La destra contro gli immigrati Milano: ecco chi sono i veri criminali La campagna del Polo e della Lega contro gli immigrati rappresenta un perfetto esempio di ipocrisia, falsità e strumentalizzazioni. Dietro a questa campagna si nasconde non solo un attacco agli immigrati, ma anche un attacco si servizi sociali, alla vivibilità della città, e in definitiva a tutti i lavoratori milanesi. Le statistiche dimostrano come non sia affatto vero che c’è un’ondata di criminalità che sta travolgendo Milano. Per esempio, il numero di omicidi nel 1998 è stato della metà rispetto a tre anni fa. Ancora più falsa è l’equazione criminalità = immigrazione. Dei nove delitti che hanno scatenato la campagna delle destre solo uno è stato finora con certezza attribuito a immigrati. di Claudio Bellotti Ma l’isteria razzista non ha bisogno di preoccuparsi della verità. Oltre al Giornale, si è distinto particolarmente il Corriere della Sera, che in una serie di articoli ad opera delle sue firme più "prestigiose" ha incitato il sindaco Albertini a cogliere l’occasione per "mettersi alla testa" della protesta dei "milanesi". Un ruolo di spicco lo ha giocato il vicesindaco De Corato (An), assieme ad altri elementi del suo partito gira i quartieri più inquieti "ufficializzandone" le proteste. Per capire cosa pensino le autorità cittadine di queste proteste, basta paragonare il trattamento ricevuto in luglio dalle lavoratrici della Postal Market, caricate dalla polizia durante una manifestazione alla stazione di Lambrate, con il contegno ben diverso tenuto nei confronti dei commercianti che hanno bloccato via Adriano: traffico deviato dai vigili, nessun problema per un blocco di tre giorni, tanto che alla fine altri abitanti del quartiere avevano cominciato a organizzarsi per una contro-protesta. La manifestazione del Polo, pur affollata (20-30mila partecipanti di cui anche molti portati da fuori), non è stata l’adunata oceanica che i promotori si attendevano. Ancora meno quella della Lega il giorno successivo. Detto tutto questo, comunque, è incontestabile che Milano viva un serio degrado di molti quartieri. Di questo degrado sono i primi responsabili proprio quelli che si dichiarano difensori dell’ordine e della sicurezza. "Lezioni albanesi" Gli albanesi sono stati particolarmente additati come portatori della peggiore criminalità. Varrebbe la pena di ricordare che la prima lezione sui meccanismi del capitalismo l’Albania l’ha ricevuta proprio dall’Italia. Praticamente un intero popolo è stato derubato nella truffa delle "finanziare a piramide" di tre anni fa; molte di queste finanziarie avevano base in Italia; le rispettabili istituzioni finanziarie, a partire dal Fmi, pur essendo a conoscenza della truffa, non mossero un dito per intervenire contro il furto del risparmio di una intera popolazione. Ma, apriti cielo!, guai se chi è stato derubato di tutto attraversa il canale d’Otranto e magari quando arriva in Italia occupa una fabbrica dismessa o commette un reato. Non c’è dubbio che le organizzazioni criminali italiane abbiano trovato fra i disperati dell’immigrazione clandestina un terreno di reclutamento favorevole, così come non c’è dubbio che queste organizzazioni abbiano "appaltato" parte delle loro attività (le più sporche e rischiose, legate al controllo del territorio come lo spaccio, la prostituzione a cielo aperto, ecc.) ad immigrati, col duplice vantaggio di sviare l’attenzione e di avere un "esercito" di manovalanza ricattabile e pronto a tutto. Stiamo parlando, però non della microcriminalità, ma del grande crimine organizzato, da decenni presente a Milano, e da decenni intrecciato con l’economia "legale", con l’economia delle tangenti, ecc. Chi propone come fa oggi il Polo una strategia di presenza massiccia di forze repressive nelle strade in realtà sta proponendo di distogliere ancora di più più lo sguardo dalle vere fonti del grande crimine. Criminalità e territorio Ma vi sono altri responsabili