. Si è preferita invece la strada del compromesso con le altre tendenze sindacali, per presentare degli emendamenti comuni come RSU, che non andavano minimamente a scalfire la piattaforma nei punti principali. Questa piattaforma non è emendabile. L’impianto complessivo non è incentrato sulle reali esigenze dei lavoratori ma su "l’esigenza di competitività delle imprese nel mercato globale", lo scopo non è migliorare le condizioni dei lavoratori ma "realizzare le flessibilità necessarie alle esigenze del mercato". Se una torta è immangiabile, anche se ci metti qualche ciliegina, la torta rimane lo stesso immangiabile!

L’unica posizione corretta era votare contro questa piattaforma, per chiederne il ritiro. Era necessario aprire una fase di vera consultazione dei lavoratori, per elaborare una piattaforma alternativa che incarni ed esprima la volontà della massa lavoratrice. Una piattaforma con un chiaro contenuto di classe, schierata esclusivamente a difesa degli interessi dei lavoratori, contro gli interessi degli industriali. Con alcuni punti, a nostro parere, irrinunciabili:

• Un aumento salariale non inferiore alle 200mila.

• Riduzione a 35ore dell’orario di lavoro per tutti, 32 per chi lavora a ciclo continuo.

• Lotta al lavoro precario in ogni sua forma, a partire dalla disdetta di tutti gli accordi sulla flessibilità (lavoro interinale, contratti d’area, ecc.).

di Giuseppe Lania

 

Gruppo Rcs
Con Romiti occupazione a rischio

Da circa un anno Cesare Romiti si è trovato ai vertici del gruppo Rcs (Rizzoli-Corriere della Sera). Gli effetti di questo cambio della guardia si stanno facendo rapidamente sentire.

Si sta avviando una ristrutturazione che gradualmente coinvolge tutto il gruppo, ad eccezione (per ora) dei quotidiani. Sono stati dichiarati esuberi nella holding, nel settore libri, e nella pubblicità, per un totale di oltre 200. La distribuzione è già stata scorporata dai vari settori formando una nuova società con un accordo sindacale a perdere, poiché garantisce solo i lavoratori attualmente presenti, ma non quelli che entreranno in futuro.

L’ultimo colpo è la vendita dello storico stabilimento di via Rizzoli, dove vengono stampati la maggior parte dei periodici del gruppo, e che oggi dà lavoro a circa 300 addetti in produzione e quasi altrettanti negli uffici.

Dopo oltre un anno di balletti e di notizie più o meno fantasiose, si è giunti alla vendita che vedrà come nuovo socio di maggioranza il gruppo editoriale tedesco Bertelsmann, un colosso internazionale da 20mila miliardi di fatturato con interessi in numerosi paesi e nei settori più svariati.

La preoccupazione è d’obbligo, se si considerano i seguenti fatti:

1) Bertelsmann è già proprietario di un altro stabilimento di stampa offset e rotocalcografica alle porte di Bergamo. Considerato che l’accordo prevede che entro cinque anni al massimo la produzione venga trasferita da Milano a un nuovo stabilimento, è ovvio il rischio di una fusione tra i due impianti con conseguente taglio degli addetti.

2) Non sono state date garanzie sul mantenimento dell’intero ciclo produttivo. Si parla invece di risolvere "non traumaticamente" potenziali esuberi (non meno di 60) nei settori più obsoleti.

3) La vecchia proprietà aveva promesso già dal 1997-98 oltre 20 miliardi di investimenti, estremamente necessari per mantenere lo stabilimento efficiente e competitivo. Non c’è nessuna garanzia su questi investimenti.

4) Si profila un peggioramento delle condizioni di lavoro, sia come contratto nazionale (che cambierebbe), sia per i numerosi accordi interni che prevedibilmente verranno rimessi in discussione.

5) Lo spostamento dello stabilimento probabilmente creerà condizioni disagiate per la maggior parte dei lavoratori.

Di fronte a tutto questo, la via d’uscita che il sindacato prospetta fra le righe è quella di ricorrere ancora una volta ai prepensionamenti. Bisogna dire che in sè non è affatto sbagliato che dei lavoratori che lavorano su turni disagiati per tutta la vita (turni che oggi comprendono lavoro notturno compreso il sabato, e un certo numero di domeniche obbligatorie) possano godere di un pensionamento anticipato rispetto ad altri. Quello che è scandaloso è che di questa opportunità si fa uso, tramite una legge specifica approvata in passato per il nostro settore, per far pagare allo Stato la ristrutturazione di un gruppo che solo l’anno scorso ha fatto oltre 100 miliardi di profitti e che raccoglie 1000 miliardi di pubblicità all’anno. Ancor più scandaloso è che questo venga usato come strumento di divisione, per mettere i giovani (che ovviamente sono preoccupati per il futuro dello stabilimento), contro gli anziani che vedono la possibilità di andare in pensione.

Fra i lavoratori, in particolare quelli giovani, c’è una comprensione diffusa della situazione. Quello che manca è una chiara alternativa alla politica del "meno peggio" che oggi il sindacato ci propina. Questa alternativa a nostro avviso dovrebbe partire da punti come:

• difesa dell’attuale organico e investimenti massicci per garantire un nuovo stabilimento che includa tutto il ciclo produttivo e non solo la stampa e le lavorazioni più strettamente collegate.

• difesa degli accordi interni e delle condizioni di miglior favore dell’attuale contratto nazionale rispetto a quello che potrebbe essere applicato.

• Accordi precisi sull’ubicazione del nuovo stabilimento.

di Claudio Bellotti


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