dell’attuale situazione. Al centro di ogni zona "a rischio", guarda caso, c’è sempre una grande area industriale dismessa: l’OM, la Marelli, l’Innocenti, ecc. Il grande capitale industriale e finanziario è responsabile della desertificazione di interi quartieri, trasformati da centri di produzione e di vita sociale ad aree abbandonate in attesa del prossimo speculatore che vi costruisca un ipermercato o un parcheggio a pagamento. I nomi di chi ha massacrato i nostri quartieri sono noti a tutti: Fiat, Pirelli, Mediobanca, ecc. Accanto a questi vanno aggiunti quelli delle varie giunte che di questa politica sono state complici e partecipi. Non a caso il signor Formigoni ha prontamente proposto di accelerare le pratiche per poter cambiare le destinazioni d’uso delle aree, i piani regolatori, ecc. in modo da poter rendere più appetibile il territorio alla speculazione finanziaria e immobiliare. Questa richiesta del presidente della giunta regionale dimostra quali sono i veri appetiti, appetiti in verità multimiliardari, che muovono la campagna "anticriminalità". Dietro la comoda cortina fumogena della caccia all’immigrato la giunta conta di proseguire con il vero saccheggio di Milano che stanno portando avanti: privatizzazioni a prezzi di saldo, abbandono dell’edilizia popolare, dei servizi comunali, speculazione sulle aree, ecc. Intanto, con prefetto tempismo, emerge sui giornali l’ennesimo caso di tangenti: ditte che conquistavano appalti truccati e fornivano alimenti di pessima qualità alle mense delle scuole elementari. Ma contro questi criminali non vediamo Formigoni e Albertini chiamare in piazza le masse. I democratici di sinistra ammutoliscono di fronte all’attacco della destra e chiedono… "fatti, e non slogan" nella lotta al crimine. Di quali fatti parlano? Il gruppo consiliare Ds al Comune ha proposto una lunga serie di misure che puntano ad una maggiore "efficienza" repressiva: presidi permanenti, unificazione delle sale operative delle forze dell’ordine, ecc. Alla fine, come foglia di fico, si parla di "interventi sociali e di aggregazione". Come stupirsi se il Polo va a nozze di fronte a una simile "opposizione"? Sgomberi Il risultato di tutta la campagna è stata una serie di sgomberi nelle fabbriche dismesse. Con queste brillanti operazioni carabinieri e polizia hanno messo le mani su "pericolosi criminali" quali senzatetto italiani e stranieri, immigrati con permesso di soggiorno ma privi di alloggio, ecc. D’altra parte, pare che oggi a Milano vi siano "ben" 90 posti di prima accoglienza disponibili, e non è strano che con decine di migliaia di case tenute sfitte e con i prezzi degli affitti anche immigrati che hanno un lavoro e un reddito modesto siano costretti a dormire nelle ex fabbriche abbandonate. Una cinquantina di questi profughi, provenienti dall’Ucraina, ha trovato ospitalità nel C. S. Leoncavallo, dove hanno trovato anche la solidarietà di chi ha organizzato collette, offerte di abiti, ecc. Sabato 16 gennaio, infine una manifestazione antirazzista ha visto la partecipazione di migliaia di persone che hanno rivendicato la chiusura del "centro di accoglienza" lager di via Corelli. Il bilancio di questo mese deve far riflettere tutto il movimento operaio. La destra non ha sfondato come forse sperava, ma può crescere agitando il tema xenofobo. Può crescere innanzitutto perché trova le porte spalancate dalla politica di un governo che abbraccia le posizioni della destra, esaspera i problemi sociali mentre parla ipocritamente di solidarietà e tolleranza. A questa onda non possiamo opporci con la semplice filantropia, neppure se rivestita delle migliori intenzioni. Solo un movimento operaio che sappia mobilitarsi innanzitutto in difesa dei propri diritti, che sappia vedere il legame tra la campagna razzista di oggi e l’intera politica di questo governo, sia in Italia che all’estero, potrà difendere realmente i diritti degli immigrati e respingere l’offensiva della destra.